Classificazione dei crediti fiscali: un nodo ancora irrisolto che pesa nella ricostruzione

L’assenza di cessione e sconto in fattura dal 2026 mette a rischio la ricostruzione del Centro Italia: analisi tecnica sulle scelte contabili del Governo e sulle alternative possibili

di Stefano Sylos Labini - 24/11/2025

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Nel dibattito sulla finanza pubblica e sugli incentivi edilizi continua a emergere un punto critico: la classificazione dei crediti fiscali trasferibili adottata dal Governo.

Un nodo che oggi incide direttamente anche sulla ricostruzione delle aree terremotate, mettendo a rischio migliaia di cantieri avviati nei territori colpiti dal sisma del 2016.

Classificazione dei crediti fiscali: un nodo ancora irrisolto

Il paradosso riguarda la scelta di considerare pagabili i crediti del superbonus e del bonus facciate, pur senza comportare alcun esborso diretto, mentre i crediti dell’ecobonus 65% e del sismabonus ordinario all’85% sono rimasti non pagabili.

Una distinzione che, sul piano tecnico, appare priva di coerenza: tutti quei crediti erano trasferibili, senza che nessuno prevedesse un diritto al rimborso cash.

A rendere più complesso il quadro c’è la divergenza con le regole europee. Istat ha classificato i crediti del superbonus come pagabili, con impatto immediato sul deficit; in Italia, invece, continuano a essere considerati non pagabili, proprio perché non esiste un diritto al rimborso in contanti e una parte consistente di essi non è stata utilizzata.

Nonostante questa evidente asimmetria, nessun organismo di controllo ha sollevato rilievi né sulla difformità interna né sulla divergenza fra classificazione europea e nazionale.

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