La rimodulazione delle risorse del Conto Termico 3.0 per il 2026 inizia a produrre le prime reazioni tra gli operatori. A segnalare alcune criticità legate alla redistribuzione interna del plafond disposta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è CNA, in riferimento a quanto previsto dal Decreto Direttoriale n. 72/2026.
Il provvedimento modifica l’equilibrio tra le quote destinate ai diversi beneficiari, mantenendo invariato il tetto complessivo della misura, pari a 900 milioni di euro, ma trasferendo 50 milioni di euro dalla componente privata a quella pubblica.
Conto Termico 3.0: cosa cambia nel 2026 con la rimodulazione risorse
L’intervento si inserisce nel quadro definito dal D.M. 7 agosto 2025, che ha strutturato il Conto Termico 3.0 fissando il limite annuo di spesa e la ripartizione tra i due principali comparti.
Con la rimodulazione, per il 2026 la distribuzione viene così riallineata:
- 450 milioni di euro destinati alle Pubbliche Amministrazioni;
- 450 milioni di euro destinati ai soggetti privati.
L’ammontare complessivo della misura non cambia, ma lo spostamento delle risorse riflette l’andamento registrato nei primi mesi di operatività, caratterizzati da una forte concentrazione delle richieste sul lato pubblico, in particolare attraverso il meccanismo della prenotazione.
La decisione del MASE è arrivata dopo un avvio della misura accompagnato da un’elevata domanda, che ha portato alla temporanea chiusura del portale GSE per consentire il completamento delle verifiche istruttorie sulle istanze presentate.
In questo scenario, la rimodulazione può essere letta come una misura necessaria per evitare il blocco del canale dedicato alle Pubbliche Amministrazioni, ma al tempo stesso contribuisce a ridefinire gli equilibri tra i diversi soggetti beneficiari.
CNA: serve stabilità per non frenare il mercato
È proprio su questo punto che si concentra la posizione di CNA, che esprime preoccupazione per gli effetti della rimodulazione sul comparto privato.
Secondo l’associazione, la riduzione delle risorse destinate a famiglie e imprese si inserisce in un contesto già segnato da una certa incertezza operativa, legata sia alla gestione delle domande sia ai ripetuti aggiustamenti intervenuti sul meccanismo.
Il tema sollevato non riguarda tanto la rimodulazione in sé, quanto la stabilità complessiva degli strumenti di incentivazione. Un quadro che evolve durante l’anno, con risorse che vengono riorientate in corso d’opera, rende più complessa la pianificazione degli investimenti e rischia di incidere sulla fiducia degli operatori.
In questa prospettiva, la prevedibilità delle regole viene indicata come un elemento essenziale per il corretto funzionamento del mercato, soprattutto per interventi di riqualificazione energetica che richiedono tempi tecnici non immediati tra progettazione, autorizzazioni e realizzazione.
Equilibrio tra flessibilità e certezza delle regole
La rimodulazione prevista dal MASE trova una base normativa nell’art. 3, comma 5 del D.M. 7 agosto 2025, che consente di adeguare i limiti di spesa per garantire l’equilibrio finanziario della misura.
Si tratta quindi di uno strumento già previsto, pensato per adattare il Conto Termico all’andamento reale delle domande.
Resta però aperta la questione del bilanciamento tra questa flessibilità gestionale e l’esigenza di assicurare un quadro stabile per gli operatori. Un tema che, alla luce delle prime reazioni del mercato, appare destinato a rimanere centrale anche nei prossimi mesi.