Direttiva UE anticorruzione: cosa cambia dopo il via libera del Parlamento europeo

Dalla tipizzazione delle fattispecie alla convergenza delle sanzioni, la direttiva UE ridisegna il contrasto alla corruzione: focus sul recepimento e sulle criticità del sistema italiano

di Redazione tecnica - 27/03/2026

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la nuova direttiva UE anticorruzione, segnando un passaggio importante verso una maggiore omogeneità delle regole tra gli Stati membri. L’intervento punta a ridurre le differenze tra ordinamenti nazionali e a rafforzare gli strumenti di contrasto, soprattutto nei contesti transfrontalieri.

“Il via libera costituisce un passaggio fondamentale per l’Europa intera e i Paesi membri. In una materia tanto essenziale per la tutela dello stato di diritto e per lo sviluppo economico, fissa finalmente standard comuni e soprattutto scongiura il rischio, tutt’altro che teorico, di passi indietro da parte di singoli paesi membri.” Ad affermarlo, a commento dell’approvazione è il presidente dell’ANAC, Giuseppe Busìa.

Secondo l’Autorità, si va verso il consolidamento di un modello basato su trasparenza, affidabilità e certezza delle regole.

Direttiva UE anticorruzione: via libera del Parlamento europeo, ANAC richiama l’Italia al recepimento

La direttiva interviene direttamente sulla struttura delle legislazioni nazionali, imponendo agli Stati membri di qualificare come reati una serie di condotte corruttive, sia nel settore pubblico che in quello privato, e introducendo al tempo stesso un processo di armonizzazione delle sanzioni.

Su questo aspetto Busìa evidenzia la portata applicativa della riforma, spiegando che essa “colmerà le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri”. Il riferimento è alla difficoltà, finora emersa, di gestire fenomeni corruttivi che superano i confini nazionali.

Importanti anche i risvolti economici che la Direttiva porta con sé. Busìa ha collegato il tema anticorruzione anche alla capacità attrattiva dei sistemi economici: un quadro normativo uniforme e prevedibile rappresenta un fattore decisivo per gli investimenti, soprattutto per operatori che valutano la qualità delle regole prima ancora delle opportunità di mercato.

In questo senso, la trasparenza non va vista più soltanto come un principio, ma anche come un elemento competitivo.

Il recepimento in Italia e il tema delle lacune normative

Il passaggio europeo apre inevitabilmente una riflessione sul quadro italiano. “Sappiamo che, purtroppo, negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti”, ha osservato Busìa.

Da qui l’auspicio che “il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia”.

Il riferimento è diretto alla necessità di intervenire su ambiti oggi meno presidiati, anche alla luce delle modifiche intervenute nel diritto nazionale.

Fattispecie penali comuni e sanzioni armonizzate: cosa cambia davvero

Il passaggio più strutturale della direttiva riguarda la costruzione di un quadro europeo uniforme delle condotte corruttive e delle relative conseguenze sanzionatorie.

Come chiarito dal Presidente ANAC, l’intervento incide direttamente sull’efficacia delle norme “in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni”.

La direttiva individua infatti un perimetro ampio e dettagliato di condotte che dovranno essere qualificate come reato, includendo sia il settore pubblico sia quello privato, fino a ricomprendere ipotesi come il traffico di influenze, l’esercizio illecito di funzioni e l’arricchimento illecito collegato a fenomeni corruttivi.

Il ruolo di ANAC e il prossimo passaggio in Consiglio

Infine, Busìa ha sottolineato il ruolo di ANAC nell’elaborazione della direttiva, risultato anche di un lavoro portato avanti a livello europeo dalle autorità nazionali.

“Oggi noi presiediamo l’European Network for Public Ethics, la rete delle Autorità dei Paesi membri che si occupano di etica pubblica - ha concluso - ed il voto di oggi costituisce anche un successo per tale organizzazione, che fin da subito ha posto al centro della propria azione l’interlocuzione con le istituzioni europee proprio per spingere verso l’approvazione di regole comuni, quali quelle che adesso arrivano dalla direttiva”.

Ora resta l’ultimo passaggio formale prima dell’adozione definitiva: il voto del Consiglio e, successivamente, il recepimento della direttiva nel nostro ordinamento.

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