Uno sguardo al 2026: complessità normative, qualità delle regole e responsabilità dei professionisti

Un bilancio realistico del 2025: Salva Casa, correttivi, conto termico, riforme e il paradosso di Zenone. Per un 2026 fondato su qualità normativa, competenze e visione professionale.

di Gianluca Oreto - 31/12/2025

Cari lettori,

chi lavora nel nostro settore sa bene che il fine anno non è solo un momento di bilanci, ma un’occasione per guardare con lucidità alla strada percorsa e a quella che ci aspetta. E il 2025, sotto molti aspetti, è stato un anno che ci ha costretto a confrontarci con la realtà – spesso dura, a volte contraddittoria – di un sistema normativo e amministrativo che continua a cambiare senza sosta, senza però sempre riuscire a migliorare davvero la qualità dei processi.

Un anno attraversato dalle norme… e dalle loro conseguenze

Il correttivo al Codice dei contratti (D.Lgs. n. 209/2024), entrato in vigore il 1° gennaio, ha segnato l’avvio di un anno caratterizzato da modifiche costanti, pareri interpretativi, atti attuativi e circolari. A questa stagione si è aggiunto il Decreto Infrastrutture 2025, che ha nuovamente riportato al centro la questione – tutt’altro che marginale – della stabilità del quadro normativo.

Parallelamente, il Salva Casa, entrato in vigore nel giugno 2024, ha prodotto per tutto il 2025 un flusso continuo di dubbi applicativi, tensioni con la giurisprudenza e prassi amministrative discordanti. È stata una sorta di stress test del nostro sistema, che ha evidenziato quanto sia fragile il modo in cui gestiamo le difformità edilizie, la documentazione dello stato legittimo, le responsabilità dei tecnici e la capacità degli enti locali di interpretare norme complesse.

Anche sul versante degli incentivi energetici, il 2025 si è chiuso con un passaggio tutt’altro che secondario: l’arrivo delle Regole Applicative del GSE sul Conto Termico 3.0. Dopo mesi di attesa e incertezze operative, il nuovo schema ha finalmente trovato una cornice applicativa più definita, chiarendo aspetti centrali legati a soggetti ammessi, interventi incentivabili e modalità di accesso.

Non si tratta di una semplificazione risolutiva, ma di un passaggio necessario: le Regole Applicative segnano l’inizio vero del Conto Termico 3.0. Non eliminano la complessità, ma la rendono gestibile per chi lavora con competenza.

Per chi opera nella riqualificazione del patrimonio edilizio, il Conto Termico 3.0 rappresenta un’opportunità concreta per guidare interventi di qualità, capaci di incidere davvero sulla transizione ecologica. Ora che le regole sono più chiare, la differenza la farà, ancora una volta, la capacità dei professionisti di applicarle correttamente.

In questo quadro, si avvicina sempre più la futura delega al Governo per il Codice dell’edilizia e delle costruzioni, che arriverà probabilmente nel biennio 2026-2027. Una riforma attesa da anni e che, se affrontata con equilibrio, potrebbe finalmente offrire un impianto organico dopo due decenni di interventi frammentati sul Testo Unico Edilizia. Ma nessuna riforma, da sola, potrà risolvere il nodo principale: la distanza crescente tra la velocità del mondo reale e la lentezza del legislatore.

Il paradosso di Zenone e il limite strutturale della produzione normativa

Quando si parla di qualità normativa, ripeto spesso un’immagine che considero estremamente efficace: il paradosso di Zenone. Come Achille non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga, così il legislatore – per quanto si sforzi – non potrà mai stare al passo con una realtà tecnica, sociale e tecnologica in continua evoluzione.

La conseguenza è evidente: se continuiamo a produrre norme sempre più prescrittive, minuziose, rigide, non faremo altro che aumentare lo scarto tra ciò che la norma immagina e ciò che nella pratica accade davvero. È uno sforzo destinato a inseguire, non a guidare.

Forse è arrivato il momento di riconsiderare l’intera attività normativa, rendendola meno prescrittiva e più prestazionale, capace di definire obiettivi e risultati attesi, lasciando ai professionisti la responsabilità e la libertà di progettare soluzioni innovative. In altre parole, restituire a chi opera sul campo il ruolo che gli spetta: disegnare il futuro, non semplicemente applicare regole scritte da altri.

Allo stesso tempo, è indispensabile rafforzare la formazione a tutti i livelli: nelle scuole tecniche, nelle università, nelle pubbliche amministrazioni, nei percorsi di aggiornamento continuo. Senza competenze solide, nessuna norma – per quanto ben scritta – potrà garantire risultati di qualità.

Costruire il 2026 con più consapevolezza

Guardando avanti, non possiamo aspettarci un anno più semplice. Nuove riforme sono in arrivo, nuovi adempimenti si sommeranno a quelli esistenti, e il contesto economico resta fragile. Ma, allo stesso tempo, si stanno aprendo spazi importanti per ripensare come lavoriamo: più digitalizzazione reale (non solo proclamata), più condivisione delle responsabilità, più attenzione alla programmazione, più ascolto delle esigenze di chi opera nei territori.

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Verso il nuovo anno

Il 2026 non sarà un anno qualunque: sarà l’anno in cui inizierà a prendere forma la riforma edilizia più importante degli ultimi vent’anni e in cui capiremo se la transizione verso un sistema più semplice, più efficiente e più responsabile è davvero possibile.

Da parte mia, l’augurio è che questo nuovo anno ci permetta di lavorare con più serenità, più chiarezza e più consapevolezza del ruolo che ognuno di noi ricopre nel migliorare il territorio in cui viviamo.

Grazie per essere parte della nostra comunità.
Grazie per l’attenzione, il confronto, le idee e le critiche costruttive.

Che il 2026 sia un anno di opportunità concrete, crescita personale e professionale e – speriamo – di maggiore qualità normativa e amministrativa.

Con stima e affetto,
Ing. Gianluca Oreto
Direttore responsabile di LavoriPubblici.it

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