La trasformazione digitale ha ormai superato la dimensione della semplice innovazione degli strumenti di progettazione. Nel settore delle costruzioni riguarda l’organizzazione delle attività, la produzione e lo scambio delle informazioni, la collaborazione tra i soggetti della filiera e la gestione dell’intero ciclo di vita dell’opera.
Il BIM, in questa prospettiva, non coincide con l’utilizzo di un software di modellazione, ma presuppone competenze, procedure interne, standard condivisi, ambienti digitali di collaborazione e una diversa distribuzione delle responsabilità.
Digitalizzazione e BIM: l’ingegneria italiana avanza, ma a più velocità
È partendo da questo scenario che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha promosso l’incontro “BIM e Gestione informativa delle Opere Pubbliche”, organizzato presso la sede del CNI con la partecipazione della Fondazione CNI, dell’Agenzia Certing e dei Dipartimenti Centro Studi e Innovazione della Fondazione.
Al centro dei lavori è stato posto il primo rapporto nazionale “La digitalizzazione e gestione informativa delle Opere Pubbliche e private in Italia”, realizzato dal Centro Studi CNI su impulso del Gruppo di lavoro BIM del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
I lavori, coordinati da Sandro Catta, Consigliere CNI con delega ai lavori pubblici e al BIM, si sono aperti con gli interventi istituzionali del Presidente del CNI Angelo Domenico Perrini, di Carlo Raucci, Presidente del Dipartimento Innovazione della Fondazione CNI, di Marco Ghionna, Presidente del Centro Studi della Fondazione CNI, e di Daniele Ricciardi, Presidente di AssoRUP. Dopo l’illustrazione della metodologia dell’indagine da parte del Direttore Generale della Fondazione CNI Massimiliano Pittau, Catta ha presentato i principali risultati del rapporto.
L’indagine, alla quale hanno partecipato complessivamente 3.793 ingegneri, restituisce l’immagine di una categoria molto interessata all’innovazione, ma ancora distante da una piena integrazione della gestione informativa nelle attività professionali ordinarie.
Nel presentare l’attività del Centro Studi, Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere Segretario del CNI con delega al Centro Studi, ha richiamato il metodo seguito nella raccolta e nell’elaborazione delle informazioni. «Una celebre frase di Luigi Einaudi recita così: “prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”. L’attività del nostro Centro Studi segue questo principio. Prima lavoriamo per raccogliere i dati e le informazioni, quindi ci confrontiamo ed eventualmente, come CNI, deliberiamo. I dati e le statistiche servono a visualizzare meglio l’incomprensibile».
Ingegneri e digitalizzazione opere pubbliche: interesse alto, esperienza ancora limitata
Il primo dato da considerare riguarda la distanza tra attenzione verso il tema ed esperienza professionale maturata.
Circa l’85% degli ingegneri si dichiara molto o abbastanza interessato alla digitalizzazione e alla gestione informativa delle opere. L’interesse, tuttavia, non si traduce automaticamente in una partecipazione alle attività BIM: il 43,3% degli intervistati afferma di non essersi mai occupato, negli ultimi cinque anni, di processi legati alla digitalizzazione delle opere, mentre solo il 20,6% dichiara di averlo fatto abitualmente.
La trasformazione digitale, dunque, è ormai entrata nel dibattito professionale, ma non è ancora diventata una pratica ordinaria per una parte consistente degli ingegneri.
Il divario cresce nei contesti meno strutturati: tra i liberi professionisti e i consulenti, il 46,7% dichiara di non aver mai lavorato nell’ambito della digitalizzazione e della gestione informativa, mentre negli studi individuali la percentuale si avvicina al 50%. Negli studi associati, nelle società di ingegneria e nelle STP la frequenza di utilizzo risulta maggiore, confermando che l’adozione del BIM dipende non soltanto dalla preparazione individuale, ma anche dalla capacità organizzativa e finanziaria della struttura professionale.
