Piano Casa: ANAC interviene su commissari, deroghe e trasparenza

In audizione, il presidente Giuseppe Busìa ha espresso forti perplessità sul rischio di sovrapposizione dei regimi commissariali e sull’eccesso di deroghe nel Piano Casa, chiedendo di salvaguardare digitalizzazione degli appalti, BIM e tracciabilità delle procedure

di Redazione tecnica - 20/05/2026

Troppi commissari straordinari con regimi differenti, deroghe che rischiano di comprimere controlli e tracciabilità e la necessità di evitare passi indietro sulla digitalizzazione degli appalti.

Sono questi alcuni dei passaggi più significativi dell’audizione del Presidente dell’ANAC, Giuseppe Busìa, davanti all’VIII Commissione Ambiente della Camera nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 2920​di conversione del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66 sul cosiddetto “Piano Casa”.

Un intervento che non si è limitato a valutare il provvedimento nel suo complesso, ma che ha messo in evidenza diversi nodi relativi all’attuazione degli interventi, al coordinamento tra amministrazioni e alla gestione degli appalti pubblici.

Piano Casa e deroghe normative: ANAC avverte sui rischi per controlli e coordinamento

Tra i temi maggiormente evidenziati da Busìa c’è quello della proliferazione delle strutture commissariali. Secondo il Presidente dell’ANAC, “la moltiplicazione dei Commissari crea troppi regimi speciali che si sovrappongono e rischiano di creare incertezze”, sottolineando come questo approccio possa tradursi non in una reale accelerazione delle procedure, ma in nuovi rallentamenti dovuti alla complessità del quadro normativo e ai problemi di coordinamento con gli enti locali.

Il riferimento è a un’impostazione diventata sempre più frequente nella gestione delle opere considerate strategiche o urgenti, con il ricorso a modelli straordinari fondati su poteri commissariali e deroghe procedurali, nel tentativo di velocizzare l’attuazione degli interventi. Tuttavia, secondo ANAC, il rischio è quello di costruire un sistema parallelo composto da discipline differenti, difficili da coordinare tra loro e non sempre coerenti con l’impianto ordinario del Codice dei contratti pubblici.

Il passaggio assume particolare rilievo anche perché il Piano Casa interviene in ambiti quali rigenerazione urbana, recupero del patrimonio ERP e trasformazione di immobili pubblici inutilizzati, che richiedono inevitabilmente un forte raccordo con la pianificazione urbanistica locale e con le competenze comunali e regionali.

Dietro le osservazioni formulate da Busìa c’è quindi il timore che l’eccessiva stratificazione di eccezioni finisca per produrre un quadro normativo più difficile da interpretare e gestire, soprattutto nella fase attuativa. Un problema che non riguarda soltanto i controlli, ma anche la prevedibilità delle procedure, l’uniformità applicativa e la capacità delle amministrazioni di operare all’interno di regole stabili e coerenti.

Appalti digitali e Piano Casa: ANAC chiede di evitare deroghe al d.lgs. n. 36/2023

Particolarmente netta anche la posizione espressa dal Presidente ANAC sul tema della digitalizzazione.

Busìa ha infatti invitato il Parlamento a evitare deroghe all’utilizzo degli strumenti digitali previsti dal nuovo Codice dei contratti pubblici, evidenziando come proprio la digitalizzazione rappresenti oggi uno degli elementi fondamentali per garantire rapidità, trasparenza e controllo delle procedure.

Secondo il Presidente dell’Autorità, “non va derogato all’utilizzo degli appalti digitali, che aiutano a fare prima, meglio e con maggiore trasparenza”. Un passaggio che si inserisce nel più ampio processo di trasformazione digitale introdotto dal d.lgs. n. 36/2023, fondato sulla gestione interamente digitale del ciclo di vita dei contratti pubblici, impostazione che secondo ANAC non dovrebbe subire deroghe neppure nell’ambito del Piano Casa.

BIM e banca dati nazionale: la proposta ANAC per la gestione degli interventi

Nel corso dell’audizione, Busìa ha richiamato anche il tema della progettazione BIM, sostenendo che il ricorso ai modelli digitali dovrebbe essere previsto anche per interventi di importo superiore ai due milioni di euro.

Secondo ANAC, l’utilizzo del BIM permette di migliorare la qualità progettuale, ridurre il rischio di errori e limitare il ricorso a varianti in fase esecutiva. Non solo: il Presidente dell’Autorità ha collegato il BIM alla futura gestione del patrimonio immobiliare pubblico, evidenziando la necessità di raccogliere i progetti all’interno di una banca dati unica nazionale, integrata con la ricognizione degli immobili pubblici.

L’idea è quella di costruire un sistema informativo centralizzato capace di migliorare monitoraggio, programmazione e controllo degli interventi, evitando dispersioni informative e duplicazioni procedurali. Un passaggio perfettamente coerente con l’impostazione del nuovo Codice dei contratti pubblici, che punta sempre più su interoperabilità delle piattaforme, tracciabilità digitale e gestione integrata dei dati.

E trasparenza è la parola chiave che Busìa ha richiamato in tema di contributi e incentivi destinati ai privati nell’ambito del Piano Casa, creando una piattaforma digitale capace di garantire tracciabilità, controlli e gestione efficiente delle risorse.

Piano Casa e decreti attuativi: perché molte misure potrebbero non essere immediate

Un altro elemento che potrebbe influire sull’efficacia del Piano Casa riguarda la futura fase attuativa del decreto.

Diverse disposizioni previste dal provvedimento, infatti, risultano strettamente collegate all’adozione di successivi atti attuativi, alla definizione delle strutture commissariali e al coordinamento con le amministrazioni territoriali. Questo significa che, nonostante l’entrata in vigore del decreto-legge, molte misure potrebbero non produrre effetti immediati.

Da questo punto di vista, le osservazioni formulate da ANAC assumono un significato particolarmente rilevante: a prescindere dalla velocità nell’emanazione delle norme, legata spesso alla decretazione d’urgenza, a fare la differenza dovrà essere poi la capacità di trasformare le semplificazioni previste dal legislatore in procedure realmente operative.

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