I Criteri Ambientali Minimi (CAM) non sono più, da tempo, un elemento accessorio della disciplina degli appalti pubblici, ma rappresentano uno degli strumenti attraverso cui il legislatore ha progressivamente integrato gli obiettivi ambientali dentro il cuore delle procedure di affidamento.
La loro funzione è tutt’altro che teorica perché operativamente servono a individuare, per specifiche categorie di appalti e concessioni, requisiti tecnici e clausole contrattuali capaci di orientare la progettazione e l’esecuzione verso soluzioni più sostenibili lungo l’intero ciclo di vita. È un cambio di prospettiva che supera la logica del prezzo come unico parametro e introduce una valutazione più ampia, legata agli impatti ambientali e alla qualità delle prestazioni.
Il passaggio decisivo si trova oggi nell’art. 57, comma 2 del D.Lgs. n. 36/2023, che ha trasformato i CAM da strumento di indirizzo a vero e proprio obbligo operativo. Le stazioni appaltanti non possono più limitarsi a considerarli, ma devono inserirli nella documentazione progettuale e di gara almeno nelle specifiche tecniche e nelle clausole contrattuali, applicandoli per l’intero valore dell’appalto. E non si tratta solo di requisiti minimi: i criteri ambientali, soprattutto quelli premianti, entrano direttamente nella costruzione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV) ai sensi dell’art. 108, incidendo quindi sulla competizione tra operatori economici.
In questo modo, la sostenibilità ambientale smette di essere un vincolo esterno e diventa un fattore competitivo, capace di orientare il mercato. È la domanda pubblica che spinge l’offerta verso soluzioni più evolute, favorendo innovazione, qualità e sviluppo di filiere sostenibili.
È dentro questo quadro che si colloca il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 13 febbraio 2026, n. 13. Un provvedimento che non modifica i CAM vigenti, ma che svolge una funzione meno evidente e allo stesso tempo decisiva: programmare, in modo puntuale, le attività di aggiornamento e sviluppo dei criteri per il 2026.
Piano CAM 2026: struttura del decreto e programmazione degli aggiornamenti nei criteri ambientali minimi
Il decreto si articola in quattro articoli e ha una natura chiaramente programmatoria. Non introduce nuovi obblighi immediati, ma individua con precisione le attività che saranno avviate e quelle che proseguiranno nel corso dell’anno, offrendo una lettura anticipata delle direttrici lungo cui si muoverà il sistema dei CAM.
Analizziamo nel dettaglio i 4 articoli:
- art. 1 - Oggetto
- art. 2 - Attività da avviare
- art. 3 - Attività da proseguire
- art. 4 - Norme transitorie e finali
Articolo 1: oggetto e programmazione dei nuovi criteri ambientali minimi (CAM)
L’articolo 1 definisce l’oggetto del provvedimento nella
programmazione delle attività volte alla
definizione di nuovi criteri ambientali minimi e
all’aggiornamento di quelli esistenti.
Si tratta, quindi, di un atto di indirizzo tecnico
che si inserisce nel solco del Piano d’azione per la
sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica
amministrazione e che ha la funzione di coordinare il lavoro
istruttorio del MASE e del sistema del
Green Public Procurement.
Articolo 2: attività da avviare nel 2026 tra forniture e servizi a impatto ambientale
L’articolo 2 entra subito nel concreto e individua le attività
che saranno avviate nel 2026.
Non siamo di fronte a indicazioni generiche, ma a una
programmazione puntuale che riguarda ambiti ben definiti, tutti già
coperti da CAM vigenti e ora oggetto di
aggiornamento. In particolare, l’istruttoria riguarderà:
- il noleggio, acquisto e leasing di stampanti e apparecchiature multifunzione (CAM Stampa 2019);
- la fornitura di cartucce toner e a getto di inchiostro, comprese quelle rigenerate, insieme ai servizi di ritiro delle cartucce esauste (CAM Cartucce 2019);
- il servizio di lavaggio industriale e noleggio di tessili e materasseria (CAM Lavaggio 2020).
Il dato interessante è che il decreto interviene su settori apparentemente “ordinari”, ma che in realtà hanno un impatto ambientale significativo. È qui che si coglie la logica dei CAM: non solo grandi opere o interventi complessi, ma anche forniture e servizi quotidiani che, se orientati correttamente, producono effetti sistemici.