Competenze BIM degli ingegneri: la preparazione avanzata resta minoritaria
Particolare attenzione nel rapporto viene dedicata al livello delle competenze dichiarate dagli ingegneri, restituendo un quadro nel quale la preparazione avanzata resta circoscritta a una minoranza.
Soltanto il 7,1% degli intervistati ritiene infatti di possedere conoscenze BIM approfondite, mentre il 21,4% considera la propria preparazione abbastanza adeguata, pur riconoscendo la necessità di ulteriori approfondimenti.
La maggioranza del campione si colloca su livelli inferiori: il 50,4% dichiara competenze frammentate e non sufficienti per utilizzare pienamente le procedure BIM, mentre il 21,2% afferma di non possedere alcuna competenza.
Complessivamente, più di sette ingegneri su dieci non dispongono quindi di una preparazione considerata sufficiente per operare autonomamente all’interno di processi informativi strutturati.
Il problema non consiste soltanto nella conoscenza dei programmi di modellazione: la gestione informativa richiede la capacità di impostare requisiti, organizzare flussi, coordinare modelli, verificare informazioni e governare lo scambio dei dati tra progettisti, stazioni appaltanti, imprese e gestori dell’opera.
Le risposte mostrano, invece, una preparazione ancora concentrata sulle applicazioni più tradizionali del BIM, soprattutto nella progettazione architettonica, strutturale e impiantistica. Molto meno diffusi risultano gli utilizzi legati alla gestione degli immobili, alla sostenibilità, al controllo dei processi informativi e alle fasi successive alla progettazione.
BIM e divario generazionale: competenze e formazione diminuiscono con l’età
Nel rapporto viene analizzata la relazione tra età e competenze digitali. Tra gli ingegneri con meno di 40 anni, la quota di coloro che dichiarano competenze BIM avanzate raggiunge l’11,9%. La percentuale scende al 3,9% nella fascia compresa tra 41 e 55 anni e si ferma al 3% tra gli over 55.
Anche la partecipazione alla formazione diminuisce con l’età. Negli ultimi due anni ha seguito attività formative sul BIM il 47,8% degli under 40, contro il 33,7% degli ingegneri tra 41 e 55 anni e il 24,7% degli over 55.
Il divario generazionale non può essere interpretato esclusivamente come una diversa familiarità con le tecnologie. La gestione informativa modifica procedure consolidate, ruoli, modalità di collaborazione e organizzazione del lavoro, imponendo un aggiornamento che può risultare più complesso per chi opera da molti anni secondo modelli professionali tradizionali.
Proprio su questo aspetto è intervenuto il Consigliere CNI Sandro Catta, con delega ai lavori pubblici e al BIM. «I dati mostrano che spesso non esiste una reale conoscenza di questi strumenti – ha affermato –. Per questo leggo la questione della maturità digitale in forma leggermente pessimistica. Dalle interviste effettuate su un campione molto significativo degli ingegneri italiani risulta che nella fascia di età superiore ai 55 anni, appena il 3% possiede una conoscenza approfondita degli strumenti digitali. Questo individua un obiettivo duplice. Da un lato, spingere ancora di più sulla formazione specialistica nei confronti di chi dedica la sua attività al BIM. Dall’altro, procedere ad una attività di alfabetizzazione per colmare il deficit di conoscenza».
Maturità digitale: il settore pubblico resta indietro rispetto al privato
Alle differenze anagrafiche si aggiungono quelle legate al contesto lavorativo. Nel settore pubblico prevalgono competenze frammentate o assenti, mentre nelle imprese, nelle organizzazioni private e nelle realtà professionali maggiormente strutturate cresce la quota di ingegneri con preparazione intermedia o avanzata.
Le competenze BIM avanzate raggiungono il 12,9% nel settore privato e nelle organizzazioni no profit, contro il 3% rilevato nel settore pubblico. Anche la disponibilità degli strumenti segue lo stesso andamento.
Il 56,9% degli ingegneri che opera negli enti pubblici dichiara di non disporre di software per la modellazione BIM, mentre nel settore privato la percentuale scende al 36,1%. Soltanto il 4% degli intervistati appartenenti al comparto pubblico considera il BIM uno strumento fondamentale per la propria operatività, contro il 17,6% del privato.
