Manovra 2026, in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 199/2025 di Bilancio

Approvazione definitiva, Gazzetta Ufficiale, struttura della legge e analisi delle principali misure tra bonus edilizi, lavori pubblici e politiche fiscali

di Redazione tecnica - 31/12/2025

È stata pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 42/L alla Gazzetta Ufficiale n. 301 la Legge 30 dicembre 2025, n. 199, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”.

Nessuna sorpresa e tutto sostanzialmente confermato per una manovra che complessivamente prevede un intervento di circa 22 miliardi di euro e che si caratterizza per una struttura articolata in due sezioni e 21 articoli, con un impianto fortemente concentrato nell’articolo 1, composto da 973 commi.

La struttura della Legge di Bilancio 2026

Di seguito la struttura della Legge n. 199/2025:

Sezione I – Misure quantitative per la realizzazione degli obiettivi programmatici
Art. 1 – Risultati differenziali del bilancio dello Stato

Sezione II – Approvazione degli stati di previsione
Art. 2 – Stato di previsione dell’entrata
Art. 3 – Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e disposizioni relative
Art. 4 – Stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy e disposizioni relative
Art. 5 – Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e disposizioni relative
Art. 6 – Stato di previsione del Ministero della giustizia e disposizioni relative
Art. 7 – Stato di previsione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e disposizioni relative
Art. 8 – Stato di previsione del Ministero dell’istruzione e del merito e disposizioni relative
Art. 9 – Stato di previsione del Ministero dell’interno e disposizioni relative
Art. 10 – Stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica
Art. 11 – Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e disposizioni relative
Art. 12 – Stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca
Art. 13 – Stato di previsione del Ministero della difesa e disposizioni relative
Art. 14 – Stato di previsione del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e disposizioni relative
Art. 15 – Stato di previsione del Ministero della cultura e disposizioni relative
Art. 16 – Stato di previsione del Ministero della salute e disposizioni relative
Art. 17 – Stato di previsione del Ministero del turismo
Art. 18 – Totale generale della spesa
Art. 19 – Quadro generale riassuntivo
Art. 20 – Disposizioni diverse
Art. 21 – Entrata in vigore

La lettura del MEF e il quadro complessivo della manovra

Nel comunicato diffuso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Legge di Bilancio 2026 viene presentata come una manovra che non comporta un aumento del disavanzo e che si inserisce nel percorso di gestione responsabile e sostenibile dei conti pubblici, in continuità con gli obiettivi di risanamento già avviati.

Secondo il MEF, l’impianto della legge sarebbe orientato a rafforzare il potere d’acquisto, sostenere i redditi più bassi e il ceto medio, ridurre la pressione fiscale su famiglie e lavoro dipendente e affiancare tali interventi a misure mirate di sostegno alle imprese. A questo si aggiungerebbero interventi in ambito sanitario e sociale, con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’accesso ai servizi essenziali e la competitività del sistema economico.

Una lettura che, pur coerente sul piano istituzionale, restituisce tuttavia solo una parte del quadro complessivo, che merita di essere approfondito oltre la sintesi comunicativa.

Le misure della manovra 2026: una lettura oltre il comunicato ufficiale

Al di là della narrazione istituzionale, la Legge di Bilancio 2026 si colloca nel solco di una strategia ormai consolidata: interventi selettivi, frammentati e fortemente condizionati dagli equilibri di finanza pubblica, con un progressivo spostamento dall’idea di incentivo generalizzato a quella di misura mirata e condizionata.

È una manovra che, ancora una volta, non ridisegna i grandi assetti, ma interviene per aggiustamenti successivi, incidendo su ambiti molto diversi tra loro – fisco, welfare, imprese, edilizia, lavori pubblici – senza un vero disegno unitario. Un’impostazione che emerge con particolare evidenza proprio nei settori di maggiore interesse tecnico-operativo.

