Appalti integrati: il PNRR spinge la crescita

L’analisi ANAC mostra la spinta del PNRR tra 2022 e 2023, l’effetto della digitalizzazione e le prime indicazioni sui tempi di esecuzione nelle principali categorie di opere

di Redazione tecnica - 27/11/2025

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L’uso dell’appalto integrato ha conosciuto un’accelerazione concentrata in un periodo molto breve del sistema dei contratti pubblici. 

A confermarlo è il nuovo Report ANAC “Appalti integrati e tempi di esecuzione”, che fotografa con chiarezza una fase di transizione: l’esplosione dell’affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione registrata tra fine 2022 e inizio 2023, la successiva normalizzazione con l’avvio del nuovo Codice Appalti e l’impossibilità, ad oggi, di trarre conclusioni definitive sull’impatto dello strumento sui tempi dei lavori.

Appalti integrati e tempi di esecuzione: il nuovo report ANAC

Il documento si colloca all’incrocio fra due elementi che stanno ridisegnando la gestione dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici: le norme PNRR e la digitalizzazione del sistema, che dal 2024 ha modificato radicalmente il tracciamento dei dati nella BDNCP.

Secondo i dati riportati da ANAC, il ricorso all’appalto integrato ha mantenuto per anni valori stabili attorno al 3-4% del totale delle aggiudicazioni. La discontinuità si è verificata nella parte finale del 2022, quando a dicembre si è raggiunta quota 7,7%, valore mai registrato in precedenza.

I livelli sono rimasti elevati anche nel primo semestre 2023, seppure con oscillazioni. L’analisi conferma che questa dinamica non è casuale: A innescarla è stato l’art. 49 del D.L. n. 77/2021 (“Decreto Semplificazioni”), che ha esteso l’utilizzabilità dell’appalto integrato agli interventi finanziati con PNRR e PNC. Non a caso, come mostrano i dati nel Report, gli appalti finanziati con risorse PNRR presentano quote costantemente superiori al 14% a partire da dicembre 2022 e per tutto il primo semestre 2023.

Diverso, e molto più contenuto, il comportamento delle restanti procedure: per queste, la quota si è mantenuta intorno al 2-3%, con un lieve incremento al 4,9% nel 2024.

L’effetto della digitalizzazione e del nuovo Codice Appalti

L’apparente crollo degli appalti integrati nel 2024 – in alcuni mesi sotto il 2% – non rappresenta un fenomeno reale. Come chiarisce ANAC, la causa è nella nuova metodologia di raccolta dei dati introdotta con la digitalizzazione obbligatoria del ciclo di vita dei contratti dal 1° gennaio 2024.

Per evitare distorsioni, il Report considera separatamente i soli CIG dotati di valore completo nel campo “prestazioni comprese”: restringendo l’analisi a questi, il drastico calo scompare e l’andamento 2023-2024 appare sostanzialmente costante, senza un incremento significativo dovuto al nuovo Codice.

Il d.lgs. 36/2023, infatti, ha definitivamente superato il divieto generalizzato di appalto integrato previsto dal precedente Codice, ma il suo impatto statistico non può ancora essere misurato con affidabilità.

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