Incentivi imprese turismo 2026: contributi per riqualificazione, digitalizzazione e attrezzature
In Gazzetta Ufficiale il Decreto che definisce regole, beneficiari e spese ammissibili: finanziati interventi su efficienza energetica, digitalizzazione e ammodernamento delle strutture turistiche
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.M. 16 marzo 2026 del Ministero del Turismo, di concerto con il MEF, che dà attuazione alla misura prevista dalla Legge di Bilancio 2025 per sostenere lo sviluppo dell’offerta turistica nazionale.
Il provvedimento costruisce l’impianto operativo dell’incentivo, finalizzato alla realizzazione di investimenti per interventi di riqualificazione energetica, digitalizzazione, sostenibilità e finalizzati destagionalizzazione dei flussi turistici, con una gestione affidata a Invitalia e con successivo avviso ministeriale per l’apertura effettiva dello sportello.
Incentivi alle imprese turistiche: in Gazzetta Ufficiale il Decreto con criteri e modalità di accesso
Il decreto chiarisce finalità, soggetti ammessi, spese finanziabili, intensità delle agevolazioni, tempi di realizzazione, procedura di domanda, controlli e ipotesi di revoca.
Questa la struttura del provvedimento:
- Art. 1 - Definizioni;
- Art. 2 - Finalità e ambito di applicazione;
- Art. 3 - Dotazione finanziaria;
- Art. 4 - Soggetto gestore;
- Art. 5 - Beneficiari;
- Art. 6 - Spese ammissibili;
- Art. 7 - Agevolazioni concedibili;
- Art. 8 - Modalità di cooperazione con le regioni e gli enti locali;
- Art. 9 - Istanza e contenuto della proposta;
- Art. 10 - Criteri di ammissibilità e valutazione delle proposte;
- Art. 11 - Verifiche di ammissibilità e concessione delle agevolazioni;
- Art. 12 - Erogazione delle agevolazioni a fondo perduto;
- Art. 13 - Erogazione dei finanziamenti agevolati;
- Art. 14 - Variazioni;
- Art. 15 - Monitoraggio, controlli e ispezioni;
- Art. 16 - Cumulo delle agevolazioni;
- Art. 17 - Revoche;
- Art. 18 - Disposizioni finali.
Beneficiari: chi può presentare domanda
Possono presentare proposte di investimento gli operatori che esercitano attività d’impresa riconducibili ai codici ATECO indicati nella tabella allegata al decreto, che comprende:
- attività di alloggio
- ristorazione
- campeggi
- glamping
- marina resort
- centri termali
- parchi tematici
- stabilimenti balneari
- organizzazione di convegni e fiere.
Accanto a questi, il decreto ammette anche due categorie ulteriori:
- le imprese attive da almeno tre anni che non svolgono formalmente una delle attività ATECO elencate, ma che dimostrano contabilmente di realizzare in prevalenza fatturato in attività turistiche;
- i proprietari delle strutture che si avvalgano dei requisiti del gestore, purché vi sia consenso e il rapporto resti stabile per tutta la durata dell’investimento.
I soggetti proponenti devono risultare iscritti al registro delle imprese, essere attivi e non in liquidazione o procedura concorsuale, avere sede in Italia oppure almeno una sede sul territorio nazionale se stabiliti in altro Stato UE o SEE, essere in regola sotto il profilo fiscale, previdenziale e assicurativo, non trovarsi in stato di difficoltà ai sensi del regolamento GBER, non essere destinatari di sanzioni interdittive e non avere pendenze di restituzione verso il Ministero del Turismo per precedenti revoche.
È ammessa anche la forma congiunta tramite contratto di rete, purché la rete-soggetto iscritta da almeno tre anni, comprenda massimo cinque imprese partecipanti e un mandato collettivo con rappresentanza in capo all’organo comune.
Spese ammissibili: quali interventi possono essere finanziati
L’art. 6 del decreto costruisce un catalogo ampio di investimenti finanziabili, tutti riconducibili allo sviluppo dell’offerta turistica, alla sostenibilità e all’innovazione del comparto.
La prima area riguarda l’efficienza energetica degli immobili e degli impianti:
- coibentazione dell’involucro edilizio;
- sostituzione di serramenti e superfici vetrate;
- realizzazione di pareti ventilate, tetti verdi e giardini verticali;
- sistemi di schermatura solare e climatizzazione passiva;
- efficientamento di impianti (illuminazione, trasporto interno, piscine, ristorazione);
- sostituzione di caldaie e sistemi di climatizzazione;
- riduzione dei consumi idrici;
- rimozione dell’amianto se funzionale all’intervento;
- ripristino e ricostruzione di edifici;
- installazione di pergotende bioclimatiche.
Una seconda linea di spesa riguarda impianti e attrezzature nuovi di fabbrica destinati a ridurre l’inquinamento o a rafforzare la tutela ambientale, tra cui rientrano:
- impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo;
- sistemi di accumulo energetico;
- tetti verdi;
- sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque piovane.
Una terza area è dedicata alla digitalizzazione degli edifici prevedendo:
- sistemi di automazione e intelligenza artificiale;
- cablaggio interno;
- infrastrutture di ricarica;
- sistemi di building automation;
- interventi sugli impianti di riscaldamento e raffreddamento.
