Direttiva Case Green, chiesta la delega per il recepimento dell'EPBD IV

Il presidente di Cortexa Filippo Colonna, ascoltato dalla Commissione Politiche dell’Unione europea, sollecita il recepimento della direttiva e un piano nazionale di riqualificazione degli edifici sostenuto da incentivi pluriennali.

di Redazione tecnica - 29/10/2026

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Inserire il recepimento della direttiva Case Green nella Legge di delegazione europea 2026 e definire un percorso per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano, accompagnato da strumenti finanziari accessibili e da una programmazione stabile degli interventi.

Sono queste le principali richieste presentate da Cortexa, associazione nazionale dei produttori di sistemi di isolamento termico a cappotto, nel corso dell’audizione del 20 ottobre 2026 presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge A.S. 2025.

A intervenire è stato il presidente Filippo Colonna, che ha portato all’attenzione dei senatori le istanze condivise da 16 organizzazioni della filiera dell’isolamento termico e della riqualificazione energetica, sollecitando Parlamento e Governo ad accelerare l'attuazione della direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell'edilizia, conosciuta come EPBD IV o Direttiva Green.

Al centro dell’audizione non soltanto il ritardo nel recepimento della normativa europea, ma anche la necessità di accompagnare gli obiettivi di efficientamento energetico con misure capaci di sostenere famiglie, imprese e operatori del settore.

Legge di delegazione europea 2026: la delega mancante per l’EPBD IV

La richiesta riguarda l’inserimento della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2024/1275 nel disegno di legge A.S. 2025, attualmente all’esame del Senato.

Secondo quanto evidenziato da Colonna, la direttiva EPBD IV non figura nel testo del provvedimento, nonostante il termine ordinario per il recepimento, fissato al 29 maggio 2026, sia già trascorso e sebbene la Commissione europea abbia avviato, il 15 luglio 2026, procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri per il mancato recepimento integrale della direttiva, attraverso l'invio di lettere di costituzione in mora. Tra i Paesi interessati figura anche l'Italia.

Nel corso dell’audizione è stato richiamato anche l'appello “Un Patrimonio da Salvare”, promosso nel luglio 2025 insieme a 25 organizzazioni tra produttori, imprese, ordini professionali e rappresentanze dei consumatori, per chiedere una tempestiva attuazione delle disposizioni europee.

Colonna ha inoltre sollecitato l’introduzione di una disposizione specifica che definisca criteri attuativi, tempi e raccordo con il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE), chiedendo di conoscere i principi e criteri direttivi che il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, avrebbe già trasmesso in bozza ai fini del recepimento.

Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici: scadenze e ritardi dell’Italia

L’audizione è stata occasione per intervenire anche sul Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE), strumento previsto dall’art. 3 della direttiva EPBD IV per programmare la trasformazione del patrimonio immobiliare verso un parco edilizio ad alta efficienza energetica e decarbonizzato entro il 2050.

La direttiva prevedeva la trasmissione alla Commissione europea della prima proposta di piano entro il 31 dicembre 2025 e stabilisce il 31 dicembre 2026 come termine per la presentazione del primo piano definitivo.

Anche su questo fronte l’Italia ha già accumulato un ritardo. Il 1° ottobre 2026 la Commissione europea ha infatti inviato un parere motivato al nostro Paese, insieme ad altri otto Stati membri, per la mancata presentazione della proposta di piano entro il termine previsto.

Durante l'intervento è stata chiesta la pubblicazione del documento e l'avvio della consultazione prevista dall’art. 3 della direttiva, che avrebbe dovuto precedere la trasmissione della proposta alla Commissione europea. Il piano dovrebbe individuare obiettivi misurabili, risorse finanziarie e strumenti di sostegno, riservando particolare attenzione agli edifici meno efficienti e alle famiglie maggiormente esposte alla povertà energetica.

Isolamento termico a cappotto e principio Energy Efficiency First

Nel corso dell’intervento, Colonna ha dedicato particolare attenzione al principio Energy Efficiency First, previsto dall’art. 3 della direttiva (UE) 2023/1791, che attribuisce priorità alla riduzione del fabbisogno energetico nelle decisioni di investimento e nella pianificazione delle politiche energetiche.

Secondo il presidente, l'applicazione di questo principio al settore edilizio richiede di intervenire prioritariamente sulle dispersioni energetiche dell'involucro, per poi dimensionare gli impianti in funzione del fabbisogno residuo. In questo contesto è stato richiamato il ruolo dei sistemi di isolamento termico a cappotto, indicando nella coibentazione degli edifici una delle misure da considerare nella strategia nazionale di riqualificazione energetica.

