Quando decorrono i termini per il pagamento degli stati di avanzamento lavori? Una stazione appaltante può subordinare il pagamento delle rate di acconto o del saldo all’effettivo trasferimento dei finanziamenti da parte dell’ente erogatore?
E quali conseguenze derivano dall’inserimento nei contratti pubblici di clausole che collegano l’esigibilità del credito dell’appaltatore alla disponibilità delle risorse finanziarie?
Si tratta di una delle questioni più controverse nell’ambito dell’esecuzione dei contratti pubblici, soprattutto nei lavori finanziati mediante fondi regionali, statali o comunitari, dove non è infrequente che le amministrazioni tentino di giustificare ritardi nei pagamenti invocando la mancata disponibilità delle relative provviste.
Sul tema è intervenuto il Tribunale di Salerno con la sentenza n. 6/2026, offrendo una ricostruzione particolarmente approfondita del quadro normativo e giurisprudenziale e affermando un principio da tenere presente nei rapporti tra imprese e amministrazioni: i termini di pagamento previsti dalla legislazione sui contratti pubblici hanno natura imperativa e non possono essere derogati mediante clausole contrattuali peggiorative per l’appaltatore.
Pagamento dei SAL subordinati alla disponibilità risorse: ingiustificati i ritardi della stazione appaltante
La controversia trae origine da un contratto di appalto pubblico nell’ambito del quale l’impresa esecutrice ha lamentato il ritardato pagamento di diversi stati di avanzamento lavori, chiedendo la corresponsione degli interessi maturati a causa dei ritardi accumulati dalla stazione appaltante.
L’amministrazione convenuta si è difesa richiamando una specifica clausola contrattuale secondo cui l’erogazione delle somme dovute all’appaltatore sarebbe avvenuta soltanto dopo l’effettivo trasferimento delle risorse finanziarie da parte dell’ente finanziatore e compatibilmente con la disponibilità di cassa dell’amministrazione.
Secondo la stazione appaltante, tale previsione avrebbe legittimamente differito il momento di esigibilità del credito e, conseguentemente, escluso qualsiasi responsabilità per il ritardo nei pagamenti.
Il Tribunale ha respinto integralmente questa impostazione.
Clausole che subordinano il pagamento dei SAL ai finanziamenti: il contrasto della giurisprudenza
Uno degli aspetti più interessanti della sentenza consiste nell’analisi del consolidato contrasto giurisprudenziale formatosi negli anni sulla validità delle clausole che subordinano il pagamento dei SAL all’erogazione dei finanziamenti pubblici.
Secondo un primo orientamento, tradizionalmente più rigoroso, tali clausole devono essere considerate nulle perché alterano il sistema normativo volto a garantire tempi certi di pagamento e una tutela effettiva del credito dell’appaltatore.
Un diverso filone giurisprudenziale, sviluppatosi soprattutto in alcune pronunce della Corte di Cassazione, ha invece ritenuto ammissibile subordinare il pagamento all’acquisizione della relativa provvista finanziaria, qualificando tali clausole come semplici modalità di determinazione del termine di adempimento dell’obbligazione.
Il Tribunale di Salerno aderisce espressamente al primo orientamento, ritenendolo maggiormente coerente con l’evoluzione della normativa nazionale ed europea intervenuta negli ultimi decenni.
Da quando decorrono i termini di pagamento di SAL e certificato di pagamento
In particolare, la pronuncia ricostruisce l’evoluzione legislativa che, a partire dal d.Lgs. n. 163/2006, ha progressivamente rafforzato la tutela dell’appaltatore contro i ritardi delle amministrazioni.
Con riferimento al previgente Codice dei contratti pubblici, il Tribunale ha richiamato l’art. 133 del d.Lgs. n. 163/2006 e gli articoli 29 e 30 del D.M. n. 145/2000, evidenziando come fossero già stati previsti dei termini massimi inderogabili per il pagamento delle rate di acconto e di saldo decorrenti dall’emissione dei certificati di pagamento.
Secondo il Giudice, la formulazione normativa non lascia spazio a interpretazioni differenti: i contratti possono eventualmente prevedere termini inferiori rispetto a quelli stabiliti dalla legge, ma non possono introdurre condizioni o meccanismi che consentano di differire ulteriormente il pagamento.
Ne consegue che qualsiasi clausola che colleghi il pagamento all’accredito dei finanziamenti o ad altri eventi futuri e incerti si pone in contrasto con una disciplina avente carattere imperativo.
