Bonus edilizi 2026: proroga nel ddl di Bilancio, Conto Termico 3.0 e tetto alle detrazioni

Ecobonus, ristrutturazioni, sismabonus e bonus mobili confermati nel 2026 alle regole 2025. Nel frattempo avanzano Conto Termico 3.0 e limite complessivo alle detrazioni (art. 16-ter TUIR).

di Redazione tecnica - 22/12/2025

Ancora una volta il legislatore ha scelto la strada più semplice: una nuova proroga annuale per i bonus edilizi. Il disegno di legge di Bilancio 2026 – che il Parlamento dovrà approvare per la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 2025 – non prova a rimettere ordine nel sistema dei bonus edilizi, non capitalizza davvero l’esperienza – spesso problematica – del Superbonus e non propone alcuna visione di medio periodo. Si limita a trascinare nel 2026 le stesse regole del 2025, rinviando ancora una volta qualsiasi intervento strutturale.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una normativa frammentata, disomogenea, costruita per stratificazioni successive e sempre più affidata alle prassi interpretative degli enti di controllo – Agenzia delle Entrate ed ENEA – piuttosto che a un impianto normativo chiaro e autosufficiente. Di un vero Testo Unico dei bonus edilizi si parla da anni. Ma, anche questa volta, non se ne vede traccia.

Cosa propone il ddl di Bilancio 2026

Sul piano strettamente normativo, l’art. 9 del ddl di Bilancio 2026 modifica il Decreto-Legge n. 63/2013 prorogando, per l’intero anno 2026 e alle stesse condizioni previste per il 2025, le detrazioni relative a:

  • Ecobonus;
  • Bonus ristrutturazioni edilizie;
  • Sismabonus;
  • Bonus mobili.

Nessuna nuova tipologia di intervento, nessuna semplificazione procedurale, nessuna razionalizzazione delle percentuali. La logica è puramente conservativa: evitare il ritorno automatico alle aliquote “a regime” più basse, senza però affrontare il tema centrale della stabilità e della coerenza del sistema.

Aliquote 2026: confermata la distinzione tra abitazione principale e altri immobili

Anche per il 2026 resta ferma la distinzione che ha governato nel 2025 l’intero impianto dei bonus edilizi.

Per gli interventi prorogati dall’art. 9, la detrazione spetterà:

  • al 50%, se le spese sono sostenute dal proprietario o titolare di un diritto reale di godimento e riguardano un’unità immobiliare adibita ad abitazione principale;
  • al 36%, in tutti gli altri casi.

La proroga evita dunque un’ulteriore riduzione delle aliquote già dal 2026, ma non risolve il problema di fondo: un sistema per scaglioni temporali brevi, che costringe contribuenti, tecnici e imprese a pianificazioni sempre “a scadenza”.

Bonus mobili: conferma anche per il 2026

Nel medesimo solco si colloca la proroga del bonus mobili, estesa alle spese sostenute nel 2026:

  • detrazione del 50%;
  • limite massimo di spesa pari a 5.000 euro;
  • collegamento obbligatorio a un intervento di recupero edilizio agevolato.

Anche in questo caso, nessuna revisione delle condizioni applicative e nessun intervento sui numerosi dubbi operativi che la misura continua a generare nella pratica quotidiana.

Il convitato di pietra del sistema: il Conto Termico 3.0

In questo quadro, c’è però un elemento che merita attenzione e che difficilmente trova spazio nel dibattito sui bonus edilizi: il Conto Termico 3.0.

Con il Decreto MASE del 7 agosto 2025, il Conto Termico è stato profondamente rivisto e rafforzato, ampliando interventi incentivabili e beneficiari, sia nel settore residenziale che per imprese e pubbliche amministrazioni.

Si tratta di una misura strutturale, con un modello completamente diverso rispetto alle detrazioni fiscali: incentivo diretto erogato dal GSE, procedure dedicate, tempi di rientro spesso più rapidi.

Il quadro che emerge è indicativo. Mentre i bonus edilizi continuano a essere prorogati di anno in anno senza una visione unitaria, il Conto Termico evolve “in parallelo”, fuori dal perimetro della Legge di Bilancio, diventando in molti casi un’alternativa concreta e talvolta più conveniente rispetto alle detrazioni.

Manca però un coordinamento esplicito tra i due strumenti: nessuna integrazione normativa, nessuna logica di sistema, nessuna indicazione chiara su come bonus fiscali e Conto Termico dovrebbero dialogare all’interno di una politica coerente di incentivazione dell’edilizia e dell’efficienza energetica. Ancora una volta, la valutazione di convenienza viene scaricata sui tecnici, chiamati a orientarsi tra regimi diversi, portali diversi e regole diverse.

Il limite “silenzioso”: l’art. 16-ter del TUIR

A complicare ulteriormente il quadro resta poi l’art. 16-ter del d.P.R. n. 917/1986, che ha introdotto un tetto complessivo alle detrazioni per i contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro.

Pur restando fermi i limiti specifici di ciascuna agevolazione, la norma impone un plafond massimo di oneri detraibili, calcolato in funzione del reddito e della composizione del nucleo familiare. Un meccanismo che incide direttamente sulla fruizione “reale” dei bonus edilizi, soprattutto per chi sostiene spese rilevanti e conta su una detrazione pluriennale.

Il punto critico è che questo limite opera in modo trasversale, sommando le detrazioni e considerando, per i bonus edilizi, le singole rate annuali. Di fatto, mentre il legislatore proroga percentuali e tetti di spesa, introduce contestualmente un vincolo che può ridurre in modo significativo il beneficio effettivamente utilizzabile.

Prorogare non significa governare

Letto nel suo insieme, l’art. 9 del ddl di Bilancio 2026 conferma una tendenza ormai strutturale: proroghe annuali al posto di una strategia. Un approccio che può forse garantire continuità nel breve periodo, ma che continua a rinviare il nodo vero: la costruzione di un sistema di incentivi coerente, stabile e leggibile.

Oggi convivono bonus fiscali prorogati di anno in anno, limiti trasversali alle detrazioni come quelli introdotti dall’art. 16-ter del TUIR e strumenti alternativi come il Conto Termico 3.0, che seguono logiche, procedure e tempistiche completamente diverse. Il tutto senza un coordinamento normativo esplicito e senza una regia complessiva sulle politiche di incentivazione dell’edilizia e dell’efficienza energetica.

Il risultato è un sistema che scarica gran parte della complessità sui soggetti operativi: contribuenti, amministratori di condominio, imprese e, soprattutto, tecnici, chiamati a orientarsi tra aliquote, tetti, requisiti soggettivi, rate pluriennali, portali differenti e prassi interpretative in continua evoluzione. Un quadro in cui la certezza del diritto resta fragile e la pianificazione degli interventi continua a dipendere da orizzonti temporali troppo brevi.

La vera riforma non sarebbe l’ennesima proroga, ma un Testo Unico dei bonus edilizi capace di mettere ordine, coordinare detrazioni e incentivi diretti, chiarire le regole applicative e ridurre la dipendenza da FAQ, circolari e chiarimenti ex post.

Fino a quando questo passaggio continuerà a essere rinviato, ogni legge di Bilancio rischierà di replicare lo stesso schema: una soluzione tecnicamente difendibile, ma politicamente irrisolta, che continua a rimandare le scelte di fondo su come – e con quali strumenti – incentivare davvero il patrimonio edilizio nel medio-lungo periodo.

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