Il rischio è che le amministrazioni pubbliche, alle quali il sistema normativo assegna un ruolo centrale nella domanda di digitalizzazione, non dispongano ancora in misura sufficiente delle competenze e delle strutture necessarie per governare il processo.
Non a caso, il 56,7% degli intervistati individua nella carenza di competenze delle stazioni appaltanti il principale fattore che rallenta l’applicazione del BIM alle opere pubbliche. L’introduzione della gestione informativa negli appalti, pertanto, non può essere affrontata soltanto attraverso prescrizioni, capitolati o richieste rivolte agli operatori economici. La stazione appaltante deve essere in grado di definire i propri fabbisogni informativi, predisporre documenti coerenti, gestire gli ambienti di condivisione dei dati e utilizzare le informazioni prodotte durante le diverse fasi dell’intervento.
UNI 11337 e standard BIM: conoscenza ancora debole tra i professionisti
La limitata maturità digitale emerge anche dalla conoscenza delle norme tecniche e degli standard di interoperabilità. Solo il 14,3% degli ingegneri dichiara di conoscere nel dettaglio la UNI 11337, mentre il 49,4% ne ha soltanto sentito parlare e il 36,3% non la conosce.
Anche in questo caso si riscontrano differenze rilevanti tra generazioni e contesti organizzativi. La conoscenza approfondita della norma raggiunge il 24,8% tra gli under 40, ma scende all’8,6% tra i professionisti di età compresa tra 41 e 55 anni e al 6,4% tra gli over 55.
Tra gli standard internazionali, l’IFC è quello maggiormente conosciuto e utilizzato, ma la sua diffusione operativa riguarda soltanto il 21% del campione. Il BCF viene utilizzato dal 5,1%, mentre bSDD e IDS restano sostanzialmente estranei all’attività della maggior parte degli intervistati.
Il dato assume particolare rilevanza, tenendo conto del fatto che l’interoperabilità rappresenta uno dei presupposti della gestione informativa. Senza la capacità di scambiare dati tra piattaforme e soggetti diversi, il BIM rischia di rimanere confinato all’interno dei singoli software e delle singole organizzazioni, perdendo la propria funzione di infrastruttura collaborativa.
Il confronto sviluppato durante l’evento non si è limitato alla lettura dei risultati dell’indagine, ma ha approfondito anche gli strumenti necessari per tradurre la digitalizzazione in processi effettivamente governabili.
Livio Izzo, componente del Gruppo di lavoro BIM del CNI, ha analizzato la norma UNI 11337 e il quadro tecnico nazionale della gestione informativa; Alberto Castori, Direttore dell’Agenzia Certing, si è soffermato sulla certificazione delle competenze degli Esperti BIM; Pietro Baratono, Coordinatore della Commissione BIM del MIT, ha illustrato le Linee guida sulla gestione informativa digitale rivolte alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti.
BIM nelle commesse: benefici riconosciuti, utilizzo e ACDat ancora limitati
Gli ingegneri riconoscono ampiamente i benefici della gestione informativa, tra i quali la possibilità di anticipare le decisioni progettuali e individuare preventivamente le criticità, riducendo tempi e costi di realizzazione. Seguono il miglioramento della gestione dei cantieri, una migliore organizzazione delle varianti e la disponibilità di informazioni utilizzabili nella gestione del costruito.
Il problema riguarda la traduzione di questa percezione nelle attività quotidiane. Soltanto il 16,7% degli intervistati dichiara di essere stato coinvolto spesso o sempre in commesse BIM, mentre il 51,6% non vi ha mai partecipato. Inoltre, appena il 42,8% attribuisce al BIM un valore trasversale, applicabile a qualsiasi tipologia di progetto.
Una parte non marginale del campione continua ad associarlo prevalentemente alle opere di grandi dimensioni o ai nuovi interventi. Rimane quindi diffusa una lettura del BIM come metodologia destinata a commesse particolarmente complesse, piuttosto che come modello organizzativo adattabile, con livelli diversi di approfondimento, anche agli interventi di minore dimensione e al patrimonio esistente.
