Fine PNRR, il PPP torna centrale: regole, tempi e nodi aperti nelle opere pubbliche
Le Giornate Nazionali dell’Ingegneria Economica rilanciano il Partenariato Pubblico Privato come leva strategica: dai dati Cresme ai tempi di realizzazione, il quadro che emerge tra opportunità e criticità.
La chiusura del PNRR segna l’inizio di una fase nuova per il sistema delle opere pubbliche e riporta al centro strumenti che negli ultimi anni erano rimasti in secondo piano.
Tra questi, il Partenariato Pubblico Privato, indicato come leva strategica nel corso delle Giornate Nazionali dell’Ingegneria Economica organizzate dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e da ANCE.
Due giorni di confronto serrato che hanno visto alternarsi rappresentanti istituzionali, tecnici e operatori economici, con un filo conduttore preciso: senza risorse straordinarie, il sistema deve reggersi su regole più chiare, tempi più certi e una maggiore capacità amministrativa.
Fine PNRR e rilancio del PPP: dalle Giornate dell’Ingegneria Economica regole, tempi e nuovi equilibri tra pubblico e privato
Ad aprire i lavori è stato il Presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, che ha subito spostato l’attenzione su un tema strutturale: la fragilità del quadro normativo. “Queste giornate dell’Ingegneria economica sono la sintesi di un percorso di collaborazione con Ance, un’alleanza che vuole essere il motore per ottenere delle regole certe”, ha affermato, chiarendo che il nodo non è solo il PPP, ma l’intero sistema delle costruzioni.
Nel suo intervento ha richiamato la necessità di una nuova legge urbanistica e di un testo unico delle costruzioni, indicando anche il rischio di contenziosi e blocchi legati a interpretazioni non uniformi, come dimostrato da recenti casi territoriali. Un tema che, ha sottolineato, accomuna pienamente le preoccupazioni di professionisti e imprese.
Nella prima giornata è intervenuto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, che ha inquadrato il momento attuale come una fase di transizione legata alla fine del PNRR. “Venute meno queste risorse, come Governo abbiamo lavorato, tra le altre cose, sul Partenariato Pubblico-Privato per innovare questo modello”, ha spiegato, sottolineando come negli anni passati il rapporto con il privato sia stato condizionato da una “impostazione quasi ideologica” che ne ha limitato le potenzialità.
Il Governo, ha aggiunto, è intervenuto anche sul Codice dei contratti pubblici per rafforzare lo strumento, pur riconoscendo che restano nodi aperti nel confronto con la Commissione europea, in particolare sul tema della prelazione: “sono emersi alcuni dubbi”, ma l’obiettivo è superarli con il contributo del sistema Paese.
Morelli ha inoltre richiamato altri fronti aperti, dalla legge sulla rigenerazione urbana al Piano Casa Italia, fino agli effetti delle tensioni geopolitiche su materie prime, energia e logistica, evidenziando la necessità di “ottimizzare le risorse già a disposizione e ridurre i rischi”.
Lombardia e dati Cresme: il PPP pesa già per il 37% degli importi
La prima sessione, dedicata alla sostenibilità del PPP, ha portato elementi concreti e numeri aggiornati.
Claudia Maria Terzi, Assessore alle Opere Pubbliche della Regione Lombardia, ha ricordato come nella regione il project financing abbia già sostenuto interventi rilevanti, tra cui tre autostrade realizzate per un valore complessivo di 4,8 miliardi di euro. Un modello che, con la fine del PNRR, diventa “una necessità strategica”, anche per i vantaggi legati al trasferimento del rischio, ai tempi e alla manutenzione.
Sul piano dei dati, Walter Tortorella (IFEL) ha richiamato le elaborazioni Cresme e del Centro Studi CNI: nel 2025 sono stati pubblicati 24.707 bandi per 74,18 miliardi di euro, di cui 2.147 in PPP per un totale di 27,847 miliardi.
Il Partenariato rappresenta quindi il 37% degli importi complessivi, con una crescita del 25,6% tra il 2024 e il 2025. E proprio su un caso specifico di utilizzo del PPP relativo al Piano Casa ha incentrato il suo intervento Cecilia Hugony (ASSIMPREDIL ANCE).
Tempi fuori scala: fino a 7 anni per realizzare un’opera
La seconda sessione ha affrontato uno dei nodi più critici: i tempi di realizzazione delle opere pubbliche.
