Appalti pubblici, chi vince le gare? L’identikit delle imprese

Il dossier dell’Ufficio valutazione impatto del Senato analizza le società di capitali nelle procedure aperte tra il 2014 e il 2023: il mercato resta complessivamente frammentato, ma la dimensione aziendale e il valore dell’appalto incidono sulla probabilità di partecipare, aggiudicarsi un contratto e tornare a vincere negli anni successivi.

di Redazione tecnica - 20/08/2026

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“Chi ha vinto la gara?” è la domanda da cui parte il Focus dell’Ufficio valutazione impatto del Senato, che analizza le imprese attive nel mercato degli appalti pubblici, individua le caratteristiche che distinguono gli operatori partecipanti da quelli che ne restano fuori e, soprattutto, verifica se chi ha già ottenuto un contratto pubblico abbia maggiori possibilità di aggiudicarsene un altro negli anni successivi.

Il Focus accompagna il Documento di analisi che, integrando gli open data ANAC con le informazioni economiche e di bilancio della banca dati AIDA, esamina il periodo 2014-2023 e concentra l’attenzione sulle procedure aperte, considerate il segmento maggiormente contendibile del procurement pubblico.

Il mercato non risulta, nel suo complesso, polarizzato su poche imprese, ma la dimensione aziendale e l’importo della commessa incidono in maniera rilevante sulla partecipazione e sulla continuità delle aggiudicazioni.

Appalti pubblici, chi vince le gare? Identikit delle imprese aggiudicatarie

Il procurement pubblico occupa una posizione centrale nell’economia italiana. Nel 2021 la relativa spesa rappresentava circa l’11,8% del PIL, mentre nel 2023, ultimo anno coperto dall’analisi, il valore degli appalti di importo pari o superiore a 40mila euro aveva raggiunto 283,4 miliardi di euro, con un aumento del 36,4% rispetto al 2021 e del 65,9% rispetto al 2019.

Il dossier richiama inoltre il dato del 2025, pari a 309,7 miliardi di euro, dei quali 20,8 miliardi riconducibili a contratti finanziati con risorse PNRR. Si tratta, in questo caso, di un dato utilizzato per descrivere la crescita recente del mercato, ma esterno al periodo 2014-2023 sul quale si sviluppa l’analisi delle imprese.
Questi numeri definiscono il contesto, ma non coincidono interamente con il campione esaminato. Lo studio riguarda infatti le società di capitali con almeno un addetto che, nel periodo considerato, hanno partecipato ad almeno una procedura aperta o si sono aggiudicate almeno un contratto nell’ambito di una procedura aperta di importo superiore a 40mila euro.

Restano quindi fuori le imprese individuali, le società di persone e la parte numericamente prevalente del procurement, costituita dagli affidamenti diretti e dalle procedure negoziate. Le conclusioni dello studio devono essere riferite al segmento delle procedure aperte e non possono essere automaticamente estese all’intero mercato dei contratti pubblici.

Chi partecipa e chi vince le gare pubbliche: dimensione, età e struttura delle imprese

Le imprese presenti nel mercato pubblico risultano mediamente più grandi, più longeve e caratterizzate da una maggiore intensità di capitale rispetto all’insieme delle società di capitali osservate.

L’attivo totale mediano è pari a 1,934 milioni di euro tra le partecipanti e a 492mila euro tra le non partecipanti; il valore aggiunto mediano è rispettivamente di 550mila e 129mila euro, mentre l’età mediana passa da 15 a 22 anni.

Anche la forma societaria segnala differenze significative. Le Srl ordinarie rappresentano l’86,14% del campione, ma la frequenza di partecipazione raggiunge il 16,71% tra le SpA, scende al 5,47% tra le Srl ordinarie e si ferma allo 0,56% tra le Srl semplificate.

Il dato non consente di attribuire alla forma giuridica un effetto diretto sulla partecipazione, ma mostra che la presenza nelle gare è più frequente tra le strutture societarie maggiormente organizzate e patrimonializzate.

La dimensione aziendale incide anche sulla probabilità di vittoria. Nel periodo analizzato ha ottenuto almeno un’aggiudicazione lo 0,55% delle microimprese, contro il 3,03% delle piccole, il 5,50% delle medie e circa l’11% delle grandi.

