Bonus edilizi 2026: ecco cosa ha previsto la Legge di Bilancio
Proroga delle detrazioni alle condizioni 2025: Ecobonus, Bonus Casa, Sismabonus, Bonus Mobili e il limite complessivo alle detrazioni
Con l’approvazione del disegno di legge di Bilancio 2026 da parte del Senato, il quadro normativo sui bonus edilizi per il prossimo anno può ormai dirsi definito. Il voto parlamentare ha chiarito l’impianto complessivo della manovra e, per quanto riguarda gli incentivi edilizi, ha confermato una linea di continuità già ampiamente anticipata nelle versioni precedenti del testo.
Il passaggio alla Camera, convocata per il 28 dicembre 2025, sarà un adempimento sostanzialmente formale. Le tempistiche imposte dalla necessità di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre rendono inevitabile il ricorso a un nuovo voto di fiducia al Governo, con margini pressoché nulli per modifiche sostanziali. In questo contesto, il testo approvato dal Senato può essere considerato definitivo e rappresenta il riferimento certo su cui tecnici, contribuenti e operatori del settore devono iniziare a ragionare in termini operativi.
Una proroga “a condizioni 2025”
Il punto centrale della disciplina è tanto semplice quanto spesso frainteso: la Legge di Bilancio non riscrive la normativa sui bonus edilizi e non introduce nuove agevolazioni. La scelta del legislatore è stata quella di prorogare per tutto il 2026 i bonus già in vigore nel 2025, mantenendone invariato l’impianto normativo e applicativo.
Il 2025 diventa quindi il parametro di riferimento, non l’oggetto dell’intervento. Le regole applicate nel 2025 vengono estese al 2026 senza correttivi, senza semplificazioni e senza una revisione complessiva del sistema. Una soluzione che, da un lato, evita brusche discontinuità e consente una minima pianificazione nel breve periodo, ma che dall’altro conferma l’incapacità – o la mancanza di volontà – di affrontare in modo strutturale il tema degli incentivi edilizi.
Il perno normativo: l’art. 9 e il d.l. n. 63/2013
Dal punto di vista tecnico, l’intervento si concentra sull’art. 9 della Legge di Bilancio, che modifica il decreto-legge n. 63/2013 prorogando, per l’intero 2026, le principali detrazioni edilizie alle stesse condizioni già operative nel 2025.
Si tratta di un intervento minimale, ma non per questo neutro. Non cambiano le definizioni degli interventi agevolabili, non cambiano i requisiti soggettivi dei beneficiari, non cambiano i limiti massimi di spesa. Cambia esclusivamente l’orizzonte temporale di applicazione delle agevolazioni. È una proroga “secca”, che evita il ritorno automatico alle aliquote ordinarie previste a regime, ma che lascia intatto un impianto normativo ormai stratificato, complesso e fortemente dipendente da prassi e interpretazioni.
I bonus confermati anche nel 2026
Per effetto della proroga, nel 2026 restano operative, alle condizioni del 2025, le principali detrazioni edilizie che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Rientrano in questo perimetro le detrazioni relative:
- alla riqualificazione energetica degli edifici (Ecobonus);
- al recupero del patrimonio edilizio (Bonus Casa);
- alla riduzione del rischio sismico (Sismabonus);
- all’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, attraverso il bonus mobili, collegato a interventi di recupero edilizio agevolati (Bonus Mobili).
Non vengono introdotte nuove tipologie di intervento e non vengono risolte le criticità applicative che continuano a emergere nella pratica quotidiana. Ancora una volta, l’assetto complessivo resta affidato in larga misura alla prassi interpretativa e ai chiarimenti successivi, più che a un impianto normativo autosufficiente.
Aliquote confermate e distinzione tra abitazione principale e altri immobili
Anche nel 2026 resta ferma la distinzione, già operativa nel 2025, tra abitazione principale e altri immobili, con effetti diretti sulla misura del beneficio fiscale.
In particolare:
- la detrazione spetta nella misura del 50% se le spese sono sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento e riguardano un’unità immobiliare adibita ad abitazione principale;
- la detrazione si riduce al 36% in tutti gli altri casi.
Una differenza tutt’altro che marginale, che incide in modo concreto sulla convenienza degli interventi e impone valutazioni preventive sempre più attente, soprattutto nei casi di seconde case o di immobili non residenziali.
Bonus mobili: continuità senza chiarimenti
La Legge di Bilancio conferma anche per il 2026 il bonus mobili, replicando integralmente le condizioni del 2025:
- detrazione del 50%;
- limite massimo di spesa pari a 5.000 euro;
- collegamento obbligatorio con un intervento di recupero edilizio agevolato.
Una proroga che assicura continuità, ma che non interviene sui dubbi operativi che la misura continua a generare, in particolare sul coordinamento temporale tra lavori edilizi e acquisto degli arredi e sulla corretta individuazione degli interventi che legittimano l’accesso al beneficio.
Il limite complessivo alle detrazioni resta operativo
Accanto alla proroga dei singoli bonus, continua a operare un elemento che incide in modo trasversale sulla fruizione delle agevolazioni: il limite complessivo alle detrazioni previsto dall’art. 16-ter del TUIR.
Per i contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro, il sistema impone un tetto massimo di oneri detraibili, calcolato in funzione del reddito e della composizione del nucleo familiare. Questo limite non modifica formalmente le percentuali o i massimali delle singole agevolazioni, ma incide direttamente sulla quota di detrazione effettivamente utilizzabile anno per anno.
È un vincolo spesso sottovalutato nella fase di pianificazione, ma che nel 2026 continuerà a pesare in modo concreto, soprattutto nei casi di interventi rilevanti con detrazioni distribuite su più annualità.
Prorogare non significa riformare
Letto nel suo complesso, il quadro che emerge dalla Legge di Bilancio conferma una tendenza ormai strutturale: proroghe annuali al posto di una vera strategia.
Nel 2026 convivranno bonus fiscali prorogati alle condizioni del 2025, limiti trasversali che ne comprimono l’efficacia reale e strumenti alternativi che seguono logiche differenti, senza un coordinamento normativo esplicito e senza una visione unitaria delle politiche di incentivazione del patrimonio edilizio.
Il risultato è un sistema che continua a scaricare gran parte della complessità sui soggetti operativi – contribuenti, imprese, amministratori di condominio e tecnici – chiamati a orientarsi tra aliquote differenziate, requisiti soggettivi, tetti di spesa, rate pluriennali e prassi interpretative in continua evoluzione. La vera riforma non sarebbe l’ennesima proroga, ma un intervento capace di mettere ordine, garantire stabilità e restituire leggibilità a un sistema che continua a vivere su orizzonti temporali troppo brevi.