Bonus edilizi: conferme, ridimensionamenti e stabilizzazione “difensiva”

Sul fronte dell’edilizia privata, la manovra archivia definitivamente la stagione dei bonus espansivi, consolidando un regime ordinario ormai noto.

Per il 2026 restano infatti in vigore:

  • bonus casa, ecobonus e sismabonus, con aliquota al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili;
  • il bonus mobili 50%, con tetto di spesa stabilizzato a 5.000 euro.

Si tratta di misure che non introducono reali novità, ma che assumono un significato preciso: garantire una continuità minima, evitando ulteriori scossoni normativi, pur in assenza di qualsiasi rilancio strutturale del comparto. Una scelta coerente con l’esigenza di contenere l’impatto sui conti pubblici, ma che lascia irrisolti numerosi nodi applicativi, soprattutto per gli interventi più complessi e per il patrimonio edilizio più datato.

Prezzari e lavori pubblici: il tentativo di rimettere ordine dopo la fase emergenziale

Un segnale più netto arriva sul versante dei lavori pubblici, dove la Legge di Bilancio interviene sul tema dei prezzari, provando a superare la lunga stagione delle deroghe emergenziali.

L’introduzione di regole più stringenti e coordinate per la determinazione e l’aggiornamento dei prezzi risponde all’esigenza – ormai non più rinviabile – di ricondurre il sistema a criteri di maggiore omogeneità e prevedibilità. Dopo anni caratterizzati da rincorse ai rincari e da continui correttivi, l’obiettivo è quello di rafforzare l’affidabilità delle basi economiche di gara, riducendo il contenzioso e le criticità nella fase esecutiva.

Resta però aperto il tema della reale capacità dei nuovi meccanismi di intercettare tempestivamente le dinamiche di mercato, soprattutto in un contesto in cui i costi delle lavorazioni continuano a mostrare oscillazioni significative.

Rigenerazione urbana e immobili condonati: una scelta che fa discutere

Uno dei passaggi più delicati della manovra riguarda l’estensione delle misure di rigenerazione urbana anche agli immobili oggetto di condono, purché muniti di titolo conseguito.

La norma si colloca in un’area grigia, in cui si intrecciano esigenze di recupero del patrimonio esistente e questioni di coerenza urbanistica. Da un lato, si prende atto che una parte significativa del costruito italiano è frutto di sanatorie ormai consolidate; dall’altro, si apre un fronte interpretativo complesso sul rapporto tra condono, pianificazione e politiche di riqualificazione.

È una scelta destinata ad avere riflessi applicativi rilevanti, soprattutto nei contesti territoriali più fragili, e che richiederà una valutazione particolarmente attenta da parte delle amministrazioni competenti.

Rinuncia abdicativa: non solo una norma patrimoniale

Di particolare interesse è anche l’intervento sulla rinuncia abdicativa alla proprietà immobiliare, che la manovra subordina espressamente alla conformità urbanistica, ambientale e sismica dell’immobile.

Il legislatore sembra così voler chiudere la porta a utilizzi distorti dell’istituto, chiarendo che la rinuncia non può diventare uno strumento per trasferire sugli enti pubblici immobili irregolari o problematici. La disposizione, letta in combinazione con il quadro edilizio vigente, rafforza l’idea che la regolarità del bene costituisca un presupposto imprescindibile, anche nei casi di dismissione della proprietà.

Misure fiscali e sostegno al reddito

Sul piano fiscale, la manovra interviene attraverso aggiustamenti selettivi, senza modificare in modo strutturale l’impianto dell’imposizione sui redditi.

È prevista la riduzione della seconda aliquota IRPEF, relativa allo scaglione compreso tra 28.000 e 50.000 euro, che passa dal 35% al 33%. L’effetto della misura è tuttavia sterilizzato per i redditi superiori a 200.000 euro.

Viene confermato il regime fiscale agevolato per alcune componenti del reddito da lavoro, in particolare l’aliquota del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali a partire dal 2024 per i redditi fino a 33.000 euro, nonché sui premi di produttività, sul lavoro festivo e notturno e su alcune voci di trattamento accessorio.

