Stretta sui crediti fiscali: la bozza della Legge di Bilancio 2026 allarma il comparto edilizio
Proposto lo stop alla compensazione dei crediti fiscali per INPS e INAIL. FederEdilizia parla di misura incostituzionale, Mazzetti chiede modifiche per tutelare le imprese
Una misura che rischia di avere un impatto pesantissimo sul sistema delle imprese e, in particolare, sul comparto dell’edilizia. Questo il commento sull’art. 26 contenuto nella bozza della Legge di Bilancio 2026 che introduce, a partire dal 1° luglio 2026, il divieto di utilizzo in compensazione per il pagamento di contributi INPS e INAIL, dei crediti d’imposta diversi da quelli derivanti dalla liquidazione delle imposte.
Stop compensazione contributi previdenziali con crediti di imposta: l'allarme del settore edilizia
Una novità che, come sottolineato da FederEdilizia e dall’on. Erica Mazzetti (FI), viene presentata come strumento di contrasto alle compensazioni indebite ma che, nella sostanza, rischia di colpire in modo indiscriminato anche le imprese che operano nella piena legalità.
La norma modifica l’articolo 4-bis del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, prevedendo che "I crediti d’imposta diversi da quelli emergenti dalla liquidazione delle imposte non possono essere utilizzati in compensazione ai fini del pagamento dei debiti di cui all’articolo 17, comma 2, lettere e), f) e g), del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Tale divieto si applica anche ai crediti d’imposta trasferiti a soggetti diversi dal titolare originario”.
Inoltre, la soglia per la verifica dei debiti fiscali viene abbassata da 100mila a 50mila euro, con un ulteriore irrigidimento dei controlli.
Si tratta, dunque, di un intervento che nega la compensazione dei crediti fiscali – anche se regolarmente maturati e presenti nei cassetti fiscali delle imprese – per il pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi.
FederEdilizia: misura incostituzionale e retroattiva
FederEdilizia esprime una posizione netta e fortemente critica: la norma rappresenta “un annullamento retroattivo evidentemente incostituzionale, che tradisce il legittimo affidamento che le imprese hanno riposto nelle norme fiscali dello Stato”.
L’associazione contesta non solo la retroattività della misura, ma anche la sua finalità formale di attuazione della Riforma 1.12 del PNRR (“Misure di contrasto alle indebite compensazioni”), ritenendo illogico equiparare un credito legittimo a una compensazione indebita.
“È incongruo – si legge ancora – che un credito presente sul cassetto fiscale sia considerato buono per la compensazione IVA/IRES ma non per quella delle previdenze INPS/INAIL”.
L’Associazione evidenzia infine la contraddizione interna alla stessa bozza di manovra: “Lo svilimento dei crediti fiscali appare ancor più ingiustificato se si considera che l’art. 96 concede 23 miliardi di crediti d’imposta alla ZES unica, che verrebbero anch’essi resi in parte inutilizzabili per la compensazione delle previdenze”.
Mazzetti (FI): penalizzate le imprese oneste, non gli evasori
Sulla stessa linea critica anche Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia e responsabile nazionale del dipartimento lavori pubblici del partito, che parla di una vera e propria stretta penalizzante per le imprese: "La previsione della legge di bilancio 2026 che dal 1° luglio prossimo non si potranno più compensare con i crediti fiscali, diversi da quelli emergenti dalla liquidazione delle imposte, i contributi INPS e i premi INAIL costituisce una ulteriore stretta alle possibilità di utilizzare i crediti per le ristrutturazioni edilizie acquisiti dalle imprese e dagli intermediari finanziari”, dichiara l’onorevole.
Mazzetti sottolinea come la relazione tecnica “confonda la giusta lotta ai fenomeni fraudolenti e di evasione fiscale con il blocco dell’utilizzo dei crediti fiscali certi, liquidi ed esigibili”, danneggiando anche chi opera correttamente e non ha carichi pendenti con il Fisco.
Un passaggio particolarmente rilevante riguarda le ripercussioni economiche per le imprese che avevano pianificato la propria gestione finanziaria contando sulla possibilità di compensare i crediti maturati: “Non è ammissibile penalizzare chi è titolare di un credito, sul quale ha elaborato previsioni di gestione economico-finanziaria a medio termine e lo usa legittimamente. È opportuno valutare fin da subito una modifica, affinché i 90 milioni di euro di effetti positivi a regime che la norma prevede per l’Erario siano realizzati con il reale contrasto alle attività fraudolente e non bloccando il dovuto agli operatori onesti”.
Sebbene la misura si inserisca formalmente nel percorso di attuazione delle riforme fiscali previste dal PNRR, essa apre dunque un nuovo fronte di tensione tra Governo e settore delle costruzioni.
Dopo il blocco delle cessioni dei crediti e la progressiva riduzione degli incentivi fiscali per l’edilizia, questa nuova limitazione all’utilizzo dei crediti in compensazione, secondo gli operatori del settore, rischia di compromettere la liquidità di migliaia di imprese, già provate dall’aumento dei costi e dalla difficoltà di accesso al credito bancario.