Efficienza energetica e Case Green: l’Italia in ritardo, doppio parere motivato UE

La Commissione europea contesta il recepimento incompleto della Direttiva (UE) 2023/1791 e il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione previsto dalla EPBD IV: due mesi per intervenire prima del possibile deferimento alla Corte di giustizia UE

di Redazione tecnica - 06/10/2026

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A oltre due anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva europea sull’efficienza energetica e a più di due anni dall’approvazione della EPBD IV, l’Italia si trova ancora in ritardo su due passaggi fondamentali del nuovo quadro europeo su energia ed edifici.

La conseguenza è il pacchetto infrazioni del 1° ottobre 2026, con il quale la Commissione europea ha adottato due pareri motivati nei confronti dell’Italia, il primo relativo al recepimento incompleto della Direttiva (UE) 2023/1791, il secondo sulla mancata trasmissione della proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici prevista dalla Direttiva (UE) 2024/1275, la cosiddetta EPBD IV o Direttiva Case Green.

In entrambi i casi la procedura d’infrazione è ormai entrata in una fase avanzata. Dopo le lettere di costituzione in mora, Bruxelles ha assegnato all’Italia due mesi per intervenire; in assenza di risposte ritenute sufficienti, il passaggio successivo potrà essere il deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Efficienza energetica e Case Green: doppio richiamo UE all’Italia

Le due decisioni fanno parte dello stesso pacchetto di infrazioni in materia energetica, ma derivano da obblighi europei differenti.

La prima procedura, INFR(2025)0334, riguarda il mancato completo recepimento della Direttiva (UE) 2023/1791, che ha ridisegnato il quadro europeo sull’efficienza energetica sostituendo la precedente Direttiva 2012/27/UE.

La seconda, INFR(2026)2024, nasce invece dall’inosservanza di uno specifico adempimento previsto dalla Direttiva (UE) 2024/1275: la trasmissione alla Commissione, entro il 31 dicembre 2025, della prima proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

Benché si tratti di percorsi normativi distinti, essi sono strettamente collegati, considerato che entrambe le direttive attribuiscono al patrimonio edilizio e alla progressiva riduzione dei consumi energetici un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi europei al 2030 e al 2050.

Direttiva efficienza energetica: cosa manca ancora nel recepimento italiano

Sul primo fronte, la Commissione europea ha inviato un parere motivato a Grecia, Spagna, Italia e Malta, ritenendo che questi Stati non abbiano ancora recepito integralmente nei rispettivi ordinamenti la Direttiva (UE) 2023/1791.

La scadenza generale per la comunicazione delle misure nazionali di recepimento era fissata all’11 ottobre 2025, salvo alcune disposizioni soggette a termini differenti. Nel novembre 2025 la Commissione aveva già aperto la procedura inviando lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri e, dopo avere esaminato le misure e le spiegazioni trasmesse dalle autorità italiane, ritiene che il recepimento non sia ancora completo.

La comunicazione della Commissione non specifica quali siano le singole disposizioni ancora non recepite dall’Italia, limitandosi a rilevare la permanenza di alcune carenze rispetto agli obblighi posti dalla Direttiva.

Il nuovo quadro europeo ha comunque una portata particolarmente ampia: rafforza gli obiettivi di risparmio energetico, interviene sul contrasto alla povertà energetica e introduce obblighi specifici per il settore pubblico. Tra gli elementi centrali figura anche il principio “energy efficiency first”, che impone di tenere conto dell’efficienza energetica nelle decisioni di pianificazione, nelle politiche e nei principali investimenti.

Edifici pubblici: obblighi di riqualificazione e riduzione dei consumi

Per il settore edilizio, uno dei passaggi più rilevanti è contenuto nell’art. 6 della Direttiva (UE) 2023/1791, dedicato al ruolo esemplare degli edifici degli enti pubblici.

La disposizione prevede che gli Stati membri assicurino annualmente la ristrutturazione di almeno il 3% della superficie complessiva degli edifici riscaldati o raffrescati di proprietà degli enti pubblici, con l’obiettivo di portarli almeno ai livelli previsti per gli edifici a energia quasi zero o per gli edifici a emissioni zero.

Rispetto alla disciplina precedente, il nuovo quadro amplia anche il perimetro degli immobili interessati, coinvolgendo il patrimonio degli enti pubblici a livello nazionale, regionale e locale.

A questo si affianca l’obiettivo di riduzione annuale dei consumi energetici complessivi del settore pubblico pari almeno all’1,9%, previsto dall’art. 5 della Direttiva.

Sempre l’art. 6 ha stabilito che entro l’11 ottobre 2025 gli Stati membri predisponessero e rendessero pubblico un inventario degli edifici pubblici riscaldati o raffrescati, di proprietà o occupati dagli enti pubblici, con superficie utile complessiva superiore a 250 m², da aggiornare almeno ogni due anni.

