Ritardo nel pagamento del SAL e lavori sospesi: fin dove può spingersi l’impresa

Il ritardo nel pagamento può giustificare il fermo del cantiere, ma dopo la liquidazione l’impresa deve riprendere i lavori oppure dimostrare che le conseguenze economiche subite le impediscono di proseguire l’appalto.

di Redazione tecnica - 07/10/2026

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Nel corso dell’esecuzione di un appalto pubblico, il ritardo nel pagamento di uno stato di avanzamento può mettere l’impresa in una situazione particolarmente delicata, soprattutto quando le somme già maturate rappresentano una quota rilevante del valore del contratto e il mancato incasso si protrae abbastanza a lungo da rendere più difficile sostenere forniture, costi di cantiere e obbligazioni già assunte.

Un esempio è la vicenda affrontata dal Tribunale di Nocera Inferiore con la sentenza n. 1893/2026, relativa a un appalto nel quale il primo SAL era stato pagato con 467 giorni di ritardo.

L’impresa aveva sospeso le lavorazioni in attesa della liquidazione e il giudice ha ritenuto giustificata quella scelta fino alla data del pagamento. In seguito, però, il cantiere era rimasto fermo per circa un anno e mezzo, mentre il rapporto contrattuale continuava a produrre i propri effetti.

Il ritardo della stazione appaltante aveva quindi giustificato l’interruzione in una prima fase, mentre dopo la liquidazione delle somme occorreva verificare se esistessero ancora ragioni tali da impedire la prosecuzione dei lavori e se queste fossero state effettivamente dimostrate.

SAL pagato in ritardo: il fermo dei lavori ha un limite

L’appalto riguardava la realizzazione di un impianto sportivo. I lavori erano stati avviati in via d’urgenza e, con la maturazione del primo stato di avanzamento, l’impresa aveva emesso una fattura per le opere già eseguite.

Il pagamento non era arrivato nei mesi successivi e nell’agosto dello stesso anno l’impresa aveva comunicato l’interruzione delle lavorazioni, precisando che le avrebbe riprese dopo il perfezionamento del contratto e la liquidazione del primo SAL.

La somma era stata poi corrisposta soltanto oltre un anno dopo, al termine di una lunga sequenza di richieste documentali, integrazioni e passaggi amministrativi che avevano coinvolto la stazione appaltante e il soggetto finanziatore.

Dopo quella data, tuttavia, i lavori non erano ripresi. La stazione appaltante aveva quindi emesso diversi ordini di servizio e, nel dicembre 2016, era stata formalmente accertata la persistente inattività del cantiere. Nel gennaio successivo era stato constatato che le lavorazioni risultavano ancora ferme e che il cantiere era stato abbandonato, fino ad arrivare, nel marzo 2017, alla risoluzione del contratto per inadempimento dell’impresa.

L’appaltatore aveva contestato la risoluzione sostenendo che la situazione fosse stata determinata dal ritardo della stazione appaltante e aveva chiesto anche il risarcimento dei danni che riteneva di avere subito a causa del mancato pagamento.

Ritardo nel pagamento del SAL: quando la sospensione dei lavori è giustificata

Nella ricostruzione del Tribunale, la gestione amministrativa che aveva preceduto la liquidazione del SAL era risultata particolarmente lenta, con richieste di integrazione, trasmissioni documentali tardive e una serie di adempimenti che avevano allungato in maniera significativa i tempi di pagamento.

La stazione appaltante aveva attribuito parte del ritardo al Ministero chiamato a erogare le risorse, ma il giudice aveva rilevato che dagli atti emergevano anche omissioni e ritardi riconducibili all’ente, che non aveva dimostrato né una mancata collaborazione dell’impresa né l’esistenza di cause estranee alla propria sfera di azione.

Nel frattempo, le lavorazioni comprese nel primo SAL erano state eseguite e non risultavano contestazioni sulla loro contabilizzazione. Anche l’importo aveva un peso rilevante, considerando che la fattura superava i 100 mila euro rispetto a un appalto di poco superiore a 288 mila euro.

