Sanatoria edilizia in area vincolata: il valore del parere tardivo della Soprintendenza

Il diniego è illegittimo se non preceduto dalla conclusione del procedimento paesaggistico e dalla valutazione puntuale delle opere

di Redazione tecnica - 08/07/2025

È legittimo il diniego del Comune su un’istanza di sanatoria edilizia senza che sia stato concluso il procedimento paesaggistico? E ancora: in presenza di un precedente giudicato amministrativo che accerta la tardività del parere di compatibilità paesaggistica, l’amministrazione può negare la sanatoria?

La sentenza del TAR Campania del 27 giugno 2025, n. 1239 offre un importante contributo giurisprudenziale in materia di accertamento di conformità urbanistica e compatibilità paesaggistica, evidenziando come l’adozione di provvedimenti repressivi da parte della Pubblica Amministrazione debba necessariamente confrontarsi con il rispetto del giudicato amministrativo e con una puntuale istruttoria tecnica e normativa.

Diniego di sanatoria edilizia: è legittimo senza prima valutare la compatibilità paesaggistica?

La questione riguarda il ricorso contro il provvedimento di rigetto da parte di un Comune dell’istanza di accertamento di conformità presentata per sanare alcuni interventi realizzati in due immobili ad uso turistico-ricettivo. Secondo l’Amministrazione, tali opere avevano comportato un incremento di superficie utile e volume, modifiche prospettiche e sarebbero stati quindi riconducibili a ristrutturazione edilizia, in area paesaggisticamente vincolata, senza l’autorizzazione prescritta.

Sui due immobili erano peraltro pendenti istanze di condono mai definite e due distinte istanze – una edilizia e una paesaggistica – entrambe depositate nel 2015.
Il contenzioso aveva alle spalle due sentenze definitive del 2021, con il cui il TAR aveva annullato i precedenti dinieghi in quanto “La disciplina di cui all’art. 167 comma 5, d.lg. n. 42 del 2004 relativa al procedimento volto all’accertamento di compatibilità paesaggistica prevede che l’autorità si pronunci previo parere (espressamente qualificato come) vincolante della Soprintendenza. A fronte della natura, degli effetti e della obbligatorietà del parere della Soprintendenza, l’adozione del diniego in mancanza di tale fondamentale elemento consultivo rende l’attività successiva del Comune viziata in termini di illegittimità. Né è invocabile la sanatoria processuale ex art. 21 octies l. 241 cit., a fronte del carattere ampiamente discrezionale del parere obbligatorio e vincolante in questione”.

Sostanzialmente la tardività del parere della Soprintendenza non lo rendeva vincolante e il diniego del Comune non sarebbe stato fondato su motivazioni puntuali.

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