Gare BIM 2025: boom dei bandi pubblici, ma la digitalizzazione resta incompleta

Il 9° Report OICE certifica l’accelerazione della digitalizzazione negli appalti: +80,7% di gare BIM e oltre il 56% del valore totale, ma solo il 35% dei bandi ha un capitolato informativo

di Redazione tecnica - 13/04/2026

638 procedure, per un valore complessivo che arriva a 1.496 milioni di euro. Nel 2025 le gare BIM fanno un salto netto: +80,7% in numero rispetto al 2024, +151,1% in valore, con un peso sul totale delle gare di servizi di ingegneria e architettura pari al 27%, mentre sul valore complessivo supera il 56%.

Sono questi i numeri presentati da OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e di architettura aderente a Confindustria, nel 9° Report sulla digitalizzazione, che fotografa un mercato ormai entrato in una fase di crescita strutturale.

A trainare questa dinamica sono soprattutto le procedure sopra soglia UE, che rappresentano oltre il 91% dei bandi BIM e quasi la totalità del valore.

Il dato conferma una tendenza ormai consolidata: la modellazione informativa si afferma prima nelle operazioni più complesse, dove la gestione del dato diventa un elemento essenziale per governare l’intero ciclo dell’appalto.

Gare BIM 2025: crescita record e aumento del peso sul mercato SIA

L’incremento registrato nel 2025 segna un evidente cambio di passo: i bandi che prevedono l’utilizzo del BIM raddoppiano in un solo anno, passando dal 13,2% al 27% del totale delle gare di servizi tecnici.

Ancora più rilevante è il dato economico: oltre la metà del valore complessivo delle procedure riguarda gare con modellazione informativa. È qui che si misura il vero impatto della digitalizzazione, che non si diffonde in modo uniforme ma si concentra nei segmenti più strategici del mercato.

Gare BIM sopra soglia UE: dove si concentra davvero il mercato

La distribuzione delle gare evidenzia un elemento chiave. Le procedure sopra soglia UE sono 584 e valgono 1.488 milioni di euro, pari rispettivamente al 91,5% e al 99,4% del totale.

Il BIM si consolida quindi dove le stazioni appaltanti dispongono di maggiore capacità organizzativa e dove la complessità degli interventi richiede strumenti avanzati di gestione informativa. Resta invece più limitata la diffusione nelle procedure sotto soglia, segnale di una transizione ancora in corso.

Non a caso il Report evidenzia anche una forte concentrazione della domanda: Agenzia del Demanio, Ministero della Difesa e ANAS coprono circa il 40% del valore complessivo delle gare BIM.

Il dato conferma quindi come la digitalizzazione sia trainata da un numero limitato di amministrazioni, mentre il resto del sistema procede con maggiore lentezza. Il rischio è quello di un mercato a due velocità, con livelli di maturità molto differenziati.

Capitolato informativo BIM: cresce l’adozione ma resta il punto critico

Altro elemento che merita particolare attenzione riguarda i capitolati informativi, con una presenza nei documenti di gara che passa dal 24% del 2024 al 35% del 2025.

Il miglioramento, come evidenziato da OICE, è significativo ma ancora insufficiente. Il capitolato informativo rappresenta infatti il vero indicatore della qualità della domanda pubblica: senza una definizione chiara dei requisiti informativi, il BIM rischia di rimanere una richiesta formale, senza incidere sulla gestione del processo.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale negli appalti: verso un nuovo modello

Il Report OICE non si limita ai numeri delle gare, ma amplia l’analisi al processo complessivo di digitalizzazione, mettendo al centro anche il ruolo dell’intelligenza artificiale.

Le linee guida AGiD richiamano la necessità di uno sviluppo responsabile e trasparente, capace di garantire controllo pubblico e coerenza con gli obiettivi strategici delle amministrazioni. Allo stesso tempo emerge con forza il tema della qualità dei dati e della governance dei processi digitali.

Proprio su questo aspetto è intervenuto il presidente dell’OICE, Giorgio Lupoi, che nel corso della presentazione ha sottolineato come il percorso sia ormai tracciato: “l’ineluttabilità del percorso di digitalizzazione dei processi in ogni settore è ormai data per scontata e l’applicazione dell’IA è una realtà con la quale si confronta ognuno di noi quotidianamente. Il grado di maturazione di questo percorso, e soprattutto i suoi esiti incogniti, sono temi analizzati nel Report in chiave di criticità e problematiche da risolvere. Viene confermato il divario tra le realtà che stanno investendo nella digitalizzazione e quelle che ancora si avvicinano al tema in modo meno approfondito e organizzato; a tutti però è chiaro che indietro non si torna e che occorre organizzarsi, investire e studiare”.

Competenze e organizzazione nella digitalizzazione: la vera sfida per le stazioni appaltanti

La differenza non sta più nell’adozione degli strumenti, ma nella capacità di utilizzarli in modo strutturato. La digitalizzazione, infatti, non è soltanto tecnologia, ma richiede una revisione profonda dei modelli organizzativi e delle competenze.

Da questo punto di vista, il Report evidenzia come la gestione integrata dei dati – geometrici, alfanumerici e documentali – rappresenti il vero salto di qualità, trasformando il dato in un patrimonio condiviso e interoperabile. BIM e IA diventano così strumenti di un ecosistema più ampio che incide su tutte le fasi del ciclo di vita dell’opera.

Decreto parametri e BIM: perché serve un aggiornamento dei corrispettivi

Tra i temi più operativi emerge infine la necessità di aggiornare il sistema dei corrispettivi professionali, considerato che le attività legate alla gestione informativa digitale introducono nuovi compiti e responsabilità che non trovano ancora un adeguato riconoscimento.

Si tratta di un aspetto destinato a diventare sempre più centrale, anche alla luce delle linee guida del MIT sulla gestione informativa digitale, che ampliano il perimetro delle prestazioni richieste.

Il punto, però, è più ampio. I numeri del Report OICE dicono che il BIM è ormai entrato stabilmente nel mercato delle gare pubbliche, almeno nella fascia sopra soglia. Ma allo stesso tempo mostrano che la qualità della domanda pubblica - dalla strutturazione dei documenti alla capacità di definire requisiti informativi - non cresce con la stessa velocità.

Senza un rafforzamento delle competenze e degli strumenti delle stazioni appaltanti, il rischio è che la digitalizzazione resti parziale, più dichiarata che realmente praticata. E, soprattutto, che continui ad accentuare le differenze tra amministrazioni già strutturate e quelle che, invece, stanno ancora inseguendo la transizione.

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