Assunzioni stabili e nuovi investimenti, 200 milioni l’anno per le imprese

Due avvisi Irfis attuano la Legge regionale Sicilia n. 1 del 5 gennaio 2026: contributi a fondo perduto per assunzioni a tempo indeterminato e per nuova occupazione collegata agli investimenti

di Redazione tecnica - 21/04/2026

Entrano nella fase operativa gli incentivi previsti dalla Legge Regionale Sicilia n. 1 del 5 gennaio 2026, con la pubblicazione di due avvisi che mettono a disposizione delle imprese un pacchetto di agevolazioni da 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028.

Le due misure costruiscono un impianto che tiene insieme stabilità occupazionalepolitiche di investimento e criteri premiali legati alla qualità del lavoro.

La prima linea sostiene direttamente l’assunzione stabile; la seconda collega l’incentivo occupazionale a un progetto di sviluppo aziendale. In entrambi i casi, la struttura a sportello e la presenza di asseverazioni tecniche spostano l’attenzione sulla capacità dell’impresa di arrivare preparata all’apertura dei termini.

Incentivi assunzioni imprese in Sicilia: chi può richiedere i fondi

La gestione delle misure è affidata a Irfis FinSicilia S.p.A., soggetto gestore del Fondo Sicilia, e il sostegno è riconosciuto sotto forma di contributo a fondo perduto. In entrambi i casi è prevista anche la possibilità di richiedere un’anticipazione fino al 70% del contributo stimato, subordinata alla presentazione di garanzia fideiussoria.

Gli avvisi si rivolgono ai datori di lavoro privati e richiedono, tra i principali presupposti, la presenza di partita IVA attiva, almeno un’unità produttiva localizzata in Sicilia, la regolarità contributiva, il rispetto degli obblighi della Legge n. 68/1999, l’applicazione di trattamenti non inferiori a quelli previsti dai CCNL e l’assenza delle principali cause di esclusione legate a irregolarità, procedure concorsuali o precedenti revoche.

Restano invece esclusi, tra gli altri, gli operatori economici del settore agricolo identificati dalla sezione ATECO A, ad eccezione del comparto agroindustriale, oltre ad alcuni enti pubblici o soggetti assimilati espressamente indicati negli avvisi.

Le linee di intervento

Il primo avviso, attuativo dell’art. 1, è rivolto alle imprese che effettuano assunzioni a tempo indeterminato, comprese le trasformazioni di contratti a termine.

L’agevolazione copre il 10% del costo totale del lavoro sostenuto nei 36 mesi successivi all’assunzione, con possibilità di maggiorazione fino al 15% in presenza di specifiche condizioni premiali. La dotazione è pari a 150 milioni di euro per ciascuna annualità 2026, 2027 e 2028.

Per il primo anno, le domande potranno essere presentate dal 7 maggio 2026 alle ore 12:00. Sono ammesse le assunzioni o trasformazioni effettuate a decorrere dal 9 gennaio 2026, mentre restano esclusi i rapporti di apprendistato e il lavoro domestico.

Il secondo avviso, attuativo dell’art. 2, è invece destinato alle imprese che realizzano un investimento iniziale, inteso come nuova unità produttiva, ampliamento della capacità esistente, diversificazione della produzione o riconversione sostanziale del processo produttivo.

In questo caso il contributo, sempre nella misura base del 10%, è calcolato sui costi salariali dei nuovi assunti collegati all’investimento per un periodo di due anni, con possibile incremento fino al 15%. La dotazione è pari a 50 milioni di euro l’anno per il triennio 2026-2028 e lo sportello, per il 2026, aprirà il 21 maggio 2026 alle ore 12:00.

La maggiorazione al 15% premia le imprese che dimostrano, già in fase di domanda, elementi qualificanti sul piano organizzativo e sociale.

Rientrano tra questi:

  • l’adozione di un piano di welfare aziendale;
  • il possesso di una certificazione ESG;
  • investimenti in salute e sicurezza ulteriori rispetto agli obblighi normativi;
  • la riduzione dell’orario a 35 ore settimanali a parità di retribuzione;
  • l’assunzione di donne o di disoccupati over 50 da almeno due anni.

La sussistenza di tali condizioni deve essere dichiarata nell’istanza e, ove previsto, adeguatamente documentata.

Anticipazione fino al 70% e saldo a rendicontazione

Uno degli elementi di maggiore interesse operativo è la possibilità di ottenere un’anticipazione fino al 70% del contributo stimato. La richiesta deve essere formulata già in sede di domanda e, per ottenerla, il beneficiario è tenuto a trasmettere entro 60 giorni dalla concessione una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa, di importo almeno pari all’anticipazione richiesta, con durata minima di quattro anni e clausola di escutibilità a prima richiesta.

La parte residua del contributo viene invece erogata a consuntivo, dopo la rendicontazione dei costi salariali effettivamente sostenuti. Nel caso dell’avviso relativo agli investimenti iniziali, il saldo deve essere richiesto entro il 30 aprile dell’anno successivo alla conclusione del biennio riferito all’ultimo lavoratore assunto.

Gli avvisi prevedono inoltre la possibilità di utilizzo del credito d’imposta come modalità alternativa di fruizione, subordinata all’attivazione delle relative procedure.

Come e quando presentare domanda

Le domande devono essere presentate esclusivamente online, mediante procedura a sportello sulla piattaforma dedicata.

Le istanze sono valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione e saranno accettate fino al raggiungimento del 110% della dotazione finanziaria disponibile per ciascuna annualità, elemento che rende determinante la tempestività nella predisposizione della domanda.

Per l’avviso relativo alle assunzioni a tempo indeterminato, ciascuna impresa può presentare una sola domanda per annualità; per l’avviso relativo agli investimenti iniziali, è ammessa una sola domanda per ciascun progetto.

L’istanza è soggetta a imposta di bollo da 16 euro e deve essere corredata da tutta la documentazione richiesta, comprese le asseverazioni professionali previste.

È previsto il soccorso istruttorio, con possibilità di integrazione documentale entro un termine massimo di 15 giorni, fermo restando che le domande prive dei requisiti essenziali o non conformi restano irricevibili.

Revoca del contributo: quando il beneficio può andare perso

Gli avvisi disciplinano in modo puntuale le ipotesi di decadenza e revoca, con obbligo di restituzione totale o parziale delle somme percepite, oltre agli interessi legali.

I principali profili di rischio riguardano:

  • la perdita o assenza dei requisiti;
  • dichiarazioni non veritiere;
  • mancato rispetto delle condizioni previste;
  • omissioni nella rendicontazione o nelle richieste di erogazione;
  • violazioni che incidono sulla legittimità del beneficio.

Nel caso dell’avviso ex art. 1, assume rilievo anche la cessazione anticipata del rapporto di lavoro nei termini indicati.

Le imprese sono inoltre tenute a conservare la documentazione per 10 anni e ad accettare i controlli da parte di Irfis e della Regione. La procedura di revoca prevede una contestazione formale, con assegnazione di 10 giorni per eventuali controdeduzioni prima dell’adozione del provvedimento finale.

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