Su queste basi, il Tribunale ha ritenuto ingiustificato il ritardo nel pagamento e legittima l’interruzione delle lavorazioni fino alla data in cui la somma era stata effettivamente corrisposta.

SAL pagato, lavori ancora fermi: perché l’impresa doveva riprendere il cantiere

Il pagamento aveva però eliminato la situazione che aveva giustificato l’interruzione delle lavorazioni.

L’impresa non aveva chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento della stazione appaltante e il rapporto contrattuale era quindi rimasto in essere. Da quel momento, secondo il Tribunale, l’appaltatore avrebbe dovuto riprendere l’esecuzione.

Il cantiere era invece rimasto inattivo per circa un anno e mezzo, nonostante gli ordini di servizio e i solleciti della stazione appaltante.

Il ritardo nel pagamento del primo SAL, che aveva giustificato la sospensione fino alla liquidazione, non era più sufficiente a spiegare l’inattività successiva. Se l’impresa riteneva che quel ritardo avesse prodotto conseguenze tali da impedirle di proseguire i lavori, avrebbe dovuto dimostrarlo.

Danno da tardivo pagamento: cosa deve provare l’impresa

L’appaltatore aveva sostenuto che i 467 giorni trascorsi senza ricevere il pagamento avessero determinato una grave esposizione debitoria, difficoltà nei rapporti con i fornitori e azioni esecutive, fino a compromettere la possibilità di tornare regolarmente in cantiere.

Il Tribunale ha ritenuto plausibile, in astratto, che un ritardo di quella durata potesse produrre conseguenze economiche rilevanti, soprattutto in presenza di una somma significativa rispetto al valore complessivo dell’appalto. Servivano però elementi capaci di dimostrare il rapporto tra il mancato pagamento e la crisi aziendale lamentata.

Nel giudizio erano stati prodotti due atti di pignoramento presso terzi ed erano stati richiamati alcuni protesti. Il giudice li ha ritenuti insufficienti per ricostruire la situazione economica complessiva dell’impresa, anche perché alcuni debiti protestati erano stati successivamente onorati e gli importi dei pignoramenti risultavano inferiori a 30 mila euro.

Per verificare se la crisi fosse realmente derivata dal mancato pagamento, sarebbe stato necessario disporre di una documentazione più ampia, capace di mostrare l’andamento patrimoniale e finanziario dell’impresa nel periodo interessato e negli anni immediatamente precedenti e successivi.

Il Tribunale ha richiamato espressamente i bilanci, che avrebbero consentito di ricostruire la situazione aziendale nel tempo e di verificare se il peggioramento fosse effettivamente collegato al ritardo della stazione appaltante.

In assenza di questa documentazione, il danno lamentato e il relativo nesso causale non sono stati ritenuti provati, così come non è stata dimostrata l’impossibilità di riprendere i lavori dopo il pagamento del SAL.

Sospensione dei lavori e risoluzione del contratto: il limite dopo il pagamento del SAL

Il Tribunale ha quindi ritenuto legittima la risoluzione del contratto per inadempimento dell’impresa e ha respinto anche la domanda di risarcimento del danno.

Il mancato pagamento aveva giustificato la sospensione fino a quando la stazione appaltante era rimasta inadempiente. Una volta liquidato il primo SAL, però, l’impresa avrebbe dovuto riprendere le lavorazioni oppure dimostrare che il ritardo aveva prodotto conseguenze economiche tali da impedirle di proseguire l’appalto.

Il ritardo nel pagamento può quindi giustificare il fermo dei lavori finché perdura l’inadempimento della stazione appaltante; dopo la liquidazione delle somme, se l’impresa continua a non eseguire, deve dimostrare che gli effetti di quel ritardo le impediscono ancora di riprendere il cantiere.

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