Amianto negli edifici: INAIL pubblica la guida operativa su gestione del rischio, censimento e ruoli

Dalla mappatura dei materiali contenenti amianto al ruolo del RRA: la monografia INAIL chiarisce obblighi, procedure e gestione operativa secondo il d.m. 6 settembre 1994

di Redazione tecnica - 30/04/2026

L’amianto, nonostante il divieto ormai risalente nel tempo, continua a rappresentare una presenza diffusa e tutt’altro che residuale nel patrimonio edilizio italiano, non limitata alle coperture in cemento-amianto – che restano l’immagine più immediata del problema – ma presente in una quantità estremamente ampia di materiali contenenti amianto (MCA) integrati sia negli ambienti di vita che nei luoghi di lavoro.

Questo dato, da solo, basta a spiegare perché la gestione del rischio amianto richieda un approccio strutturato, continuo e soprattutto condiviso tra più soggetti, ciascuno con responsabilità e competenze diverse: dal proprietario dell’immobile al datore di lavoro, dal servizio di prevenzione e protezione fino alle figure tecniche specialistiche chiamate a intervenire nelle diverse fasi. Una pluralità di ruoli che, unita alla stratificazione normativa e tecnica costruita negli anni, rende la gestione operativa dell’amianto spesso complessa e, in molti casi, disomogenea, soprattutto quando manca un coordinamento effettivo tra i soggetti coinvolti.

In questo contesto si inserisce la nuova monografia pubblicata da INAIL, Gestione del rischio amianto negli edifici: ruoli e indicazioni operative, che fa parte della Collana Salute e Sicurezza.

Il documento nasce per fornire uno strumento operativo capace di accompagnare tecnici, datori di lavoro e soggetti responsabili lungo tutto il percorso di gestione del rischio, superando un approccio ancora troppo spesso limitato al singolo adempimento.

Amianto negli edifici: gestione del rischio, censimento e ruoli secondo la guida INAIL

Il documento segue il ciclo reale di gestione del rischio amianto negli edifici, non limitandosi a descrivere il problema ma accompagnando il lettore lungo tutte le fasi operative:

  • inquadramento tecnico dei materiali contenenti amianto (MCA), con descrizione delle tipologie (compatti e friabili) e degli ambiti di presenza negli edifici, spesso non immediatamente riconoscibili;
  • analisi dei ruoli e delle responsabilità, con particolare attenzione alle figure coinvolte nella gestione e al ruolo del Responsabile del rischio amianto (RRA);
  • censimento e mappatura dell’amianto, sviluppati secondo le fasi previste dal d.m. 6 settembre 1994: indagine preliminare, campionamento, analisi e documentazione tecnica;
  • gestione operativa del rischio, che comprende programmi di controllo e manutenzione, monitoraggio dello stato dei materiali e gestione delle interferenze;
  • procedure per lavori e manutenzioni in presenza di amianto, con indicazioni puntuali per imprese e operatori chiamati a intervenire sugli edifici;
  • informazione a lavoratori e occupanti, come parte integrante del sistema di prevenzione;
  • bonifica e gestione dei rifiuti contenenti amianto, affrontate nel quadro complessivo della strategia di gestione;
  • appendici tecniche e modulistica operativa, che rendono il documento utilizzabile anche come supporto pratico nelle attività quotidiane.

Il filo conduttore della pubblicazione è la stretta integrazione tra conoscenza dei materiali, definizione delle responsabilità e gestione operativa nel tempo.

Amianto negli edifici: un rischio ancora attuale e diffuso

Come sottolineato da INAIL, a oltre trent’anni dalla messa al bando con la Legge n. 257/1992, l’amianto continua a essere presente in modo significativo negli edifici italiani, sia pubblici che privati, in forme spesso non immediatamente evidenti. Il suo impiego massiccio nel secolo scorso, legato a caratteristiche tecniche particolarmente vantaggiose e a costi contenuti, ha lasciato in eredità un patrimonio costruito in cui i materiali contenenti amianto sono integrati in coperture, impianti, finiture e componenti edilizi difficili da riconoscere senza una conoscenza specifica delle tecniche costruttive dell’epoca.

Questa diffusione rende evidente come il problema non possa essere affrontato solo in termini di rimozione dell’amianto, ma richieda una gestione consapevole e continuativa, basata sulla conoscenza puntuale dei materiali presenti e sul loro comportamento nel tempo.

La presenza di amianto, infatti, non determina automaticamente una situazione di pericolo: il rischio si manifesta quando il materiale si degrada oppure viene disturbato, con conseguente rilascio di fibre di amianto nell’ambiente.

Questo cambia in modo significativo l’approccio operativo. Non si tratta solo di individuare e rimuovere, ma di gestire nel tempo il rischio, mantenendo sotto controllo lo stato dei materiali e prevenendo tutte quelle situazioni – manutenzioni, urti, vibrazioni, interferenze – che possono trasformare una presenza stabile in una fonte di esposizione.

