Classificazione dei Comuni montani: in Gazzetta Ufficiale il nuovo regolamento

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.P.C.M. n. 121/2026 con i nuovi criteri per classificare i Comuni montani previsti dalla Legge n. 131/2025. Ecco cosa prevede, quali effetti produce sulla nuova classificazione e perché l'accesso alle misure di sostegno sarà disciplinato da un successivo provvedimento

di Redazione tecnica - 10/07/2026

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È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 luglio 2026 il D.P.C.M. 11 maggio 2026, n. 121, recante il Regolamento sui criteri per la classificazione dei Comuni montani, previsto dall'articolo 2, comma 1, della Legge n. 131/2025.

Il provvedimento rappresenta uno dei principali tasselli attuativi della riforma sulle zone montane introdotta lo scorso anno e definisce, per la prima volta, criteri uniformi a livello nazionale per individuare i Comuni ai quali si applicano le disposizioni della legge sulla montagna. Contestualmente viene approvato anche il nuovo elenco dei Comuni classificati come montani.

Comuni montani: pubblicato il regolamento con i nuovi criteri di classificazione

La pubblicazione arriva al termine di un percorso particolarmente complesso, caratterizzato da un lungo confronto con Regioni, Province e Comuni e accompagnato, nelle ultime settimane, dalle perplessità espresse da numerosi enti locali.

Pochi giorni prima della pubblicazione del regolamento, ANCI aveva infatti chiesto al Governo di sospendere l'iter di adozione del provvedimento, evidenziando il rischio che numerosi Comuni venissero esclusi dalla nuova classificazione con possibili conseguenze sul piano economico e istituzionale.

Secondo l'Associazione, il nuovo sistema avrebbe potuto determinare effetti rilevanti per molti territori storicamente considerati montani, con ripercussioni sull'accesso alle misure di sostegno e sulle politiche dedicate alle aree montane.

La richiesta era quella di mantenere, almeno in via transitoria, il precedente elenco dei Comuni montani, eventualmente integrandolo con i nuovi Comuni che avessero maturato i requisiti previsti dalla riforma.

I nuovi criteri per classificare i Comuni montani

Il regolamento individua cinque criteri alternativi, basati esclusivamente su parametri geomorfologici, come richiesto dalla legge delega.

È considerato montano il Comune che soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:

  • almeno il 20% della superficie comunale oltre i 600 metri di altitudine e almeno il 25% del territorio con pendenza superiore al 20%;
  • altitudine media pari ad almeno 350 metri e almeno il 5% del territorio con pendenza superiore al 20%;
  • altitudine media pari o superiore a 400 metri;
  • altitudine massima pari o superiore a 1.200 metri;
  • appartenenza alle Province interamente montane confinanti con Stati esteri, con altitudine media di almeno 300 metri.

A questi si aggiungono due criteri specifici destinati ai Comuni o ai piccoli gruppi di Comuni interclusi tra altri Comuni montani, purché siano rispettati determinati requisiti altimetrici.

Le perplessità espresse dagli enti locali

Nonostante le richieste di sospensione, il Governo ha confermato integralmente il percorso attuativo previsto dalla Legge n. 131/2025.

Nell'informativa resa alla Conferenza Unificata, il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli ha infatti escluso che il nuovo regolamento possa determinare gli effetti negativi prospettati da alcuni amministratori locali. Secondo il Ministro, il nuovo sistema ha l'obiettivo di individuare i Comuni effettivamente caratterizzati da condizioni geomorfologiche proprie della montagna, senza incidere automaticamente sulle misure agevolative oggi esistenti.

Nuovo elenco dei Comuni montani: quanti sono e cosa cambia rispetto al passato

Uno degli aspetti che ha alimentato maggiormente il dibattito riguarda il numero dei Comuni inclusi nella nuova classificazione.

Il nuovo elenco comprende 3.715 Comuni montani, contro i circa 4.000 presenti nell'elenco storico predisposto sulla base della Legge n. 991/1952.

Secondo il Governo, tuttavia, il raffronto numerico non sarebbe sufficiente a descrivere la reale portata della riforma. Il precedente elenco comprendeva infatti anche 643 Comuni classificati come parzialmente montani, alcuni dei quali - come Roma e Bologna, richiamati espressamente dal Ministro - risultavano privi delle caratteristiche geomorfologiche tipiche della montagna. Inoltre, il sistema risalente agli anni Cinquanta prendeva in considerazione criteri oggi superati, come il reddito imponibile agricolo o persino i danni derivanti dagli eventi bellici.

