Vigilanza ANAC 2026: come cambiano i controlli su appalti, PNRR e fase esecutiva
La Direttiva ANAC 2026 rafforza i controlli su appalti, CAM, PNRR, opere bloccate, proroghe e digitalizzazione delle gare, con una vigilanza sempre più preventiva e specialistica
Controlli preventivi, analisi dei rischi e monitoraggio strutturato dei settori considerati maggiormente esposti a irregolarità.
È questa la linea che emerge dalla Direttiva programmatica di ANAC sull’attività di vigilanza per il 2026, documento con cui l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha definito priorità operative, ambiti di intervento e strumenti attraverso cui eserciterà la propria funzione di garanzia nei prossimi mesi.
Attività di vigilanza ANAC 2026: cambia strategia il sistema dei controlli sugli appalti
La strategia delineata dall’Autorità rafforza il peso della vigilanza d’ufficio, amplia il ricorso agli strumenti digitali e concentra l’attenzione su alcuni punti deboli che ANAC considera ormai ricorrenti nel sistema dei contratti pubblici, dalle proroghe improprie, al frazionamento artificioso degli affidamenti, alle opere bloccate, alle varianti anomale, fino all’utilizzo estensivo delle procedure d’urgenza e alle carenze nella fase esecutiva dei contratti.
Il documento contiene inoltre indicazioni molto significative sul futuro assetto dei controlli nei settori dei CAM, della digitalizzazione degli appalti, del partenariato pubblico-privato, del PNRR e della trasparenza amministrativa, delineando un modello di vigilanza sempre più specialistico e fondato sull’analisi preventiva dei profili di rischio.
Da vigilanza reattiva a controlli preventivi
Uno dei passaggi più importanti della Direttiva riguarda il riequilibrio tra attività istruttoria legata alle segnalazioni esterne e vigilanza avviata direttamente dall’Autorità.
Nell’ambito degli appalti pubblici, infatti, l’attività connessa alle segnalazioni non dovrà assorbire oltre il 50% delle risorse disponibili, mentre la restante quota sarà destinata alle attività di vigilanza individuate autonomamente dagli Uffici competenti.
Si conferma così la volontà di superare un modello prevalentemente “reattivo”, costruendo invece un sistema di controllo maggiormente orientato alla prevenzione delle anomalie e all’individuazione preventiva dei fenomeni considerati più esposti a rischi corruttivi, distorsioni concorrenziali o inefficienze gestionali.
La Direttiva mostra infatti una ANAC sempre più orientata a selezionare preventivamente i comparti ritenuti più delicati, individuando filoni ispettivi specifici sulla base delle principali disfunzioni riscontrate nel tempo e delle anomalie emerse nell’attività di vigilanza svolta negli ultimi anni.
AI, bandi di gara e piattaforme digitali: il nuovo modello di monitoraggio
Particolare rilievo nel nuovo modello di vigilanza assume la digitalizzazione, con la sperimentazione di sistemi strutturati di monitoraggio dei bandi basati anche sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, finalizzati a individuare clausole anticoncorrenziali, requisiti sproporzionati o violazioni particolarmente gravi della normativa di settore.
Parallelamente, verranno rafforzati i controlli sull’effettivo utilizzo delle Piattaforme di approvvigionamento digitale certificate, confermando la centralità del processo di digitalizzazione introdotto dal d.Lgs. n. 36/2023, e attribuendo sempre maggiore rilievo alla qualità e alla completezza dei flussi informativi trasmessi all’Autorità, sempre più essenziali per alimentare le attività di monitoraggio e costruire modelli di vigilanza basati sull’analisi dei dati.
In questa prospettiva, la funzione di controllo diventa sempre più integrata con gli strumenti digitali introdotti dal nuovo Codice dei contratti pubblici e sempre meno legata a verifiche esclusivamente documentali o successive all’emersione delle problematiche.
Opere bloccate, varianti e somma urgenza: i fronti più delicati
Una delle parti più significative della Direttiva riguarda le disfunzioni che ANAC considera oggi maggiormente ricorrenti negli appalti pubblici.
Tra gli aspetti più frequentemente riscontrati vengono richiamati il frazionamento artificioso degli affidamenti, il ricorso improprio alle procedure negoziate senza bando, l’utilizzo reiterato delle proroghe tecniche, le varianti in corso d’opera prive dei necessari presupposti, le sospensioni anomale dei lavori, il ricorso alla somma urgenza in situazioni prevedibili e le carenze nella programmazione degli interventi.
Nel settore dei lavori pubblici, ANAC annuncia un rafforzamento dei controlli sulle opere bloccate o gravemente rallentate, con particolare attenzione agli interventi contro il dissesto idrogeologico, agli impianti per il riciclo dei rifiuti e agli interventi relativi al collettamento e alla depurazione delle acque reflue, settore ancora interessato da procedure di infrazione europee.
Grande attenzione sarà inoltre riservata alle varianti in corso d’opera disciplinate dall’art. 120 del d.Lgs. n. 36/2023 e all’utilizzo delle procedure di somma urgenza previste dall’art. 140 del Codice dei contratti pubblici, rispetto alle quali l’Autorità richiama espressamente il rischio di un utilizzo improprio in situazioni riconducibili a carenze di programmazione manutentiva.