Direttiva Case Green: l’Italia non ha ancora inviato il Piano di ristrutturazione

Se la prima contestazione della Commissione si inserisce in un quadro normativo particolarmente rilevante per la pianificazione degli interventi sul patrimonio immobiliare pubblico, il secondo parere motivato interessa ancora più direttamente il settore edilizio.

Con la procedura INFR(2026)2024, la Commissione contesta all’Italia la persistente mancata trasmissione della proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, il documento previsto dall’art. 3 della Direttiva (UE) 2024/1275.

Il termine era fissato al 31 dicembre 2025 e l’Italia non è l’unico Paese interessato dalla contestazione: il parere motivato è stato inviato anche a Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia.

La procedura era già stata aperta nel marzo 2026 con una lettera di costituzione in mora. A distanza di diversi mesi, secondo quanto riferito dalla Commissione, i nove Stati membri interessati non hanno ancora trasmesso la proposta di Piano e Bruxelles ha quindi deciso di procedere con il secondo passaggio formale della procedura d’infrazione.

Piano nazionale di ristrutturazione: contenuti, obiettivi e scadenze

Il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali ciascuno Stato membro deve definire la propria strategia di trasformazione del patrimonio immobiliare.

L’art. 3 della Direttiva (UE) 2024/1275 prevede infatti che ogni Stato elabori un Piano finalizzato alla ristrutturazione del parco nazionale degli edifici residenziali e non residenziali, pubblici e privati, con l’obiettivo di arrivare entro il 2050 a un patrimonio edilizio altamente efficiente sotto il profilo energetico e decarbonizzato, progressivamente trasformato in un parco immobiliare a emissioni zero.

La programmazione deve partire da una ricognizione del patrimonio edilizio nazionale e comprendere una serie articolata di informazioni, tra cui le caratteristiche degli edifici, la loro epoca di costruzione, le zone climatiche, i consumi, le barriere di mercato, le capacità del settore delle costruzioni e dell’efficienza energetica, oltre agli elementi necessari per affrontare la povertà energetica e sostenere le famiglie vulnerabili.

Il Piano deve inoltre individuare una tabella di marcia con obiettivi misurabili e indicatori di progresso, definendo le politiche e le misure necessarie per accompagnare la trasformazione del patrimonio edilizio fino al 2050.

La Direttiva prevede anche che il progetto di Piano sia sottoposto a consultazione pubblica prima della sua trasmissione alla Commissione e che la programmazione venga aggiornata secondo un ciclo quinquennale.

La prima proposta avrebbe dovuto essere inviata entro il 31 dicembre 2025, mentre il primo Piano nazionale definitivo dovrà essere trasmesso entro il 31 dicembre 2026.

EPBD IV: perché il Piano di ristrutturazione è decisivo per l’attuazione nazionale

Attraverso il Piano nazionale di ristrutturazione gli obiettivi europei della Direttiva Case Green devono tradursi in una traiettoria nazionale di intervento sul patrimonio immobiliare.

Al suo interno devono trovare coerenza le diverse misure introdotte dalla EPBD IV: dagli edifici a emissioni zero agli standard minimi di prestazione energetica per il patrimonio non residenziale, passando per le traiettorie di riduzione dei consumi degli edifici residenziali, la decarbonizzazione degli impianti, lo sviluppo delle infrastrutture per la mobilità sostenibile e gli strumenti di sostegno finanziario alla riqualificazione.

Il Piano dovrà quindi indicare attraverso quali politiche, misure, risorse e strumenti accompagnare la trasformazione del patrimonio edilizio. È per questo che la mancata trasmissione della proposta entro il termine previsto assume un rilievo che va oltre il semplice mancato rispetto di una scadenza amministrativa: il documento rappresenta infatti uno dei riferimenti attraverso i quali dovrà essere organizzata l’attuazione nazionale della EPBD IV nei prossimi anni.

Procedure d’infrazione UE: cosa deve fare adesso l’Italia

Per entrambe le procedure l’Italia dispone ora di due mesi per fornire una risposta alle contestazioni formulate dalla Commissione europea.

Sul fronte della Direttiva (UE) 2023/1791 dovrà completare il recepimento delle disposizioni considerate ancora mancanti e fornire alla Commissione gli elementi necessari a dimostrare la piena attuazione degli obblighi europei.

Per quanto riguarda invece la EPBD IV, l’adempimento contestato è ben individuato: la trasmissione della proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, attesa dal 31 dicembre 2025.

Qualora le risposte dell’Italia non vengano ritenute soddisfacenti, la Commissione potrà decidere di portare le procedure davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Al di là dell’esito delle due procedure, i ritardi segnalati da Bruxelles riportano però al centro una questione più ampia: la capacità dell’Italia di tradurre gli obiettivi europei sull’efficienza energetica e sulla decarbonizzazione in una programmazione nazionale stabile, soprattutto in presenza di un patrimonio edilizio in larga parte datato e di un fabbisogno di riqualificazione destinato a crescere nei prossimi anni.

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