Il decreto apre inoltre alla riqualificazione di piscine, impianti termali, wellness, centri congressi e strutture per eventi, purché finalizzata a un’offerta turistica più ampia, accessibile, sostenibile e competitiva.
Sono infine ammissibili l’acquisto o lo sviluppo di software, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate riferiti a nuove tecnologie di prodotto o di processo.
Per le sole PMI, è previsto anche il riconoscimento di spese di consulenza strettamente connesse agli interventi, entro il limite del 4% dell’importo complessivo ammissibile quale contributo a fondo perduto.
Importi e intensità delle agevolazioni
La dotazione complessiva è pari a 109 milioni di euro, di cui 59 milioni destinati ai contributi a fondo perduto e 50 milioni ai finanziamenti agevolati.
Quanto ai progetti, il decreto stabilisce che sono ammissibili investimenti di importo compreso tra 1 milione e 15 milioni di euro, purché avviati successivamente alla presentazione della domanda.
Sul versante delle agevolazioni, il contributo a fondo perduto può arrivare fino al 30% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 4,5 milioni di euro.
L’avviso potrà però modulare percentuali diverse per particolari categorie di beneficiari o di spese, fermo restando che il contributo a fondo perduto o l’equivalente sovvenzione lordo non potrà comunque superare il 50% dei costi ammissibili.
Il finanziamento agevolato, invece, può coprire fino al 70% delle spese ammissibili. Il cumulo tra contributo e finanziamento non può in ogni caso superare il costo complessivo ammissibile del progetto. Il tasso del finanziamento è fissato al 20% del tasso di riferimento vigente alla data di concessione, con durata massima di cinque anni e rimborso mediante rate semestrali posticipate al 30 giugno e al 31 dicembre.
Tempi di realizzazione e scadenze procedurali
Gli investimenti dovranno essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione delle agevolazioni e, in ogni caso, non oltre il 30 settembre 2028, salvo che il cofinanziamento europeo imponga un termine più breve.
Entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto, la Direzione generale competente del Ministero del Turismo, con il supporto del soggetto gestore, dovrà emanare l’avviso che disciplinerà presentazione delle domande, selezione e ammissione.
Il soggetto gestore, ricevuta l’istanza, disporrà in linea generale di 60 giorni per l’istruttoria, con possibilità di richiedere una sola integrazione documentale assegnando un termine non superiore a 30 giorni. In caso di esito positivo, il beneficiario deve restituire la determinazione di concessione sottoscritta per accettazione entro 30 giorni dalla ricezione.
Inoltre la validità della concessione sarà subordinata alla produzione, entro 120 giorni dalla sottoscrizione, della documentazione attestante concessioni, autorizzazioni, licenze e nulla osta eventualmente necessari, salvo proroga una tantum di ulteriori 120 giorni in presenza di motivata richiesta.
Anche la fase di erogazione sarà cadenzata:
- anticipo del contributo a fondo perduto pari al 30%;
- possibile stato di avanzamento fino all’80%;
- saldo finale dopo rendicontazione, con completamento delle erogazioni entro il 31 dicembre 2028.
Come presentare la domanda
Le istanze saranno presentate tramite piattaforma informatica dedicata e dovranno contenere un vero e proprio piano di investimento, corredato da dichiarazioni e allegati tecnici ed economico-finanziari.
Tra i documenti richiesti figurano:
- la dichiarazione sul possesso dei requisiti generali;
- l’attestazione delle competenze tecniche e amministrative necessarie;
- il documento progettuale redatto da un tecnico abilitato;
- il piano economico-finanziario;
- il cronoprogramma;
- l’eventuale dichiarazione sul rating di legalità e sulla certificazione della parità di genere.
La valutazione si articolerà dapprima in una verifica di ammissibilità formale e poi in una graduatoria costruita sulla base del punteggio assegnato ai piani di investimento secondo la griglia che sarà definita dall’avviso.
Il Decreto non apre ancora i termini per le domande, per i quali si attende l’avviso attuativo, che determinerà, in concreto, tempi e modalità di accesso agli incentivi.
Cause di revoca: quando si perde l’agevolazione
La revoca può scattare, tra l’altro, nei seguenti casi:
- cumulo non consentito di agevolazioni;
- violazioni normative;
- dichiarazioni mendaci;
- mancato completamento del progetto;
- liquidazione o cessazione dell’attività;
- utilizzo improprio dei beni agevolati;
- operazioni societarie non autorizzate;
- trasferimento dell’attività;
- mancato rispetto di norme su lavoro, sicurezza, ambiente;
- mancato rimborso del finanziamento.
Il decreto distingue poi tra revoca totale e parziale. Per alcune violazioni, come quelle relative al mancato completamento del progetto, alla cessazione dell’attività, al mancato rispetto degli obblighi o al rifiuto dei controlli, la revoca è espressamente totale.
In altri casi, come il cumulo segnalato spontaneamente o alcune ipotesi di utilizzo non autorizzato dei beni, la revoca può essere parziale e commisurata all’indebito vantaggio o al periodo di mancato utilizzo.
Sono consentiti esclusivamente brevi estratti, citazioni e richiami ai contenuti pubblicati, purché accompagnati dall’espressa indicazione della fonte e dal relativo link all'articolo originale.