Conto Termico 3.0: il MASE rimodula la spesa 2026 e riequilibra le risorse tra PA e privati
Con il Decreto Direttoriale n. 72/2026 il Ministero interviene sulla distribuzione dei 900 milioni annui, aumentando la quota destinata alle Pubbliche Amministrazioni per garantire continuità al meccanismo e gestire la saturazione delle domande
Parallelamente alla riapertura del Portaltermico avvenuta lo scorso 13 aprile, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è intervenuto sulla gestione finanziaria del Conto Termico 3.0, rimodulando i limiti di spesa per l’anno 2026.
Con il Decreto Direttoriale n. 72/2026, il MASE ha infatti disposto la rimodulazione dei limiti di spesa annua cumulata, senza modificare il tetto complessivo della misura, che resta pari a 900 milioni di euro, ma incidendo sulla distribuzione interna delle risorse tra comparto pubblico e soggetti privati.
L’impianto originario del Conto Termico 3.0 e la ripartizione iniziale
Per comprendere il senso dell’intervento occorre tornare all’impianto definito dal Decreto MASE 7 agosto 2025, che ha strutturato il Conto Termico 3.0 fissando un limite annuo complessivo pari a 900 milioni di euro.
All’interno di questo tetto, la ripartizione originaria era stata costruita su un equilibrio non simmetrico: 400 milioni di euro destinati alle Pubbliche Amministrazioni e 500 milioni ai soggetti privati.
Una scelta coerente con l’impostazione generale della misura, ma che nei primi mesi di applicazione ha iniziato a mostrare alcune criticità sul piano operativo.
Le criticità emerse nella fase iniziale: chiusura del portale e verifiche istruttorie
Nei primi mesi di operatività, il sistema ha registrato un numero particolarmente elevato di richieste, tanto da rendere necessaria la temporanea chiusura del portale da parte del GSE per completare le verifiche istruttorie sulle istanze già presentate.
È proprio in questa fase che si è definito il quadro su cui poi è intervenuto il Ministero. L’analisi dei flussi di domanda ha evidenziato infatti una maggiore saturazione della quota destinata alle Pubbliche Amministrazioni, con un volume di prenotazioni sensibilmente più alto rispetto agli interventi realizzati in accesso diretto.
Il punto è che le proiezioni di spesa legate alle prenotazioni non avrebbero più consentito di accogliere nuove istanze delle Pubbliche Amministrazioni tramite quel canale, con il rischio di bloccare proprio il comparto in cui la domanda si stava concentrando di più.
La base normativa della rimodulazione: l’art. 3 del Decreto 7 agosto 2025
L’intervento del MASE non introduce un elemento nuovo nel sistema, ma si colloca all’interno di una previsione già contenuta nel decreto istitutivo della misura.
L’articolo 3, comma 5 del Decreto 7 agosto 2025 consente infatti di procedere alla rimodulazione dei limiti di spesa annua cumulata, attraverso adeguamenti della gestione dell’impegno di spesa, quando ciò sia necessario per garantire l’equilibrio finanziario del meccanismo e la continuità di accesso agli incentivi.
Il decreto direttoriale del 10 aprile 2026 rappresenta quindi la prima applicazione concreta di questa disposizione. L’intervento del Ministero si traduce in una modifica puntuale della distribuzione interna del plafond, limitata all’esercizio finanziario 2026.
La quota destinata alle Pubbliche Amministrazioni viene portata a 450 milioni di euro, mentre quella destinata ai soggetti privati viene ridotta dello stesso importo, attestandosi anch’essa a 450 milioni di euro. Resta invece invariato il dato complessivo che continua a essere pari a 900 milioni di euro.
Si tratta quindi di una redistribuzione interna delle risorse disponibili, che non incide sull’ammontare complessivo della misura ma ne modifica l’equilibrio.
Le ragioni dell’intervento: evitare effetti preclusivi e garantire continuità
Il decreto esplicita con chiarezza le ragioni che hanno portato alla rimodulazione.
Da un lato emerge l’esigenza di evitare effetti preclusivi sulla realizzazione degli interventi, considerato che le proiezioni di spesa collegate alle prenotazioni non consentivano di accogliere ulteriori istanze da parte delle Pubbliche Amministrazioni.
Dall’altro lato viene richiamata la necessità di salvaguardare gli interventi già attuati e il legittimo affidamento dei soggetti beneficiari, evitando che il meccanismo si interrompa proprio nella fase di maggiore utilizzo.
In questo senso, la rimodulazione assume una funzione di riequilibrio più che di modifica della misura.
Un sistema che si adatta all’andamento reale delle domande
Un aspetto che emerge con chiarezza dal decreto riguarda il metodo con cui viene gestito il Conto Termico 3.0.
La decisione del MASE si fonda sulle proiezioni di spesa elaborate dal GSE per il quinquennio 2026-2030 e sugli aggiornamenti continui relativi all’andamento delle prenotazioni, segno che la misura viene monitorata in modo costante e che la distribuzione delle risorse può essere adattata nel tempo.
Non a caso, il decreto prevede espressamente la possibilità di adottare ulteriori rimodulazioni negli anni successivi, qualora l’evoluzione del quadro finanziario o il comportamento delle domande lo renda necessario.
Implicazioni operative tra comparto pubblico e soggetti privati
La modifica introdotta per il 2026 incide direttamente sulla disponibilità di risorse nei due comparti.
Per le Pubbliche Amministrazioni, l’aumento della quota disponibile consente di assorbire la pressione delle richieste emerse nei primi mesi e di evitare che il meccanismo si interrompa sul canale della prenotazione.
Per i soggetti privati, la riduzione della quota non modifica la struttura della misura, ma si inserisce in un contesto in cui diventa più rilevante il monitoraggio dell’andamento del contatore di spesa e la gestione dei tempi di presentazione delle istanze.
Nel complesso, l’intervento non cambia le regole del Conto Termico 3.0, ma ne aggiorna l’equilibrio interno, rendendo evidente come la distribuzione delle risorse sia destinata a seguire, sempre più da vicino, l’andamento effettivo delle domande.
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