A sostegno di questa impostazione sono stati citati i dati ENEA relativi all'Ecobonus, secondo i quali, nella media di lungo periodo, la coibentazione dell'involucro presenta il costo per kWh risparmiato più basso tra le categorie di intervento considerate.

Il presidente ha inoltre richiamato gli studi del Centro Studi Cortexa, che su alcuni edifici tipo indicano riduzioni potenziali dei consumi energetici fino al 45% e delle emissioni di CO₂ fino al 50%, con benefici anche sul comfort estivo e sui consumi per il raffrescamento.

Povertà energetica e mercato dell’isolamento: i dati su famiglie e imprese

Accanto agli aspetti energetici e ambientali, l'audizione ha affrontato le conseguenze economiche e sociali della scarsa efficienza del patrimonio edilizio.

Richiamando i dati dell'Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE) relativi al 2024, Colonna ha ricordato che il 9,1% delle famiglie italiane, pari a circa 2,4 milioni di nuclei, si trova in condizioni di povertà energetica.

Per queste famiglie, la presenza di abitazioni energeticamente inefficienti comporta maggiori costi per il riscaldamento e il raffrescamento, con possibili ripercussioni sulla qualità dell'abitare.

Da qui la richiesta di prevedere, nell'attuazione della direttiva, misure che consentano di accedere alla riqualificazione anche ai soggetti fiscalmente incapienti e a chi non dispone delle risorse necessarie per anticipare il costo dei lavori.

Sul versante industriale, sono state invece segnalate le difficoltà attraversate dalla filiera dell'isolamento termico, attribuite anche alla discontinuità delle politiche di incentivazione.

Secondo le stime presentate durante l'audizione, il mercato avrebbe registrato una contrazione dei volumi del 55% negli ultimi tre anni. Una situazione che, secondo Colonna, rende difficile programmare investimenti, produzione, formazione e occupazione, con il rischio di una progressiva perdita di capacità produttiva e competenze professionali.

Incentivi per la riqualificazione: le proposte su contributi e lavori per fasi

Nella parte conclusiva dell'audizione sono state illustrate diverse proposte da considerare nella definizione del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici.

La prima riguarda l'introduzione di un sistema di incentivi pluriennali per gli interventi di isolamento dell'involucro edilizio, collegato ai risultati energetici e accompagnato da regole che agevolino i lavori sulle parti comuni condominiali.

Per le famiglie economicamente più fragili, vengono proposti contributi diretti prenotabili oppure forme selettive di cessione del credito a intermediari vigilati, con limiti di spesa, controlli e strumenti di finanziamento sostenibili per la quota eventualmente non coperta dal sostegno pubblico.

Dal punto di vista tecnico, il suggerimento è di graduare gli incentivi in funzione dei risultati conseguiti, utilizzando indicatori come l'energia primaria totale (EPgl,tot) e il fabbisogno termico utile (EPH,nd).

Tra le proposte figura anche la possibilità di realizzare gli interventi per fasi successive, purché inseriti in un progetto complessivo che individui la sequenza dei lavori, gli obiettivi finali e le prestazioni da raggiungere. In questo modo gli investimenti potrebbero essere distribuiti nel tempo, limitando il rischio di eseguire lavorazioni successive incompatibili tra loro o di installare impianti sovradimensionati.

Tra le ulteriori richieste figurano il coordinamento degli incentivi con i programmi di riqualificazione degli edifici pubblici e con gli obblighi relativi alle fonti rinnovabili, la valorizzazione della qualità progettuale ed esecutiva e l'introduzione di controlli sulle prestazioni dichiarate dei materiali e dei sistemi utilizzati.

È stata infine proposta l'attivazione di sportelli di assistenza per famiglie e condomìni e l'istituzione di un tavolo permanente con MASE, MEF e MIMIT e rappresentanti della filiera, per contribuire alla definizione dei requisiti tecnici e dei sistemi di monitoraggio.

Resta dunque concentrata su due passaggi la richiesta rivolta al Parlamento e al Governo: inserire la delega per il recepimento dell'EPBD IV nella Legge di delegazione europea 2026 e definire tempi e modalità di presentazione del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici. Due questioni sulle quali l'Italia è chiamata a intervenire, anche alla luce delle procedure di infrazione già avviate dalla Commissione europea.

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