Compositi FRP, il decreto n. 248/2026 aggiorna le Linee guida su qualificazione e accettazione

Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha approvato il testo di luglio 2026, che sostituisce la Linea guida del 2019 e ridisegna il metodo di determinazione della temperatura di transizione vetrosa, con effetti sui Certificati di Valutazione Tecnica già rilasciati e sulle prove che il direttore dei lavori deve disporre in cantiere.

di Redazione tecnica - 25/08/2026

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Dal Consiglio superiore dei lavori pubblici è arrivato il decreto del Presidente n. 248 dell'11 agosto 2026, che approva il testo di aggiornamento delle Linee guida per la identificazione, la qualificazione ed il controllo di accettazione di compositi fibrorinforzati a matrice polimerica (FRP) da utilizzarsi per il consolidamento strutturale di costruzioni esistenti, nella versione datata luglio 2026. Il provvedimento aggiorna e sostituisce la precedente Linea guida pubblicata con DP n. 293 del 29 maggio 2019, ed entra in vigore dalla data della sua pubblicazione sul sito istituzionale del Consesso.

L'aggiornamento nasce dall'esigenza di adeguare i contenuti all'evoluzione tecnica e normativa. Sullo sfondo si colloca il Regolamento (UE) 2024/3110, richiamato dal testo, che fissa norme armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che sostituisce progressivamente il Regolamento (UE) n. 305/2011. Il percorso è passato da una proposta trasmessa alla Presidenza il 21 gennaio 2026 da un gruppo di lavoro istituito in seno al Consiglio e dall'avviso favorevole dell'Assemblea generale, espresso con parere n. 4/2026 nell'adunanza del 13 luglio 2026.

Come è organizzato il documento e a quali prodotti si rivolge

La Linea guida si articola in dieci capitoli, più due allegati che riportano le schede tecniche tipo per i sistemi preformati e per quelli realizzati in situ. Dopo scopo, campo di applicazione e riferimenti normativi, il testo dedica due capitoli distinti alle due famiglie di prodotto, con classificazione e prove di qualificazione, per poi passare alla qualificazione del fabbricante, al sistema di gestione della qualità, alla procedura per il rilascio del Certificato di Valutazione Tecnica, alle procedure di accettazione in cantiere e al regime transitorio.

Il presupposto resta il § 11.1 delle Norme tecniche per le costruzioni approvate con D.M. 17 gennaio 2018, che impone identificazione, qualificazione e controllo di accettazione per tutti i materiali a uso strutturale. Poiché i compositi fibrorinforzati non sono normati dalle vigenti norme tecniche e non dispongono di una norma armonizzata, la strada obbligata è il Certificato di Valutazione Tecnica rilasciato dal Servizio Tecnico Centrale, con istanza che deve arrivare dal Fabbricante secondo la definizione del regolamento europeo.

Il perimetro comprende sistemi con fibre lunghe e continue di acciaio ad alta resistenza, arammide, basalto, carbonio e vetro AR immerse in matrice polimerica termoindurente, distinti in preformati, ossia lamine e nastri prodotti in stabilimento e incollati in cantiere, e sistemi impregnati in situ, ossia fogli o tessuti impregnati direttamente in opera. Restano escluse le matrici termoplastiche, così come le barre e gli elementi con sezione diversa da quella rettangolare sottile. Le classi sono undici per i preformati e otto per i sistemi in situ, queste ultime comprensive di due classi in acciaio ad alta resistenza, per le quali la resistenza a trazione corrisponde alla tensione di snervamento.

La novità che pesa di più riguarda la temperatura di transizione vetrosa

Il passaggio destinato a incidere maggiormente sulla pratica professionale riguarda la determinazione della temperatura di transizione vetrosa. Il metodo resta la calorimetria differenziale a scansione secondo la UNI EN ISO 11357-2, ma con un unico ciclo di riscaldamento, senza quello destinato a cancellare la storia termica del provino, trattandosi di materiale reattivo. La deviazione rispetto alla procedura standard va riportata esplicitamente nel rapporto di prova.

Per le resine impregnanti dei sistemi realizzati in situ e per adesivi, primer e rasature la preparazione segue una sequenza definita, con colatura della resina entro cinque minuti dalla miscelazione, un primo condizionamento di 48 ore in condizioni atmosferiche standard e un secondo condizionamento di 24 ore a 45 gradi, da eseguire entro sessanta ore dalla preparazione del campione. Ne derivano due valori, il primo rappresentativo della situazione subito dopo la messa in opera e il secondo, definito di riferimento, rappresentativo della condizione dopo almeno una stagione estiva. Il valore da assumere per la temperatura di esercizio è il minore fra quelli di riferimento rilevati sui tre campioni, e il limite superiore di impiego si ottiene sottraendo quindici gradi alla transizione vetrosa più bassa fra quelle dei materiali che compongono il sistema. Poiché il riferimento è la temperatura esterna di 42 gradi prevista al punto 3.5.2 delle Norme tecniche per le costruzioni 2018, ne discende una transizione vetrosa minima di 57 gradi, salvo impieghi particolari da riportare nel certificato.

In cantiere il controllo resta in capo al direttore dei lavori

I controlli di accettazione sono obbligatori e ricadono sotto la responsabilità del direttore dei lavori, che deve verificare la copertura di ogni lotto di spedizione, quando i prodotti non sono marcati CE, con certificato in corso di validità allegato ai documenti di trasporto, mentre per i prodotti marcati CE deve acquisire dalla ditta produttrice la dichiarazione di prestazione. Per i sistemi preformati il prelievo è di tre campioni per ciascun tipo di lamina, mentre per i sistemi in situ i campioni sono sei, confezionati contestualmente alla messa in opera, nelle stesse condizioni ambientali, con la procedura prescritta dal Fabbricante, con gli stessi addetti di cantiere e con il massimo numero di strati previsti nell'intervento. La soglia di accettazione è fissata all'85 per cento dei valori nominali di classe, con una seconda campionatura in caso di esito negativo e con la non conformità dell'intero lotto qualora l'esito resti negativo. A queste si aggiungono le prove di transizione vetrosa su tutte le resine impiegate, in ragione di tre provini per tipologia.

Chiude il testo il regime transitorio, costruito proprio sulla nuova modalità sperimentale. I certificati già rilasciati vanno aggiornati eseguendo le prove secondo la nuova procedura in occasione del rinnovo della validità, che ha cadenza quinquennale, mentre le istanze la cui istruttoria è ancora in corso devono essere aggiornate prima del rilascio del relativo certificato. È il punto su cui fabbricanti, progettisti e direttori dei lavori si troveranno a fare i conti per primi, perché i valori riportati nei documenti oggi in circolazione potrebbero cambiare una volta ricalcolati con il metodo appena approvato.

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