La tendenza è progressiva: al crescere della dimensione aumenta la frequenza con cui l’impresa entra nel mercato e riesce ad aggiudicarsi un contratto. Il dato non significa che le imprese più piccole siano escluse dalle procedure, ma evidenzia quanto la capacità organizzativa, economica e finanziaria incida sulla possibilità di partecipare con continuità e trasformare la partecipazione in un’aggiudicazione.

Appalti pubblici per settore: costruzioni in testa, utilities più esposte alla domanda pubblica

Le costruzioni rappresentano il 41,5% delle imprese partecipanti, seguite da manifattura, commercio e attività professionali, scientifiche e tecniche. Questa composizione, tuttavia, non coincide con il tasso di partecipazione interno ai singoli settori.

Un comparto può pesare molto perché comprende un numero elevato di imprese oppure, pur essendo più piccolo, può mostrare una maggiore dipendenza dalla domanda pubblica.

È il caso del comparto dell’acqua e della gestione dei rifiuti, che presenta il tasso di partecipazione più elevato, pari al 19,1%, mentre le costruzioni si attestano al 9,8%. Immobiliare, alloggio e ristorazione e agricoltura, più orientati al mercato privato, registrano invece valori inferiori.

Le imprese partecipanti mostrano inoltre una produttività media di circa 63mila euro per addetto, contro 46mila euro tra le non partecipanti, e una maggiore intensità di capitale in termini mediani.

Anche ROA e ROS risultano mediamente superiori, mentre il ROE presenta differenze più contenute; sul versante finanziario, l’indebitamento bancario è leggermente più elevato, soprattutto nella componente a breve termine.

Questi risultati descrivono una relazione tra partecipazione al procurement e struttura economico-finanziaria dell’impresa, ma non consentono ancora di stabilire se sia il mercato pubblico a rendere le imprese più solide oppure se siano le imprese già più strutturate ad avere maggiori possibilità di accedervi.

Concentrazione del mercato degli appalti: dove aumenta e quali settori coinvolge

Per misurare la concentrazione, il dossier utilizza l’indice di Herfindahl-Hirschman, calcolato sulla distribuzione del valore aggiudicato tra le imprese.

Dal 2015 l’indice si mantiene su livelli molto bassi, mentre il dato del 2014 è considerato meno confrontabile perché influenzato dal minor numero di operatori osservati nel primo anno della serie.

In termini aggregati, quindi, il valore degli appalti non risulta concentrato su poche aziende. Questo non esclude, però, la presenza di posizioni rilevanti nei singoli mercati, poiché la frammentazione nazionale convive con differenze marcate tra settori, territori e classi di importo.

Energia, acqua e rifiuti, trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione, alloggio e ristorazione presentano livelli di concentrazione più elevati, mentre costruzioni, commercio e manifattura risultano più frammentati.

Sul piano territoriale, le Isole registrano valori superiori alla media; la localizzazione utilizzata dallo studio, tuttavia, coincide con la sede legale dell’impresa e non con il luogo di esecuzione del contratto o con la sede della stazione appaltante.

Anche l’importo modifica la struttura del mercato: la concentrazione è maggiore nella fascia tra 40mila e 100mila euro e, soprattutto, nei contratti superiori a 5 milioni di euro, mentre si riduce nelle classi intermedie.

Il vincitore continua a vincere? Sopra 5 milioni la persistenza raggiunge il 73%

Il 33,4% delle imprese che ottengono un appalto riesce ad aggiudicarsi almeno un altro contratto nell’anno successivo; dopo due anni la quota è pari al 30,9%.

La maggioranza dei vincitori, dunque, non torna ad aggiudicarsi un contratto nel breve periodo, per cui la persistenza è significativa, ma convive con una certa rotazione.

Anche sulla continuità delle aggiudicazioni torna a incidere la dimensione aziendale. Il tasso di vittoria ripetuta dopo un anno è del 26,6% per le microimprese, sale al 37,8% per le piccole e supera il 40% tra le medie e le grandi. Anche in queste ultime classi, comunque, meno della metà delle vincitrici ottiene un altro contratto nell’anno successivo.

