Giudizio di equivalenza tra CCNL: il TAR chiarisce i limiti per le stazioni appaltanti

La libertà di scegliere un diverso contratto collettivo incontra un confine preciso: le tutele dei lavoratori non possono mai diventare una variabile di concorrenza.

di Redazione tecnica - 12/11/2025

Può un’impresa scegliere un contratto collettivo diverso da quello indicato nel bando di gara? E fino a che punto la stazione appaltante può accettare questa scelta senza compromettere la tutela dei lavoratori? Come funziona, in concreto, il principio di equivalenza previsto dall’art. 11, comma 4, del D.Lgs. n. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici)?

Giudizio di equivalenza tra CCNL: la sentenza del TAR Campania

Sono le domande al centro della sentenza n. 7073 del 30 ottobre 2025, con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania torna su un tema tanto delicato quanto attuale: l’applicazione del contratto collettivo negli appalti pubblici e il corretto utilizzo del giudizio di equivalenza. Una questione che, nonostante le modifiche introdotte dal correttivo (il D.Lgs. n. 209/2024) al Codice dei contratti, continuerà a porre non pochi problemi interpretativi e a richiedere l’intervento della giustizia amministrativa.

Nel caso di specie, tutto nasce da una gara per un servizio di manutenzione in cui una società, arrivata seconda in graduatoria, contesta l’aggiudicazione alla concorrente che aveva applicato un contratto collettivo diverso da quello indicato nella lex specialis.

In particolare, il bando richiedeva il CCNL Metalmeccanici Industria, ma l’impresa aggiudicataria aveva dichiarato di applicare il CCNL Pulizie Multiservizi, sostenendo che garantisse tutele equivalenti. La stazione appaltante – dopo aver richiesto chiarimenti e analizzato la documentazione – aveva ritenuto le due discipline sostanzialmente assimilabili, confermando l’aggiudicazione.

La società ricorrente, invece, riteneva che la scelta del diverso contratto avesse comportato un abbattimento del costo del lavoro di circa il 40%, violando così i principi di tutela economica e parità di trattamento previsti dal Codice dei contratti pubblici.

Per comprendere la decisione dei giudici di primo grado, come sempre, analizziamo la normativa di riferimento.

© Riproduzione riservata