Sul fronte immobiliare cambia la disciplina degli affitti brevi, con il riconoscimento dell’attività d’impresa a partire dal terzo immobile. Resta confermato l’innalzamento a 35.000 euro della soglia di reddito che consente di accedere alla flat tax al 15% per i redditi autonomi.

A partire dal 2026 raddoppiano inoltre le aliquote dell’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax).

Famiglie, lavoro e politiche sociali

La manovra introduce una revisione della disciplina ISEE, innalzando da 52.500 a 91.500 euro la soglia del valore della prima casa esclusa dal calcolo, che sale a 120.000 euro per i nuclei residenti nelle città metropolitane.

Per il 2026 viene rafforzato il bonus mamme, che passa da 40 a 60 euro mensili per le lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40.000 euro. Sono inoltre potenziati il congedo parentale e il congedo per malattia dei figli minori.

Le famiglie con ISEE fino a 30.000 euro potranno beneficiare di un bonus libri comunale per l’acquisto dei testi scolastici delle scuole superiori e di un contributo fino a 1.500 euro per chi sceglie scuole paritarie.

È rifinanziata per il biennio 2026-2027 la Carta dedicata a te, con un contributo di 500 euro per i nuclei con ISEE non superiore a 15.000 euro. Sono inoltre istituiti un fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati e divorziati e un fondo per il sostegno del caregiver familiare.

In ambito previdenziale viene sterilizzato l’aumento dell’età pensionabile per i lavori usuranti e gravosi ed è previsto un incremento di 20 euro mensili per le pensioni dei soggetti in condizioni di maggiore disagio. Viene prorogata l’APE sociale e ampliata la platea dei datori di lavoro obbligati al conferimento del TFR al fondo INPS. Dal 1° luglio 2026 è prevista l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato.

Sanità

Ai rifinanziamenti già previsti si aggiungono 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi annui a decorrere dal 2027, destinati in parte a nuove assunzioni e al miglioramento dei trattamenti del personale sanitario, nonché a misure per la riduzione delle liste di attesa.

Imprese

Per le imprese viene introdotto un regime di iperammortamento su base triennale per gli investimenti in beni strumentali destinati alla trasformazione tecnologica e digitale effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.

È istituito un fondo da 1,3 miliardi di euro per rafforzare il credito d’imposta “Industria 4.0” e sono rifinanziate le principali misure agevolative, tra cui ZES unica Mezzogiorno, ZLS, contratti di sviluppo e Nuova Sabatini. Viene inoltre prorogata la sterilizzazione di plastic e sugar tax e innalzata a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto elettronici.

Banche, assicurazioni, pace fiscale e riserve auree

La manovra conferma il contributo del settore finanziario attraverso un aumento temporaneo dell’IRAP per banche e assicurazioni e introduce limitazioni progressive alla deducibilità di perdite pregresse, ACE e interessi passivi.

Vengono inoltre previste misure di pacificazione fiscale per i carichi affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2023, con possibilità di definizione in unica soluzione o mediante rateizzazione fino a nove anni.

Infine, una norma interpretativa chiarisce che le riserve auree detenute dalla Banca d’Italia appartengono al popolo italiano.

Una manovra prudente, più di gestione che di visione

Nel complesso, la Legge di Bilancio 2026 restituisce l’immagine di una manovra prudente, fortemente condizionata dai vincoli di finanza pubblica e orientata più alla gestione dell’esistente che a una riforma strutturale dei settori coinvolti.

Per tecnici, operatori e amministrazioni locali, il messaggio è chiaro: meno spazio per interventi straordinari, maggiore attenzione alla corretta applicazione delle regole ordinarie, in un quadro normativo sempre più stratificato che richiede, più che annunci, competenza interpretativa e capacità di lettura sistemica.

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