Direttiva 2011/7/UE e appalti pubblici: perché i pagamenti devono avere termini certi
Particolarmente significativa è la valorizzazione del diritto europeo. Il Tribunale ha richiamato infatti la Direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, evidenziando come la normativa abbia imposto agli Stati membri di garantire termini di pagamento predeterminati e certi nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.
Secondo il giudice, proprio la finalità perseguita dalla direttiva impedisce di ritenere valide clausole che subordinino il pagamento a eventi futuri non predeterminabili e potenzialmente rimessi alla disponibilità finanziaria dell’amministrazione.
Una diversa interpretazione consentirebbe infatti di svuotare di contenuto le garanzie predisposte dall’ordinamento europeo per contrastare i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione.
Disciplina dei pagamenti nei d.Lgs. n. 50/2016 e d.Lgs. n. 36/2023: una continuità normativa evidente
Le conclusioni della sentenza non si limitano a riportare quanto previsto dalla disciplina del d.Lgs. n. 163/2006, osservando invece che il medesimo principio trova conferma anche nell’art. 113-bis del d.Lgs. n. 50/2016, il quale ha fissato in trenta giorni il termine ordinario per il pagamento degli acconti decorrente dall’adozione del SAL, consentendo deroghe soltanto entro limiti rigorosamente predeterminati e oggettivamente giustificati.
Tale impostazione è stata successivamente confermata anche dall’attuale Codice dei contratti pubblici, che continua a fondare il sistema dei pagamenti su termini certi e predeterminati collegati all’emissione degli atti contabili dell’appalto.
La decisione evidenzia pertanto una sostanziale continuità normativa che attraversa tutte le principali riforme del settore, dal d.Lgs. n. 163/2006 fino all’attuale d.Lgs. n. 36/2023.
Nulle le clausole che rinviano il pagamento all’arrivo dei fondi
Non residua quindi nessun margine di dubbio: le clausole contrattuali che subordinano il pagamento dei SAL o delle rate di saldo all’effettiva erogazione del finanziamento risultano affette da nullità per contrasto con norme imperative.
Tali pattuizioni consentono infatti alla stazione appaltante di differire il pagamento sine die, legandolo a un evento futuro e incerto che non consente all’appaltatore di conoscere preventivamente il momento in cui il proprio credito diverrà esigibile.
La nullità opera indipendentemente dalla volontà delle parti e determina la sostituzione automatica della clausola con la disciplina legale prevista dal Codice dei contratti pubblici e dal D.Lgs. n. 231/2002 in materia di ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
Ritardato pagamento dei SAL: le tutele per imprese e stazioni appaltanti
La pronuncia offre indicazioni particolarmente rilevanti sia per le stazioni appaltanti sia per gli operatori economici.
Per le amministrazioni si conferma l’impossibilità di utilizzare clausole contrattuali che trasferiscano sull’appaltatore il rischio connesso ai tempi di erogazione dei finanziamenti pubblici. La programmazione finanziaria dell’intervento e la gestione dei flussi di cassa restano infatti responsabilità dell’ente committente e non possono incidere sui termini legali di pagamento.
Dal punto di vista delle imprese, la sentenza rappresenta un importante strumento di tutela nei confronti di prassi ancora diffuse che tendono a subordinare i pagamenti all’arrivo delle risorse finanziarie provenienti da altri enti pubblici.
Particolarmente significativa è inoltre l’affermazione secondo cui il credito per interessi moratori matura automaticamente una volta decorso il termine legale di pagamento, senza che possa assumere rilievo la mancata disponibilità delle somme presso la tesoreria dell’amministrazione.
Pagamento dei SAL negli appalti pubblici: il principio da applicare nei contratti
La sentenza propone così una ricostruzione sistematica della disciplina dei pagamenti negli appalti pubblici, riaffermando un principio che trova fondamento tanto nel diritto nazionale quanto in quello europeo: i termini di pagamento decorrono dall’emissione del SAL e del certificato di pagamento e non possono essere subordinati all’arrivo dei finanziamenti destinati all’opera.
Le clausole che rinviano l’esigibilità del credito dell’appaltatore all’accredito delle relative provviste finanziarie risultano pertanto nulle perché incompatibili con la disciplina imperativa posta a tutela del contraente privato e con gli obiettivi perseguiti dalla normativa europea contro i ritardi di pagamento.
In attesa di un definitivo consolidamento di questo orientamento giurisprudenziale, la pronuncia rappresenta uno dei più autorevoli interventi recenti sul tema e offre un importante punto di riferimento per tutte le controversie concernenti il ritardato pagamento degli stati di avanzamento lavori e delle rate di saldo negli appalti pubblici.