La stessa difficoltà emerge nell’utilizzo degli ambienti di condivisione dati. Il 57,7% degli ingegneri dichiara di non aver mai utilizzato un ACDat o CDE, mentre tra i liberi professionisti la percentuale sale al 70%.
Formazione BIM: la priorità indicata dagli ingegneri per accelerare la transizione
Alla domanda su quali interventi siano necessari per accelerare la maturazione digitale, gli ingegneri indicano innanzitutto la formazione, scelta dall’82,2% del campione.
Seguono lo sviluppo di procedure interne, indicato dal 58,1%, la crescita della consapevolezza della proprietà o della direzione, segnalata dal 52,1%, e l’acquisizione di hardware e software, ritenuta prioritaria dal 45,3%.
L’ordine delle risposte mostra che il ritardo non viene attribuito principalmente alla mancanza di tecnologie, sebbene, allo stesso tempo, la partecipazione effettiva alla formazione resti limitata. Soltanto il 34,5% degli intervistati ha seguito negli ultimi due anni un’attività formativa specifica sul BIM, nonostante oltre il 90% dichiari di essere disponibile ad approfondire il tema.
La distanza tra disponibilità dichiarata e partecipazione dipende anche dalle condizioni di accesso: il 47% degli ingegneri seguirebbe corsi a condizione che siano gratuiti, mentre il 35,7% si dichiara disponibile a partecipare anche a percorsi a pagamento.
Per i liberi professionisti e per gli studi individuali, la formazione rappresenta spesso un investimento che comprende non soltanto il costo del corso, ma anche il tempo sottratto all’attività lavorativa, l’acquisto dei software e l’adeguamento delle procedure interne. È anche per questa ragione che le strutture associate e societarie mostrano livelli di preparazione e capacità di investimento più elevati.
Gestione informativa delle opere: dal software al governo dei processi
Il rapporto del Centro Studi CNI descrive una transizione già avviata, ma non ancora capace di coinvolgere in modo uniforme l’intera professione.
Il dato forse più rappresentativo riguarda le modalità di scambio delle informazioni: oltre metà degli ingegneri dichiara che, nella propria organizzazione, i documenti vengono trasmessi prevalentemente tramite e-mail, mentre modelli, ambienti condivisi e procedure strutturate occupano ancora una posizione secondaria. Nel settore pubblico la percentuale sale al 67%.
L’ultima parte dell’incontro ha riportato il tema sul ciclo di vita dell’opera pubblica, approfondendo il contributo della gestione informativa nelle diverse fasi dell’intervento. Andrea Aiello ha affrontato l’impiego del BIM nella programmazione, Dinora Quadretti la gestione informativa durante la progettazione e Claudio Casalino la fase esecutiva.
Il punto emerso è che la digitalizzazione può incidere sulla qualità progettuale, sull’efficienza amministrativa e sul controllo dell’esecuzione soltanto quando accompagna l’opera dalla programmazione alla gestione, anziché essere confinata alla produzione dei modelli.
Il passaggio alla gestione informativa non richiede semplicemente la sostituzione di un programma con un altro, ma una revisione del modo in cui le informazioni vengono richieste, prodotte, validate, condivise e utilizzate.
La questione interessa l’intera filiera: tecnici incaricati, stazioni appaltanti, committenze private, imprese esecutrici, organismi di controllo ed enti autorizzativi. Nessun soggetto può sostenere da solo la trasformazione e nessuna innovazione può consolidarsi se gli attori coinvolti operano con livelli di maturità e linguaggi digitali troppo distanti.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare l’interesse diffuso in competenze utilizzabili, la modellazione in gestione dei processi e gli obblighi normativi in capacità organizzativa. Solo attraverso questo passaggio il BIM potrà smettere di essere percepito come uno strumento specialistico e diventare parte ordinaria della programmazione, della progettazione, dell’esecuzione e della gestione delle opere.