CAM edilizia e patrimonio storico: dai casi studio alle linee guida operative
L’analisi su 30 interventi pubblici apre alla messa a sistema dei Criteri Ambientali Minimi anche negli edifici vincolati, tra sostenibilità, tutela e ricostruzione
Tradurre i criteri ambientali minimi in strumenti realmente utilizzabili nei contesti vincolati, applicando i CAM anche per gli interventi sul patrimonio storico: questo il tema al centro del convegno promosso da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico, società indirettamente controllata dal MEF attraverso il GSE), insieme alla Struttura del Commissario Straordinario per la ricostruzione sisma 2016, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
CAM edilizia e patrimonio storico: verso una fase operativa dei criteri ambientali minimi
L’iniziativa arriva a breve distanza dell’entrata in vigore del nuovo aggiornamento dei CAM edilizia, approvato con D.M. 24 novembre 2025 e vigente dallo scorso 2 febbraio, e si inserisce in un percorso che punta a rendere la sostenibilità ambientale compatibile con le esigenze di tutela e conservazione del patrimonio storico-testimoniale pubblico.
Al centro dell’incontro, i primi risultati di un’analisi sviluppata su 30 casi studio distribuiti sul territorio nazionale, costruita con un approccio dichiaratamente “bottom-up”, basato sull’osservazione delle prassi operative reali: non più solo indicazioni di principio, ma un tentativo di costruire linee guida a partire da ciò che già funziona nei cantieri.
Applicazione dei CAM negli edifici storici: superare il “dov’era e com’era”
L’applicazione dei CAM a edifici storici implica un equilibrio delicato tra efficientamento energetico e sostenibilità dei materiali da una parte, e rispetto dei vincoli architettonici e culturali dall’altra, esigenze spesso divergenti.
“Abbiamo provato ad archiviare il principio estremamente equivoco del ricostruiamo ‘dov’era e com’era’”, ha affermato il Commissario straordinario, sen. Guido Castelli, sottolineando che oggi “bisogna ricostruire meglio, in piena coesione con i principi ambientali, secondo standard di sicurezza che devono rendere minimo il rischio”.
L’analisi presentata durante il convegno consente anche di leggere meglio le caratteristiche del patrimonio oggetto di intervento: gli edifici esaminati coprono un arco temporale molto ampio, dal XIII al XX secolo, e sono localizzati prevalentemente in centri storici (53%), con destinazioni d’uso principalmente legate a funzioni pubbliche e amministrative (53%).
Il campione analizzato ha permesso di fotografare alcuni tra i contesti più ricorrenti del patrimonio pubblico storico soggetto a interventi di miglioramento sismico, restauro e riqualificazione energetica.
Dai casi studio alle linee guida: come applicare i CAM al patrimonio storico
Tra i casi illustrati emergono interventi significativi per complessità tecnica e valore economico: dall’ex Convento di San Domenico a Teramo, al Palazzo Comunale di Tolentino, fino al Casale della Vaccareccia a Roma, interessato da un intervento integrato di restauro e rifunzionalizzazione.
Proprio l’analisi di questi casi ha evidenziato come molte delle difficoltà applicative dei CAM negli edifici storici non siano strutturali, ma derivino dalla mancanza di modelli operativi condivisi. In presenza di esempi concreti, replicabili e tecnicamente validati, una parte significativa delle criticità tende a ridursi.
In questa prospettiva si inserisce il lavoro congiunto avviato da RSE e MASE, che punta allo sviluppo di strumenti operativi e linee guida capaci di accompagnare le stazioni appaltanti e i progettisti. “L’applicazione dei CAM al patrimonio storico rappresenta una sfida complessa ma necessaria”, ha evidenziato Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE, sottolineando come i primi risultati dimostrino la possibilità di individuare soluzioni replicabili.
CAM edilizia: impatti operativi per stazioni appaltanti e progettisti
Dalla fase sperimentale si sta passando quindi alla messa a sistema, non solo per migliorare le prestazioni ambientali degli edifici pubblici, ma anche per costruire un quadro metodologico stabile, in grado di rendere i CAM uno strumento realmente applicabile anche nei contesti più delicati.
Per le amministrazioni e per gli operatori del settore si tratta di un’evoluzione rilevante. La disponibilità di linee guida operative, basate su casi concreti e validate sul campo, può ridurre l’incertezza progettuale, facilitare le scelte tecniche e rendere più coerente l’intero ciclo dell’appalto, dalla progettazione alla realizzazione.
Un approccio che va oltre l’adeguamento a un obbligo normativo, offrendo la possibilità di orientare in modo strutturale la trasformazione del patrimonio pubblico verso modelli di maggiore qualità ambientale, senza sacrificare il valore storico e identitario degli edifici.
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