CAM edilizia e infrastrutture: focus sui controlli ambientali
Tra le novità più significative della Direttiva compare l’introduzione di una specifica attività di vigilanza sul rispetto dei Criteri Ambientali Minimi nei settori dell’edilizia e delle infrastrutture stradali.
ANAC evidenzia infatti come, nonostante l’obbligatorietà dei CAM prevista dall’art. 57, comma 2, del D.Lgs. n. 36/2023, continuino a emergere disfunzioni significative sia nella predisposizione degli atti di gara sia nella fase esecutiva degli appalti.
L’attività ispettiva si concentrerà quindi non soltanto sulla conformità di bandi e capitolati ai CAM Edilizia e CAM Strade, ma anche sulla verifica della loro effettiva applicazione durante l’esecuzione dei lavori, nelle attività di cantiere e nella fase di collaudo.
La Direttiva prevede inoltre il coinvolgimento del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza e possibili forme di coordinamento con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, segno di una vigilanza che tende sempre di più a integrarsi con altri soggetti istituzionali e con competenze specialistiche diverse.
Servizi e forniture: proroghe e rinnovi sotto osservazione
Nel settore dei servizi e delle forniture, ANAC individua diversi comparti considerati particolarmente esposti a problematiche, tra cui ristorazione, pulizia e sanificazione, facility management, guardiania, trasporto scolastico, assistenza socio-sanitaria, accoglienza dei migranti e forniture sanitarie.
La Direttiva richiama in particolare il fenomeno delle proroghe improprie, dei rinnovi reiterati e delle procedure negoziate senza bando utilizzate in assenza dei presupposti previsti dalla normativa, evidenziando come le problematiche si verifichino con frequenza soprattutto nel comparto sanitario.
Particolare attenzione sarà inoltre riservata alla fase esecutiva dei contratti, soprattutto nei servizi sanitari e socio-assistenziali, dove la qualità delle prestazioni rese assume un rilievo centrale e dove ANAC evidenzia anomalie ricorrenti nei controlli sull’effettivo rispetto degli standard previsti nei documenti di gara.
PNRR: attenzione ai progetti in ritardo e alla spesa sanitaria
Una parte molto rilevante della Direttiva è dedicata agli interventi finanziati con fondi PNRR. L’Autorità prende infatti atto delle forti asimmetrie attuative emerse nelle Missioni 4, 5 e 6 e annuncia un rafforzamento delle attività ispettive nei comparti che presentano i maggiori ritardi di spesa.
Nel mirino finiscono in particolare gli interventi relativi ad asili nido, edilizia scolastica, mense e tempo pieno, Case della Comunità, Ospedali di Comunità, programmi di rigenerazione urbana e Piani Urbani Integrati.
Molto interessante anche il riferimento espresso al fenomeno del cosiddetto “lock-in contrattuale” nella manutenzione delle apparecchiature elettromedicali, individuato da ANAC come una delle principali distorsioni economiche e concorrenziali nel settore sanitario.
La Direttiva collega inoltre i ritardi attuativi anche alla frammentazione dei soggetti attuatori e al diverso profilo di rischio territoriale, evidenziando in particolare le difficoltà registrate in diverse aree del Mezzogiorno, soprattutto sul fronte della realizzazione delle strutture sanitarie territoriali e degli interventi di edilizia scolastica.
Trasparenza, OIV e whistleblowing: i settori più esposti
Sul fronte dell’anticorruzione e della trasparenza amministrativa, la Direttiva conferma il settore sanitario come uno degli ambiti maggiormente esposti a rischio.
ANAC valorizzerà in particolare gli esiti delle attestazioni degli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV), soprattutto nei casi di persistente inadempimento agli obblighi di pubblicazione, che diventeranno uno degli elementi utilizzati per selezionare gli enti da sottoporre a vigilanza.
Proseguiranno inoltre le attività di controllo sui PIAO e sui PTPCT, le verifiche in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi e la vigilanza sull’applicazione della disciplina whistleblowing prevista dal d.lgs. n. 24/2023.
Anche in questo caso la volontà è quella di concentrare l’attività ispettiva nei comparti in cui ANAC ritiene maggiormente radicate le problematiche organizzative, amministrative e gestionali, rafforzando progressivamente il controllo sulla qualità effettiva dei sistemi di prevenzione della corruzione.
Verso una vigilanza sempre più specialistica e digitale
Nel complesso, la Direttiva ANAC 2026 restituisce l’immagine di una vigilanza sempre più specialistica, integrata e orientata alla prevenzione delle anomalie e al controllo della fase esecutiva.
Il rafforzamento dei controlli d’ufficio, il monitoraggio digitale delle gare, l’utilizzo sperimentale dell’intelligenza artificiale, l’attenzione crescente alla fase esecutiva degli appalti e il coordinamento con Guardia di Finanza e reparti specialistici dell’Arma mostrano infatti una strategia che punta a presidiare in modo molto più strutturato i settori considerati maggiormente esposti a rischi corruttivi, inefficienze attuative e distorsioni concorrenziali.
Più che una semplice programmazione annuale delle attività ispettive, la Direttiva 2026 sembra quindi rappresentare un passo verso un modello di vigilanza fondato sull’analisi preventiva dei rischi, sulla specializzazione dei controlli e sull’utilizzo sempre più intenso degli strumenti digitali introdotti dal nuovo Codice dei contratti pubblici.
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