Regina Genga, della Ragioneria Generale dello Stato, ha fornito un quadro particolarmente significativo: nel periodo 2012-2021 i tempi di pre-affidamento variano tra 13 e 42 mesi, mentre la realizzazione delle opere richiede da 2 anni fino a 7 anni e un mese. Tempi che, se confrontati con quelli di Francia e Germania, risultano circa tripli.
Un dato che si collega direttamente al tema dell’efficienza amministrativa. Fabio Corvo, del Gruppo di lavoro PPP del CNI, ha parlato esplicitamente di “colli di bottiglia amministrativi”, mentre Giovanni Leone (ACI Informatica) ha sottolineato come “il tempo è una variabile di capacità, non solo di complessità”.
Sul fronte delle responsabilità, Andrea Baldanza (Corte dei Conti) ha chiarito che il rischio legato alla cosiddetta “paura della firma” non deriva dall’azione della Corte, anche alla luce della Legge 7 gennaio 2026, n. 1, che ha delimitato la colpa grave.
Dissesto idrogeologico: 20,4 miliardi in 25 anni e 5,7 milioni a rischio
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del rischio idrogeologico, con dati che evidenziano la dimensione del problema.
Domenico Condelli (CNI) ha ricordato che negli ultimi 25 anni lo Stato ha realizzato 25.858 interventi per un totale di 20,4 miliardi di euro, mentre Alessandro Trigila e Carla Ladanza (ISPRA) hanno segnalato come circa 5,7 milioni di residenti siano esposti a rischio frane. In questo contesto, diventa sempre più attuale il tema della copertura dei rischi catastrofali attraverso le opportune polizze assicurative.
In questo contesto, strumenti come la piattaforma Idrogeo assumono un ruolo centrale per la pianificazione, mentre – come sottolineato da Giampiero Bambagioni (ONU) – la conoscenza del rischio diventa un passaggio indispensabile anche per la finanziabilità dei progetti.
Digitalizzazione e interoperabilità: centrale la BDNCP
La seconda giornata si è aperta con una sessione dedicata a tecnologia e interoperabilità.
Filippo Romano, Segretario Generale ANAC, ha evidenziato come la digitalizzazione riguardi ormai tutte le fasi della procedura, rendendo necessaria l’integrazione dei sistemi e, in particolare, l’interoperabilità con la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici.
Ottavio Ziino ha invece richiamato il ruolo del Codice Unico di Progetto come strumento di coordinamento e leggibilità della spesa, mentre Daniela Pedrini (CNI) ha declinato questi aspetti nel settore delle infrastrutture ospedaliere.
È emerso con forza anche il ruolo del RUP, indicato come figura determinante nella gestione dei tempi e dell’intero processo.
Casa e PPP: il tema arriva anche in Europa
Nell’ultima sessione il confronto si è spostato sulla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e sulla crisi abitativa.
Irene Tinagli, Presidente della Commissione speciale sulla crisi degli alloggi dell’UE, ha evidenziato la crescente difficoltà di accesso alla casa, legata a un cambiamento della domanda che non è stato anticipato. In questo scenario, il PPP viene indicato come uno degli strumenti per aumentare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili, anche attraverso il riutilizzo del patrimonio esistente.
Sulla stessa linea Ezio Micelli, secondo cui la casa sta diventando “un fattore di sopravvivenza del settore produttivo”, rendendo necessario un intervento che coinvolga anche capitali privati.
Deldossi: “non basta la tecnologia, serve integrazione tra competenze”
A chiudere i lavori è stato Massimo Angelo Deldossi, vicepresidente ANCE, che ha riportato il tema sul piano delle competenze e delle scelte.
“Oggi abbiamo a disposizione una grande quantità di dati, ma la qualità delle nostre decisioni non dipende dalla quantità ma dalla capacità di scegliere i dati che servono”, ha osservato, indicando la necessità di un cambio di approccio.
Il punto, ha aggiunto, è che la tecnologia oggi non basta più: “serve una integrazione tra ingegneria, economia, gestione dei dati e competenze manageriali, in un percorso che coinvolga imprese, professionisti e sistema finanziario”.
Il quadro che emerge dalle Giornate dell’Ingegneria Economica è quello di un sistema che ha già iniziato a muoversi verso il Partenariato Pubblico Privato, ma che deve ancora risolvere criticità strutturali. Regole, tempi e capacità amministrativa restano i fattori decisivi per trasformare questa fase di transizione in una reale occasione di rafforzamento del settore
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