Articolo 3: aggiornamento dei CAM esistenti e nuovi ambiti di applicazione
Se l’articolo 2 guarda alle nuove attività, l’articolo 3 fotografa invece quelle già in corso e che proseguiranno nel 2026.
Anche in questo caso, il decreto è puntuale e individua ambiti molto concreti, tra cui:
- i CAM relativi alla progettazione ed esecuzione di lavori per infrastrutture stradali (CAM Strade 2025);
- i CAM per la gestione del verde pubblico (CAM Verde pubblico 2020);
- i CAM per l’illuminazione pubblica (CAM servizio illuminazione pubblica 2018);
- i CAM per la fornitura di calzature e accessori in pelle (CAM Pelle 2018).
Accanto a questi aggiornamenti, viene prevista anche la prosecuzione delle istruttorie per nuovi CAM, in particolare per:
- i servizi di disinfestazione e derattizzazione;
- il trasporto pubblico locale su gomma.
Qui emerge con chiarezza un passaggio importante: il sistema non si limita ad aggiornare ciò che esiste, ma continua ad ampliarsi, estendendo progressivamente l’ambito di applicazione dei CAM.
Articolo 4: norme transitorie e applicazione dei CAM nelle gare pubbliche
L’articolo 4 dispone la pubblicazione del decreto sul portale istituzionale dedicato agli appalti pubblici verdi.
Il decreto non produce effetti immediati sulle gare. I CAM vigenti restano pienamente applicabili e gli aggiornamenti diventeranno operativi solo con i successivi decreti ministeriali.
È un passaggio che evita equivoci e consente alle stazioni appaltanti di continuare a operare senza incertezze, ma con uno sguardo già orientato al futuro.
CAM negli appalti pubblici: perché la programmazione 2026 incide già sulle gare
A prima lettura, si potrebbe pensare che un decreto di programmazione abbia un impatto limitato. In realtà, è esattamente il contrario.
In un sistema in cui l’art. 57 del D.Lgs. n. 36/2023 impone l’applicazione obbligatoria dei CAM per l’intero valore dell’appalto, conoscere in anticipo le traiettorie di aggiornamento significa poter progettare e impostare le gare in modo più consapevole.
Per le stazioni appaltanti questo si traduce in una maggiore capacità di:
- evitare capitolati obsoleti al momento della pubblicazione;
- costruire criteri premianti coerenti con l’evoluzione normativa;
- programmare interventi senza necessità di revisioni a breve termine.
Allo stesso tempo, gli operatori economici possono leggere il decreto come un segnale chiaro del mercato pubblico, orientando investimenti, innovazione e organizzazione aziendale verso gli ambiti che saranno oggetto di aggiornamento.
Il fatto che il decreto riguardi settori molto concreti – dalle forniture d’ufficio ai servizi tessili, fino alle infrastrutture e al verde pubblico – conferma che la sostenibilità ambientale non è più un tema di nicchia, ma una componente trasversale dell’intero sistema degli appalti.
CAM 2026: implicazioni operative per stazioni appaltanti e operatori economici
Il Decreto del MASE 13 febbraio 2026, n. 13 non introduce nuovi CAM né cambia quelli già in vigore. Fa però una cosa altrettanto importante: mette ordine e, soprattutto, indica con chiarezza dove si sta andando.
L’obbligo di applicazione dei CAM resta pienamente operativo ai sensi dell’art. 57 del D.Lgs. n. 36/2023, ma non basta più “applicare” i criteri esistenti. Diventa sempre più necessario tenere d’occhio gli aggiornamenti in arrivo e, per quanto possibile, evitare di costruire gare che rischiano di nascere già superate.
Il nuovo Decreto del MASE non è, dunque, solo un atto interno alla pubblica amministrazione, ma una vera indicazione di mercato: dice dove si concentrerà la domanda pubblica nei prossimi mesi e su quali aspetti ambientali sarà sempre più necessario essere preparati.
Il punto è che i CAM non sono più un adempimento da gestire a valle della gara, ma stanno diventando uno degli elementi che guidano le scelte a monte. E la programmazione 2026, più che introdurre novità immediate, consente di capire in anticipo la direzione verso cui il sistema degli appalti si sta muovendo.
Trovate i Criteri Ambientali Minimi vigenti all'interno della sezione dedicata dello Speciale Codice Appalti 2023.