Il punto di partenza: individuazione e censimento dei materiali contenenti amianto

All’interno di questo quadro, il primo passaggio è rappresentato dall’individuazione dei materiali contenenti amianto, che non può essere lasciata all’intuizione o all’esperienza empirica. Si parte da un’analisi documentale dell’edificio, si passa attraverso sopralluoghi mirati e, quando necessario, si ricorre al campionamento e alle analisi di laboratorio per confermare la presenza di amianto.

Una volta accertata la presenza, il processo prosegue con il censimento dell’amianto, cioè con un’attività strutturata e documentata finalizzata a individuare, classificare e valutare i materiali presenti, tenendo conto della loro natura, dello stato di conservazione e del contesto in cui si trovano.

Censimento e mappatura: perché sono il vero perno della gestione

Il punto di partenza resta il censimento dei MCA, previsto dal d.m. 6 settembre 1994 e oggi rafforzato anche dal quadro europeo più recente. Molto più di un obbligo, rappresenta il primo passaggio di un processo più ampio che comprende il programma di controllo e manutenzione, la gestione delle interferenze, la definizione delle misure di prevenzione e la produzione della documentazione necessaria anche nei confronti degli organi di vigilanza.

A questa attività si associa la mappatura dell’amianto e la valutazione del loro stato di conservazione, che consentono di disporre di un quadro aggiornato e affidabile della situazione, indispensabile per pianificare le attività successive, dalla manutenzione al monitoraggio, fino agli eventuali interventi di bonifica. In questo senso assumono rilievo anche le norme tecniche, come la UNI 11870:2022 per il censimento e le prassi UNI/PdR, che contribuiscono a ridurre la componente discrezionale delle valutazioni.

Le figure coinvolte e il ruolo centrale del Responsabile del rischio amianto

La gestione del rischio amianto coinvolge una pluralità di soggetti con responsabilità diverse, che devono operare in modo coordinato. Il proprietario o gestore dell’immobile, il datore di lavoro, il servizio di prevenzione e protezione e le figure tecniche chiamate a operare sul campo si trovano spesso a condividere responsabilità che, nella pratica, non sempre risultano perfettamente allineate, soprattutto nei contesti complessi o negli edifici con più utilizzatori.

In questo sistema, la figura del Responsabile del rischio amianto (RRA), introdotta dal d.m. 6 settembre 1994, assume un ruolo centrale. Il RRA coordina le attività di controllo e manutenzione, gestisce i rapporti con le imprese e con gli organi di vigilanza e rappresenta il punto di raccordo tra gli aspetti tecnici e quelli organizzativi, contribuendo in modo determinante alla gestione complessiva del rischio.

Dal censimento alla gestione operativa: controllo, manutenzione e lavori

Una volta definito il quadro conoscitivo, la gestione del rischio si sviluppa attraverso il programma di controllo e manutenzione, che ha l’obiettivo di monitorare nel tempo lo stato dei materiali e prevenire situazioni di degrado. Questo approccio consente di intervenire in modo mirato, evitando sia interventi inutili sia situazioni di rischio sottovalutate.

Particolare attenzione deve essere posta agli interventi di manutenzione e ai lavori sugli edifici, che rappresentano uno dei momenti più critici: anche attività apparentemente semplici possono comportare il rischio di disturbare materiali contenenti amianto, soprattutto in assenza di una corretta informazione preventiva e di procedure operative adeguate. Da qui la necessità di gestire in modo puntuale le interferenze e le attività delle imprese.

Informazione, bonifica e gestione nel tempo

Accanto agli aspetti strettamente tecnici, la gestione del rischio amianto richiede, ai sensi del d.m. 6 settembre 1994, una corretta informazione a lavoratori e occupanti, che devono essere messi nelle condizioni di conoscere la presenza dei materiali e adottare comportamenti adeguati per evitare situazioni di rischio.

La bonifica dell’amianto rappresenta una delle possibili soluzioni, ma non è sempre l’unica né la più immediata: la scelta di intervenire dipende dallo stato dei materiali e dal livello di rischio effettivo. In molti casi, una gestione attenta e continuativa consente di mantenere sotto controllo la situazione senza ricorrere a interventi invasivi, soprattutto quando i materiali sono in buono stato e non soggetti a disturbo.

Nel complesso, la monografia INAIL propone un approccio che supera la logica dell’intervento episodico e punta su un sistema organizzato, in cui censimento, responsabilità e gestione operativa si integrano in un percorso continuo. È proprio questa impostazione che consente di affrontare in modo più efficace un tema che, a distanza di oltre trent’anni dal divieto, resta pienamente attuale.

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