Ingegneria: cala il numero dei laureati magistrali, crescono i triennali e le donne
Il nuovo Rapporto del Centro Studi CNI fotografa nel 2024 un cambiamento profondo nella formazione ingegneristica italiana
Cambia il volto della formazione ingegneristica in Italia. Dopo anni di crescita costante, il 2024 segna una svolta: aumentano i laureati triennali ma calano i magistrali.
A dirlo è l’annuale Rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che analizza i dati del MUR sull’andamento delle lauree nei corsi di ingegneria.
Laureati in ingegneria: il report CNI 2024
Nel 2024 i laureati di primo livello in ingegneria hanno superato quota 31.000, circa 1.200 in più rispetto al 2023, confermando una tendenza espansiva ormai consolidata.
In controtendenza, invece, i laureati magistrali, scesi a 26.722, con una flessione che porta la loro quota sotto il 15% del totale delle lauree italiane, il valore più basso dell’ultimo decennio.
Particolarmente significativa è la crisi dei corsi del settore civile e ambientale, che registrano appena 4.802 laureati contro i 5.077 del 2023. In crescita, al contrario, i corsi ritenuti più “innovativi”: ingegneria gestionale si conferma la classe più frequentata con oltre 4.500 laureati, pari al 17% del totale.
La presenza femminile raggiunge il massimo storico
Altro dato di rilievo è l’aumento delle laureate in ingegneria, che nel 2024 hanno toccato il record di 16.301 unità, pari al 31,5% del totale.
Una presenza in crescita costante negli ultimi quindici anni, con punte superiori al 60% in alcuni corsi come ingegneria biomedica e architettura e ingegneria edile-architettura.
Al contrario, la partecipazione femminile resta minoritaria in ambiti come meccanica, elettronica ed elettrotecnica, dove si ferma attorno al 15–17%.
Politecnici, atenei telematici e geografia dei nuovi ingegneri
Il Politecnico di Milano e quello di Torino continuano a rappresentare i principali poli di formazione, concentrando quasi il 30% dei laureati in ingegneria.
Ma la vera novità è la crescita esponenziale delle università telematiche: nel 2024, tre di esse (E-Campus, Mercatorum e Pegaso) figurano tra i primi dieci atenei italiani per numero di laureati, formando il 15% dei triennali e quasi l’8% dei magistrali.
Questo fenomeno ha modificato anche la mobilità territoriale: mentre nel Nord-Ovest oltre il 90% dei giovani consegue la laurea nella propria area di residenza, nel Mezzogiorno la quota scende al 53%, con un quinto dei laureati che sceglie un ateneo telematico.
Il Politecnico di Torino si conferma, inoltre, l’università più attrattiva per gli studenti stranieri (oltre il 35% dei laureati esteri in Italia).
Un sistema in trasformazione
Il Presidente del CNI Angelo Domenico Perrini sottolinea come l’ingegneria stia vivendo una fase di profonda trasformazione: “Crescono i corsi più innovativi, che ampliano la presenza degli ingegneri in settori prima impensabili, ma rischiano di ridurne la riconoscibilità professionale. Il calo dei laureati magistrali preoccupa, perché la solidità scientifica della formazione italiana è sempre stata il nostro punto di forza”.
Da qui le due linee di azione indicate dal Consiglio Nazionale:
- introduzione del tirocinio formativo durante il percorso accademico, con una prova pratica di competenze professionali;
- obbligatorietà di iscrizione all’Albo per tutti coloro che esercitano la professione, quale garanzia di competenza, aggiornamento e responsabilità.
Il consigliere segretario Giuseppe Margiotta, delegato al Centro Studi, aggiunge: “L’ingegneria oggi attraversa ogni ambito del vivere quotidiano, dall’energia all’informatica, dall’ambiente alla gestione aziendale. È necessario che il sistema ordinistico riesca a rappresentare tutte le nuove figure professionali, garantendo qualità e competenze”.
Il Presidente del Centro Studi Marco Ghionna sintetizza così il significato del Rapporto 2024 “Crescono i triennali e le donne, ma diminuiscono i magistrali e gli iscritti all’Albo. È un segnale da non sottovalutare: la professione deve mantenere un legame forte con le nuove generazioni, rafforzando il ponte tra università, ordini e mondo del lavoro”.
L’immagine che emerge è quella di un’ingegneria italiana in piena evoluzione: più inclusiva, più diffusa, ma anche più frammentata. Una sfida culturale e professionale che impone di ripensare il percorso formativo e il ruolo sociale dell’ingegnere, ancora oggi figura chiave per lo sviluppo del Paese.
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