È nel complesso positivo il giudizio espresso dall’ANCI nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Costituzionali al Senato nell’ambito dei lavori sul DDl di conversione del D.L. n. 23/2026, c.d. “Decreto Sicurezza”, recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale”.
L’intervento si è concentrato soprattutto sugli effetti della norma per i Comuni e sulle misure ritenute necessarie per rafforzare il sistema della sicurezza urbana, evidenziando le criticità da risolvere e la necessità di interventi strutturali, soprattutto in relazione al ruolo operativo degli enti locali e della polizia municipale.
Decreto Sicurezza 2026: le osservazioni ANCI al Senato
Tra le disposizioni del decreto-legge evidenziate dall’ANCI figurano quelle contenute nell’articolo 6, che introducono due interventi principali per il 2026:
- lo stanziamento di 19 milioni di euro per il Fondo sulla videosorveglianza urbana;
- l’incremento di 29 milioni di euro del Fondo per la sicurezza urbana.
Si tratta di misure accolte positivamente dall’Associazione perché recepiscono alcune proposte già avanzate nel confronto con il Ministero dell’interno. Tuttavia, secondo ANCI, questi interventi hanno carattere temporaneo e risultano insufficienti rispetto ai compiti sempre più estesi attribuiti agli enti locali nella gestione della sicurezza urbana.
Il documento sottolinea infatti come la sicurezza urbana sia ormai un fattore centrale per la qualità della vita nelle città e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In questo quadro i Comuni svolgono un ruolo operativo decisivo nella prevenzione dei fenomeni di degrado e nella gestione delle criticità sociali, pur restando ferma la responsabilità primaria dello Stato in materia di sicurezza pubblica.
Sicurezza urbana: la proposta di un nuovo patto tra Stato e Comuni
Proprio per questo ANCI ha proposto la definizione di un nuovo patto per la sicurezza urbana, capace di rafforzare concretamente il ruolo delle città attraverso:
- maggiori risorse finanziarie;
- strumenti normativi più adeguati;
- un rafforzamento del coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.
Secondo i Comuni, il fondo per la sicurezza urbana attualmente disponibile – pari a circa 25 milioni di euro annui e destinato a un numero limitato di enti – non è in grado di sostenere le esigenze operative dei territori.
L’associazione ha quindi proposto un investimento strutturale di almeno 500 milioni di euro, finalizzato soprattutto al potenziamento degli organici delle polizie locali. Il documento evidenzia infatti che tra il 2009 e il 2024 gli organici della polizia municipale si sono ridotti di oltre 11.000 unità.
Polizia locale e accesso alle banche dati: le richieste dei Comuni
Altro punto centrale dell’audizione riguarda l’accesso alle banche dati nazionali da parte delle polizie locali.
ANCI ha ribadito la necessità di consentire agli operatori comunali l’accesso pieno e operativo al CED interforze, superando un ritardo normativo che dura da oltre vent’anni.
In particolare vengono richiesti:
- l’accesso allo schedario individuale con le informazioni sui precedenti di polizia delle persone controllate;
- l’accesso agli archivi relativi a veicoli rubati, documenti smarriti e permessi di soggiorno;
- l’attuazione dei decreti previsti dalla normativa già vigente in materia.
Nel documento viene inoltre segnalata l’esigenza di garantire la gratuità dell’accesso alle banche dati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, oggi a carico dei bilanci comunali, nonostante tali informazioni siano indispensabili per i controlli di polizia locale e per la sicurezza stradale.
Polizia locale: tutele, previdenza e formazione degli operatori
L’audizione dedica ampio spazio anche alle condizioni operative degli operatori della polizia municipale che, secondo ANCI, svolgono funzioni sempre più simili a quelle delle forze di polizia statali ma non dispongono di tutele equivalenti. Per questo motivo l’associazione chiede:
- l’allineamento delle tutele giuridiche e operative con quelle delle altre forze di polizia;
- il riconoscimento del lavoro usurante per gli operatori;
- un rafforzamento delle coperture assicurative e previdenziali.
Particolare attenzione viene inoltre posta alla formazione professionale, oggi affidata alle Regioni sulla base della legge n. 65/1986. Secondo ANCI questo modello ha prodotto risultati disomogenei e spesso insufficienti. Una soluzione potrebbe essere la creazione di strutture formative nazionali o interregionali, in grado di garantire programmi formativi più strutturati e coordinati.
Videosorveglianza urbana e contrasto al degrado
Tra gli strumenti operativi ritenuti prioritari vi è anche il rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza urbana, attraverso il rifinanziamento stabile del fondo nazionale dedicato, in modo da permettere una pianificazione almeno triennale e non rappresentare una misura temporanea, circoscritta all’anno corrente.
Il documento affronta anche il tema degli strumenti di contrasto al degrado urbano, tra cui il Daspo urbano e le misure contro i parcheggiatori abusivi. In quest’ultimo caso i Comuni segnalano l’inefficacia dell’attuale sistema sanzionatorio, spesso incapace di produrre effetti concreti nei confronti di soggetti nullatenenti.
Sicurezza urbana e nuove emergenze sociali nelle città
L’audizione richiama inoltre l’attenzione su fenomeni emergenti che incidono sempre più sulla sicurezza delle città. Tra questi viene citato l’aumento del consumo di crack e di sostanze sintetiche a basso costo, spesso associato a situazioni di marginalità sociale e degrado urbano.
Secondo ANCI, l’approccio esclusivamente repressivo non è sufficiente ad affrontare queste dinamiche. È necessario invece rafforzare il coordinamento tra politiche di sicurezza, servizi sanitari e interventi sociali, promuovendo strategie integrate di prevenzione, presa in carico e reinserimento.
Nel complesso, l’intervento dei Comuni ha evidenziato come il tema della sicurezza urbana richieda un approccio strutturale e multilivello, capace di rafforzare il ruolo operativo degli Enti locali senza scaricare responsabilità non accompagnate da adeguate risorse e strumenti normativi.