Fondi e agevolazioni: gli effetti della nuova classificazione

Il punto maggiormente dibattuto riguarda gli effetti pratici dell'esclusione dal nuovo elenco.

Su questo aspetto il Governo ha cercato di rassicurare gli enti locali, ricordando che l'accordo raggiunto in Conferenza Unificata consente alle Regioni, nell'ambito della ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT), di tenere conto anche delle esigenze dei Comuni che figuravano nel precedente elenco ma non rientrano nella nuova classificazione.

L'informativa precisa inoltre che, fino all'eventuale aggiornamento delle normative regionali e fino all'esercizio della delega prevista dalla Legge n. 131/2025 per il riordino delle agevolazioni statali, continuano ad applicarsi le misure oggi vigenti.

La classificazione non coincide con l'accesso alle misure di sostegno

Uno degli aspetti più importanti della riforma riguarda proprio il rapporto tra la classificazione dei Comuni montani e le misure di sostegno previste dalla legge.

Il D.P.C.M. n. 121/2026 si limita infatti a definire i criteri geomorfologici che consentono di qualificare un Comune come montano e ad approvare il relativo elenco. Non individua invece i Comuni destinatari dei contributi e delle altre misure previste dalla Legge n. 131/2025.

Questa distinzione è espressamente prevista dalla stessa legge, che demanda a un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previsto dall'articolo 2, comma 2, la definizione dei criteri per individuare, tra i Comuni ora classificati come montani, quelli che potranno beneficiare delle diverse misure di sostegno.

A differenza del regolamento appena pubblicato, che si basa esclusivamente su parametri geomorfologici come altitudine e pendenza, il futuro provvedimento dovrà tenere conto anche di parametri socioeconomici, opportunamente ponderati, così da individuare i territori che presentano le maggiori condizioni di fragilità e ai quali destinare gli interventi previsti dalla riforma.

Si tratta di un passaggio fondamentale perché spiega anche le rassicurazioni fornite dal Governo nelle scorse settimane: la mancata inclusione nel nuovo elenco dei Comuni montani non comporta automaticamente la perdita delle agevolazioni o dei finanziamenti, dal momento che l'individuazione dei beneficiari delle singole misure sarà disciplinata da un ulteriore provvedimento e, nel frattempo, restano ferme le clausole di salvaguardia previste dall'accordo raggiunto in Conferenza Unificata e dalla stessa Legge n. 131/2025.

Scuola, PAC, IMU e Comunità montane: cosa cambia e cosa resta invariato

Un'ampia parte dell'informativa ministeriale è dedicata proprio ai temi che hanno suscitato maggiore preoccupazione tra gli amministratori locali.

Per quanto riguarda il dimensionamento della rete scolastica, il Governo evidenzia che le decisioni continuano a essere rimesse alle Regioni e agli Uffici scolastici regionali, che possono tenere conto di molteplici fattori territoriali e non esclusivamente della nuova classificazione dei Comuni montani.

Nessuna modifica viene inoltre introdotta rispetto alle misure della Politica agricola comune (PAC) e all'esenzione IMU per i terreni agricoli ubicati nei Comuni montani, poiché la stessa Legge n. 131/2025 esclude espressamente l'applicazione della nuova classificazione a tali discipline, che continuano a essere regolate dalle rispettive normative di settore.

Anche la disciplina delle Comunità montane rimane affidata alle leggi regionali e non viene modificata dal nuovo regolamento.

I prossimi passaggi della riforma

La pubblicazione del D.P.C.M. n. 121/2026 rappresenta soltanto il primo passaggio della riforma prevista dalla Legge n. 131/2025.

L'adozione del decreto previsto dall'articolo 2, comma 2, sarà infatti determinante per completare il quadro attuativo della riforma, poiché definirà quali Comuni potranno accedere alle diverse misure di sostegno previste dalla normativa.

Solo dopo questo ulteriore passaggio sarà possibile valutare pienamente gli effetti della nuova classificazione e il modo in cui i criteri geomorfologici e quelli socioeconomici verranno coordinati nell'assegnazione delle risorse destinate ai territori montani.

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