Superbonus aree terremotate: torna la cessione del credito e lo sconto in fattura
Il Governo proroga sconto in fattura e cessione del credito per la ricostruzione post-sisma. Le implicazioni per conti pubblici, deficit e bonus edilizi.
Inaspettatamente il Governo con il Decreto Legge del 30 giugno 2025, n. 95 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 149 - ha prorogato l’opzione dello sconto in fattura con la cessione del credito per la ricostruzione delle aree dell’Italia centrale distrutte dai terremoti del 2016.
Superbonus e cessione del credito per le aree terremotate
In sostanza il Superbonus al 110% è stato prorogato solo per le spese destinate agli interventi sugli immobili interessati dagli eventi sismici in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dal 24 agosto 2016, con le istanze di concessione dei contributi pubblici presentate dal 30 marzo 2024, e a condizione che il beneficio fiscale sia fruito mediante sconto in fattura e cessione del credito.
In questo contesto, il Fondo – inizialmente previsto per il 2024 al fine di sostenere l’esercizio delle opzioni di cessione del credito e sconto in fattura – viene rimodulato temporalmente, permettendo così di estendere fino al 2026 il termine per il completamento degli interventi edilizi agevolati che usufruiscono di tali meccanismi.
Si tratta di una decisione sorprendente se consideriamo l’avversione del Governo verso i crediti fiscali trasferibili, di cui il superbonus è l’applicazione di maggiore rilevanza. La cessione del credito era stata considerata dal governo in modo estremamente negativo poiché si riteneva che avesse provocato una voragine nei conti pubblici e che permettesse di frodare lo Stato con grande facilità. Per questo la trasferibilità dei crediti fiscali era stata eliminata alla fine di marzo del 2024 con il D.L. n. 39/2024 consentendo solo l’esercizio delle detrazioni fiscali per scontare le tasse anno per anno. Una decisione che favorisce solo chi ha i soldi in tasca da anticipare e la capienza fiscale per sfruttare le detrazioni fiscali e che darà un forte impulso al lavoro nero.
Conti pubblici e truffe
Per quanto riguarda i conti pubblici, i dati sul rapporto debito/Pil, che rappresenta l’indicatore fondamentale della politica economica italiana, dimostrano il contrario.
Se confrontiamo l’andamento del rapporto debito/Pil dal picco della pandemia del 2020 alla fine del 2023, possiamo constatare che in Italia questo rapporto è crollato di circa 20 punti % (dal 154,1% al 134,6%) mentre in un paese simile come la Francia si è ridotto di soli 4 punti. Ciò è stato possibile grazie all’espansione formidabile degli investimenti nell’edilizia che hanno trainato anche le filiere industriali ad essa associate, determinando una crescita del Pil ben maggiore rispetto agli altri paesi europei. Questa crescita ha spinto al ribasso il rapporto debito/Pil in modo che non si era mai visto dal dopoguerra ad oggi.
I risultati avrebbero potuto essere migliori se non fossero stati commessi molti errori nella gestione dei crediti fiscali trasferibili a partire da infinite modifiche normative che hanno creato un clima di confusione e di incertezza tra gli operatori economici. A ciò si sono aggiunti limiti alle cessioni introdotti dal governo Draghi dal gennaio 2022 che hanno creato grandi difficoltà nello scambio e nella monetizzazione dei crediti riducendo l’afflusso di euro nell’economia e depotenziando l’effetto moltiplicatore.
Per quanto riguarda le truffe, si è trattato di un fenomeno molto grave che poteva essere contrastato innanzitutto attribuendo all’Agenzia delle Entrate maggiori poteri di controllo prima dell’assegnazione dei crediti fiscali. Per esempio, potevano essere fatti sopralluoghi nei cantieri più grandi per verificare se i lavori erano stati effettivamente organizzati ed erano partiti e si poteva istituire un albo delle imprese edilizie per verificarne l’affidabilità. Dobbiamo tener presente che la truffa si realizza al momento dell’assegnazione dei crediti fiscali a fronte di documenti falsi che attestano lavori inesistenti e in certi casi addirittura immobili inesistenti.
Classificazione dei crediti fiscali per le aree terremotate
Ora è molto importante chiarire se i crediti fiscali per il superbonus delle aree terremotate sono pagabili o non pagabili.
Il governo aveva stabilito che se un credito fiscale può circolare “aumenta la probabilità che sia sfruttato integralmente” (non vada perso) e quindi deve essere classificato come pagabile. Un credito fiscale pagabile deve essere conteggiato nel deficit per l’intero importo all’emissione: per questo motivo i crediti fiscali emessi nel 2023 per il superbonus (circa 80 miliardi di euro) sono stati scaricati nel deficit di quell’anno portandolo al 7,2% e facendo scattare una procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Si tratta di una decisione completamente sbagliata perché secondo il Sistema Europeo di Contabilità (SEC) un credito fiscale è pagabile se esiste il diritto al rimborso cash e non se può circolare e non venga perso.
Dunque bisogna capire se i crediti fiscali del superbonus per le aree terremotate diano il diritto al rimborso cash oppure no. Nel primo caso il beneficiario deve ottenere dallo Stato un rimborso in euro per la parte che non viene portata in compensazione, nel secondo caso no.
Questo problema deve essere risolto anche per i crediti fiscali emessi negli anni 2021/22/23 per il superbonus e il bonus facciate. Poiché tali crediti sono stati classificati come pagabili, il beneficiario che non li ha sfruttati tutti per scontare le tasse ha diritto al rimborso cash per la quota non compensata. Così è stabilito nel SEC2010 che rappresenta il regolamento di riferimento per la contabilità dei paesi dell’eurozona.
Conclusioni
La decisione di prorogare lo sconto in fattura con la cessione del credito evidentemente dimostra che questo strumento non è affatto catastrofico per i conti pubblici poiché il governo avrebbe potuto ricorrere ad altre modalità di finanziamento più efficienti e sicure.
Se questo non è successo è perché i crediti fiscali trasferibili rappresentano uno strumento molto potente che consente allo Stato di finanziare l’economia evitando di anticipare euro (che non ha) e permette di mettere in moto una consistente attività economica che fa crescere investimenti, occupazione e gettito fiscale.
E si conferma che i crediti fiscali trasferibili sono pienamente legittimi all’interno dell’eurozona e potrebbero essere estesi per finanziare la ricostruzione delle aree alluvionate e delle periferie che cascano a pezzi. Inoltre si potrebbero rendere trasferibili gli incentivi fiscali per finanziare gli investimenti industriali e per l’acquisto di beni ad elevata efficienza energetica e a basso impatto ambientale.
L’obiettivo è quello di rilanciare la domanda e la produzione interna immettendo nuovo potere d’acquisto che possiamo gestire in modo autonomo evitando di chiedere soldi in prestito sui mercati finanziari.
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