La differenza più rilevante riguarda l’importo: la persistenza passa dal 35,8% per gli appalti tra 40mila e 100mila euro al 55,1% nella fascia tra 1 e 5 milioni, fino al 73% per i contratti superiori a 5 milioni. A due anni, in quest’ultima fascia, il valore raggiunge il 73,4%.

Il dato è calcolato a livello d’impresa e indipendentemente dalla stazione appaltante, per cui non dimostra che lo stesso operatore continui a vincere presso la medesima amministrazione.

Indica, però, che nei contratti di maggiore valore la platea degli aggiudicatari tende a mantenersi più stabile, coerentemente con la presenza di requisiti tecnici, finanziari e organizzativi più impegnativi, che restringono il numero degli operatori in grado di competere in questo segmento.

Che cosa accade dopo la prima aggiudicazione: occupazione, produttività e valore aggiunto

Nei periodi successivi alla prima vittoria, lo studio registra incrementi del valore aggiunto, dell’occupazione e della produttività, con una crescita media degli addetti pari a circa un’unità nell’anno dell’aggiudicazione, 1,9 unità dopo un anno e 2,4 dopo due anni.

L’andamento è più marcato tra piccole e medie imprese, mentre le microimprese non mostrano una crescita sostenuta e le grandi presentano variazioni più contenute in termini relativi.

Gli effetti sulla redditività risultano più limitati, mentre sul piano finanziario emerge una riduzione moderata dell’indebitamento complessivo, accompagnata da un aumento della componente a breve termine. Il dossier collega questa dinamica al possibile maggiore fabbisogno di capitale circolante richiesto nella fase di esecuzione dei contratti.

Il documento presenta, tuttavia, una difformità nell’indicazione degli incrementi del valore aggiunto, riportati in euro nel testo narrativo e in migliaia di euro nella metodologia e nelle tabelle. Il dato può quindi essere assunto come indicazione di una tendenza crescente, senza attribuire agli importi riportati un valore univoco.

Appalti pubblici e crescita delle imprese: correlazione o effetto causale?

La cautela più importante riguarda il significato di questi risultati. L’analisi è descrittiva e non consente di stabilire se sia l’aggiudicazione a produrre la crescita oppure se siano le imprese già più strutturate e inserite in una traiettoria espansiva ad avere maggiori probabilità di vincere.

Si può quindi affermare che alla prima aggiudicazione si associano aumenti di valore aggiunto, occupazione e produttività, soprattutto tra le PMI, ma non che il contratto pubblico ne rappresenti necessariamente la causa.

Allo stesso modo, il maggior tasso di vittoria ripetuta nei grandi appalti descrive una continuità degli operatori senza dimostrare, da solo, l’esistenza di una dominanza stabile o di una riduzione della concorrenza.

Lo studio restituisce, piuttosto, la fotografia di un mercato nel quale la struttura dell’impresa condiziona la capacità di entrare, vincere e mantenere nel tempo la propria presenza.

Una risposta non univoca

Tornando alla domanda iniziale, “chi ha vinto la gara?”, il dossier non risponde indicando una singola impresa, ma delineando il profilo degli operatori che riescono più frequentemente ad accedere al mercato pubblico e a consolidarvi la propria presenza.

Si tratta di società mediamente più grandi, longeve, produttive e patrimonializzate, dotate di una struttura organizzativa ed economico-finanziaria capace di sostenere la partecipazione alla procedura e la successiva esecuzione del contratto.

Il mercato delle procedure aperte resta complessivamente frammentato e non appare dominato sistematicamente da pochi soggetti; allo stesso tempo, la continuità delle aggiudicazioni cresce con la dimensione dell’impresa e, soprattutto, con l’importo del contratto.

La risposta alla domanda “chi ha vinto la gara?” è dunque meno immediata di quanto possa sembrare: non esiste un mercato stabilmente dominato da pochi vincitori, ma esistono segmenti, soprattutto quelli relativi agli appalti di maggiore valore, nei quali l’accesso è più selettivo e la presenza degli operatori già aggiudicatari tende a consolidarsi nel tempo.

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