DL Commissari e deroghe al Codice: la posizione OICE tra equo compenso, PMI e qualità della progettazione

In audizione in VIII Commissione al Senato, l’associazione chiede di non indebolire i principi del D.Lgs. n. 36/2023: sì all’accelerazione, ma senza deroghe su equo compenso, equilibrio contrattuale e accesso al mercato

di Redazione tecnica - 26/03/2026

Il ruolo dei commissari straordinari, il rispetto delle regole del Codice Appalti, la qualità della progettazione: sono tanti i temi affrontati dall’OICE in audizione presso l’VIII Commissione del Senato, impegnata nell’esame del disegno di legge A.S. 1832 per la conversione del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, con cui il Governo è intervenuto per rafforzare i poteri dei commissari straordinari e incidere sul regime delle concessioni.

L’obiettivo del provvedimento è accelerare la realizzazione delle opere e superare le criticità autorizzative che spesso rallentano gli interventi infrastrutturali, anche attraverso un utilizzo più ampio di strumenti derogatori rispetto alla disciplina ordinaria. Un’impostazione che, tuttavia, si inserisce in un quadro in cui il ricorso ai poteri speciali rappresenta sempre più spesso la risposta alle difficoltà operative del sistema degli appalti.

Da questo punto di vista, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura non si oppone allo strumento commissariale, ma ne propone una lettura più equilibrata, che tenga insieme l’esigenza di accelerazione con il rispetto delle regole del D.Lgs. n. 36/2023.

Programmazione e progettazione: la vera alternativa ai poteri straordinari

Il punto di partenza è una riflessione di sistema. Secondo il Presidente Giorgio Lupoi, il crescente utilizzo dei commissari impone di interrogarsi sul funzionamento “a regime”: “È assolutamente apprezzabile il lavoro svolto, pur ritenendo che il ricorso sempre più frequente alla figura commissariale meriti una riflessione condivisa con la Commissione per rafforzare il processo ordinario”, ha affermato nel corso dell’audizione.

A emergere è la centralità delle fasi a monte, quali programmazione e progettazione, che rappresentano uno dei principali punti critici nell’iter di realizzazione delle opere. Spiega Lupoi che “Valorizzare adeguatamente le fasi di programmazione e progettazione, con il supporto e la sussidiarietà che possono svolgere le società di ingegneria e architettura, consentirebbe di prevenire molte delle criticità che oggi richiedono poteri speciali”.

I limiti alle deroghe: equo compenso e PMI non si toccano

Il passaggio più netto riguarda proprio il tema delle deroghe, che per l’OICE possono essere uno strumento utile ma non devono alterare l’impianto del Codice, “innovazione fondamentale che deve guidare anche l’operato dei commissari”.

In particolare, il Presidente chiede il pieno rispetto dell’equo compenso e dell’equilibrio contrattuale, oltre che naturalmente del principio del risultato.

A questo si aggiungono due ulteriori elementi che l’Associazione considera imprescindibili: il divieto di affidamento al prezzo più basso e le garanzie di accesso al mercato per le PMI.

Strutture di supporto e project management: il vero nodo operativo

I poteri, da soli, non bastano. Accanto al profilo normativo, l’OICE insiste sulla necessità di affiancare ai commissari strutture tecniche di supporto, richiamando modelli già sperimentati con risultati positivi e coerenti con quanto previsto dall’articolo 15 del D.Lgs. n. 36/2023.

“Esempi positivi del passato, come il Commissario Vadalà per le bonifiche, dimostrano l’efficacia di questo modello”, ha ricordato Lupoi, sottolineando come il supporto tecnico sia stato decisivo per l’attuazione degli interventi. Nella stessa direzione si colloca l’apertura verso il coinvolgimento di soggetti come RFI e ANAS, dotati di strutture interne in grado di gestire opere complesse.

Resta invece aperta la questione della verifica dei progetti, rispetto alla quale l’Associazione propone di ampliare i soggetti esterni coinvolgibili, superando i limiti oggi previsti dal Codice.

Ponte sullo Stretto: apertura, ma con il coinvolgimento dell’ingegneria italiana

Sul Ponte sullo Stretto, l’OICE esprime una posizione favorevole, riconoscendo il valore strategico dell’opera e la sua conformità al quadro normativo.

L’apertura, però, è accompagnata da una richiesta precisa, che riguarda il ruolo dell’ingegneria nazionale: “Deve essere un’opera di tutti: chiediamo che anche nella fase di direzione dei lavori l’ingegneria italiana venga coinvolta in modo dignitoso, con una suddivisione in lotti tale da garantire un’ampia partecipazione delle competenze del nostro Paese”.

Una linea chiara: accelerare senza indebolire il Codice

Nel complesso, la posizione dell’OICE restituisce una linea coerente: i commissari possono rappresentare uno strumento utile per accelerare la realizzazione delle opere, ma non devono trasformarsi in una scorciatoia che aggira le regole.

“Tutti riferimenti che ci auguriamo possano trovare spazio come emendamenti al testo presentato dal Governo”, ha concluso Lupoi, indicando chiaramente l’obiettivo dell’intervento associativo: l’accelerazione è necessaria, ma deve muoversi dentro il perimetro del D.Lgs. n. 36/2023, senza indebolire principi e garanzie che rappresentano l’ossatura del sistema.

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