A quasi venti giorni dal blocco temporaneo del portale GSE, scattato lo scorso 2 marzo, arrivano nuovi chiarimenti ufficiali sul Conto Termico 3.0. Il fermo si protrae ormai da settimane e, secondo fonti non ufficiali, la riapertura della piattaforma sarebbe imminente.
Nel frattempo il Gestore continua a lavorare sul piano interpretativo, a conferma che si tratta di uno stop temporaneo che non incide sul percorso di consolidamento del nuovo meccanismo incentivante.
Le quattro FAQ pubblicate ieri si inseriscono infatti in un percorso già avviato, dopo il precedente pacchetto di chiarimenti diffuso il 6 marzo. Non si tratta di semplici risposte puntuali, ma di tasselli progressivi che contribuiscono a definire l’effettiva applicabilità del D.M. 7 agosto 2025.
Il Conto Termico 3.0, lo ricordiamo, è un incentivo in conto capitale che può coprire fino al 65% delle spese (e in alcuni casi anche il 100% per edifici pubblici), finalizzato all’efficienza energetica e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Tuttavia, come spesso accade, è proprio nei dettagli applicativi che si gioca la reale accessibilità dello strumento.
Diagnosi energetica: il nodo della superficie
La prima FAQ interviene sul tema del rimborso della diagnosi energetica, chiarendo che “il rimborso per la spesa sostenuta per la redazione della Diagnosi Energetica è calcolato sulla superficie utile riscaldata dell'edificio oggetto di intervento”.
Il punto non è banale e il chiarimento del GSE sembra orientato a una lettura restrittiva che comporta una conseguenza pratica rilevante: non tutta la superficie catastale o geometrica dell’edificio è automaticamente eleggibile ai fini del rimborso.
Per i professionisti questo significa maggiore attenzione nella fase di modellazione energetica e nella redazione della diagnosi, perché errori di perimetrazione possono tradursi in una riduzione dell’incentivo.
Sistemi ibridi: attenzione alla potenza della caldaia
La seconda FAQ affronta uno dei temi più delicati del Conto Termico 3.0: i sistemi ibridi.
Il GSE chiarisce come debba essere considerata la potenza della caldaia nel sistema combinato: “Per i sistemi ibridi, la potenza termica nominale della caldaia da riportare sul portale deve essere di 80/60 °C, in conformità con quanto previsto dalla norma UNI EN 15502”.
Il messaggio implicito è chiaro: il sistema deve mantenere una logica di prevalenza della fonte rinnovabile (tipicamente pompa di calore), e questo è perfettamente coerente con l’impostazione del decreto, che punta a favorire l’elettrificazione e la decarbonizzazione dei consumi.
Termovalvole, serramenti e building automation: dove passa il confine
La terza FAQ è forse la più “operativa”, perché riguarda la cumulabilità e l’ammissibilità di spese accessorie come:
- termovalvole;
- serramenti;
- sistemi di building automation.
Il chiarimento del GSE conferma un principio ormai ricorrente: le spese sono ammissibili solo se strettamente funzionali all’intervento principale incentivato.
Non basta quindi inserire un elemento migliorativo, in quanto la FAQ precisa che “La fornitura e la posa in opera dei sistemi di termoregolazione o delle valvole termostatiche rientrano tra le spese ammissibili dell'intervento II.B. Diversamente, nell'intervento II.F sono ammissibili esclusivamente i dispositivi di Building Automation (BACS/TBM) relativi ai servizi di: riscaldamento, raffrescamento, ventilazione e condizionamento, produzione di acqua calda sanitaria, illuminazione, controllo integrato delle diverse applicazioni, diagnostica e rilevamento dei consumi.
Le spese devono pertanto essere imputate coerentemente alla
tipologia di intervento prevista dal decreto.”
Questo approccio riduce il rischio di utilizzi opportunistici dello
strumento, ma aumenta il livello di complessità documentale.
Per i tecnici si traduce in un’esigenza precisa: costruire pratiche “coerenti” dal punto di vista energetico, non semplicemente complete dal punto di vista edilizio.
nZEB, POD unico e fotovoltaico su più edifici
L’ultima FAQ affronta un tema avanzato: la configurazione nZEB con POD unico e impianti fotovoltaici distribuiti su più edifici, precisando che “è possibile accedere all’incentivo anche in presenza di un unico POD a servizio di più edifici, a condizione che l’impianto fotovoltaico, pur condiviso, sia destinato anche all’edificio oggetto di intervento e che, ai fini delle verifiche NZEB, venga imputata esclusivamente la quota di potenza a servizio di tale edificio, dimostrandone inoltre l’indipendenza strutturale e funzionale rispetto agli altri fabbricati e specificando nella documentazione tecnica la conformità ai requisiti previsti.”
Il punto centrale è dunque la coerenza tra configurazione
energetica e configurazione amministrativa:
non tutte le soluzioni tecnicamente possibili risultano
automaticamente incentivabili.
Questo aspetto risulta rilevante per interventi complessi (campus, complessi edilizi, aggregati), dove la progettazione energetica deve dialogare strettamente con le regole del GSE.
Un segnale chiaro: il Conto Termico 3.0 è uno strumento “tecnico”
Le quattro FAQ confermano una tendenza già evidente: il Conto Termico 3.0 non è un incentivo “automatico”, ma uno strumento che richiede un elevato livello di competenza tecnica.
Il GSE, attraverso chiarimenti puntuali, sta progressivamente costruendo un sistema interpretativo che:
- premia la coerenza energetica degli interventi;
- limita le forzature progettuali;
- richiede una forte integrazione tra progettazione e rendicontazione.
Per i professionisti questo significa un cambio di paradigma: non basta conoscere la norma, ma è necessario anticiparne l’interpretazione.
In questa prospettiva, le FAQ non sono semplici risposte, ma diventano veri e propri atti di indirizzo operativo, destinati a incidere direttamente sulla progettazione.
E forse è proprio qui il punto più interessante: il Conto Termico 3.0 sta evolvendo da incentivo a strumento selettivo di qualità progettuale.
A cura di Cristian Angeli
ingegnere esperto di agevolazioni edilizie
www.cristianangeli.it