PNRR, scadenza del 30 giugno 2026: cresce l’allarme su ritardi e opere incompiute
Dalle Linee guida sulla rendicontazione finale fino alla richiesta di proroga avanzata dagli Architetti, aumenta la preoccupazione per gli interventi ancora in corso che rischiano di non rispettare la scadenza europea prevista per giugno 2026
La fase finale del PNRR sta entrando nel momento più delicato. Dopo mesi caratterizzati da accelerazioni procedurali, continui interventi normativi e richiami al rispetto di milestone e target europei, il tema si sta progressivamente spostando dalla programmazione alla reale capacità di completare gli interventi entro le scadenze fissate dall’Unione europea.
La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 20 aprile 2026 della Legge n. 50/2026, di conversione del decreto-legge n. 19/2026, ha riportato nuovamente al centro del dibattito il termine del 30 giugno 2026 previsto per la conclusione degli interventi PNRR.
Una data che, soprattutto negli ultimi mesi, è diventata il riferimento operativo per stazioni appaltanti, enti attuatori, imprese e professionisti impegnati nella gestione dei cantieri pubblici.
Le linee guida sulla chiusura degli interventi PNRR
Il tema della scadenza del 30 giugno 2026 si intreccia direttamente con le recenti linee guida operative predisposte dalla Struttura di Missione PNRR insieme all’Ispettorato Generale per il PNRR del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dedicate alla conclusione degli interventi e alla rendicontazione finale di target e milestone.
Le indicazioni operative chiariscono infatti che il rispetto della scadenza del 30 giugno 2026 non riguarda soltanto l’ultimazione materiale delle opere ma anche la corretta predisposizione della documentazione necessaria alla rendicontazione finale e al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano.
Nel documento viene precisato che per gli investimenti PNRR con obiettivi finali da conseguire entro il T2/2026, il termine del 30 giugno 2026 deve intendersi come data ultima per il completamento degli interventi e delle attività dei soggetti attuatori, così da consentire alle Amministrazioni titolari di rispettare il successivo termine del 31 agosto 2026 previsto per la finalizzazione della documentazione utile alla rendicontazione.
Le stesse linee guida ricordano inoltre che ogni attività svolta dopo il 31 agosto 2026 non potrà essere valutata dalla Commissione europea ai fini del conseguimento di milestone e target, con il rischio di inammissibilità della spesa e mancato riconoscimento dei risultati raggiunti.
L’allarme lanciato dagli Architetti
Proprio su questo quadro si inserisce la posizione espressa da Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Agrigento, che ha evidenziato le forti criticità operative che starebbero emergendo in molti appalti già avviati.
“Da una ricognizione degli appalti in corso riteniamo che questa scadenza non potrà essere rispettata per una buona parte degli interventi in corso di esecuzione. Il PNRR non può trasformarsi in un generatore di contenziosi ma deve rimanere uno strumento di rilancio socioeconomico dell’intero territorio nazionale”.
Secondo il Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Agrigento, Alfonso Cimino, sarebbero numerosi gli interventi che non riusciranno a rispettare la scadenza del 30 giugno 2026 e proprio per questo sarebbe necessario un intervento immediato delle istituzioni nazionali e regionali.
“Sono molti gli interventi che non potranno rispettare la scadenza del 30 giugno 2026 e, dunque, è necessario che il governo regionale e quello nazionale prendano atto di questa criticità e avviino un monitoraggio sulle opere già appaltate e consegnate agli operatori economici, consentendo la prosecuzione e il completamento degli interventi”.
Il rischio di incompiute e crisi finanziarie
Nel comunicato vengono poi richiamate le conseguenze che potrebbero derivare dal mancato completamento degli interventi entro le scadenze previste dal PNRR.
“Viceversa il rischio è di creare ulteriori incompiute, enti che entreranno in dissesto finanziario, imprese e fornitori che dichiareranno fallimento e professionisti a cui non verranno riconosciuti i propri sforzi e il proprio lavoro”.
Secondo il presidente degli Architetti, le difficoltà operative deriverebbero soprattutto dall’aumento dei costi delle forniture, dal contesto geopolitico internazionale e dalla crescente carenza di manodopera.
“Sappiamo benissimo che le cause sono dettate, oggi più che mai, da un costo elevato delle forniture, dal contesto geopolitico che stiamo vivendo in modo preoccupante e da una mancanza di manodopera divenuta una costante”.
La richiesta di una proroga fino al 2027
Viene quindi avanzata la richiesta di una proroga della scadenza del PNRR fino a giugno 2027, ritenuta necessaria per consentire il completamento degli interventi ancora in corso.
“Una proroga a giugno 2027 consentirebbe appieno il raggiungimento di tutti gli obiettivi del PNRR”.
La richiesta finale è quella di un intervento immediato della politica, evidenziando come il tema riguardi trasversalmente tutto il sistema delle opere finanziate dal Piano.
“Per questo chiediamo un intervento immediato della politica bipartisan poiché il mancato raggiungimento degli obiettivi, con la scadenza del PNRR a giugno 2026, riguarda senza dubbio tutti”.
Il nodo della rendicontazione finale su ReGiS
Il problema, però, non riguarda soltanto la conclusione materiale dei cantieri. Le linee guida operative ricordano infatti che entro il 31 agosto 2026 dovrà essere completata anche tutta la fase di rendicontazione finale, compreso il caricamento della documentazione sulla piattaforma ReGiS. Per la validazione degli interventi, il riferimento principale resta il certificato di ultimazione lavori, mentre per servizi e forniture assumono rilievo il certificato di regolare esecuzione o la verifica di conformità.
Le linee guida precisano inoltre che il certificato di ultimazione lavori e la documentazione utile al raggiungimento di target e milestone devono essere caricati su ReGiS, di norma, entro cinque giorni dalla conclusione dei lavori, mentre la restante documentazione richiesta ai fini dei controlli deve essere caricata entro quindici giorni.
Ed è proprio questo intreccio tra ultimazione dei lavori, certificazioni, caricamento documentale e rendicontazione finale che sta alimentando le maggiori preoccupazioni tra enti attuatori, professionisti e operatori economici, soprattutto per gli interventi che, a poco più di due mesi dalla scadenza europea, risultano ancora lontani dalla conclusione.
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