Il tetto del 30% e le scuole senza verifica sismica, l'edilizia scolastica fuori dall'agenda

Il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi occupa il dibattito politico, mentre il tetto delle classi resta fuori dall'agenda. Il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente documenta scuole non ancora sottoposte a verifica sismica, una manutenzione che al Sud, negli ultimi cinque anni, ha speso meno di un quarto di quanto stanziato e cantieri PNRR per nuove scuole e nidi ancora in larga parte aperti. Comuni, classifiche e ritardi di un sistema che continua a rinviare invece di programmare.

di Gianluca Oreto - 24/09/2026

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Mentre il Governo annuncia un decreto per fissare un tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi, un altro tetto, quello che sta materialmente sopra le classi e sopra la testa dei nostri figli, continua a non conquistare la stessa attenzione, e lo dico con una certa amarezza perché i numeri per portarlo in cima all'agenda politica ci sarebbero tutti.

Il Paese sa con precisione quanti sono gli studenti senza cittadinanza italiana, circa 930 mila, ma non sa ancora come si comporterebbe in caso di terremoto più della metà delle scuole dei Comuni capoluogo, visto che il 57,2% degli edifici scolastici non è stato ancora sottoposto a verifica di vulnerabilità sismica. Meno della metà ha il collaudo statico, quasi una scuola su tre ha bisogno di lavori urgenti e nelle zone sismiche 1 e 2 circa otto edifici su dieci non risultano né progettati né adeguati alla normativa antisismica. A metterlo nero su bianco è il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente, arrivato proprio mentre si chiude la stagione del PNRR, che per le scuole ha mobilitato 14,18 miliardi di euro e che a giugno 2026 aveva portato a conclusione appena l'1,9% dei 206 interventi per la costruzione di nuovi edifici scolastici.

Prima di entrare nei numeri vale la pena dire da dove arrivano. Il rapporto ha analizzato i dati 2025 di 96 Comuni capoluogo, 7.188 edifici e 1.272.742 studenti tra infanzia, primaria e secondaria di primo grado. I dati sugli edifici non sono stime costruite dall'esterno, sono le informazioni che le stesse amministrazioni hanno comunicato sulle proprie scuole, e già questo dovrebbe far riflettere. Così come dovrebbe far riflettere che tra i Comuni che li hanno forniti in forma incompleta ci siano Roma, cioè la Capitale, e L'Aquila, la città che più di ogni altra conosce il prezzo di un patrimonio pubblico fragile.

Una scuola su due senza collaudo statico, e le Isole ancora più indietro

Il primo indicatore riguarda i documenti che attestano la sicurezza di un edificio, cioè quelle carte che qualsiasi tecnico chiede prima di mettere piede in un immobile e che per una scuola dovrebbero essere scontate. Il certificato di agibilità è presente nel 53,5% dei casi, quello di prevenzione incendi nel 56,0% e il collaudo statico nel 47,7%, il che vuol dire che per più della metà del patrimonio monitorato manca l'atto che certifica la sicurezza della struttura. La media nazionale nasconde poi divari pesanti, perché l'agibilità raggiunge il 71,9% al Nord ma scende al 31,6% al Sud e al 25,5% nelle Isole, dove anche l'accessibilità si ferma al 43,6%, circa la metà della media nazionale.

Che il pieno rispetto delle regole sia possibile lo dimostrano Aosta, Cesena, Piacenza e Trento, che dichiarano il 100% degli edifici con agibilità, collaudo statico, prevenzione incendi e accorgimenti per l'accessibilità. Sono quattro Comuni su 96, tutti al Nord, e il fatto che siano così pochi dice più di qualsiasi commento.

Terremoto e scuole, una verifica che attendiamo dal 2003

Sul fronte sismico il ragionamento cambia di scala, perché qui non parliamo di documenti mancanti ma di edifici di cui non si conosce il comportamento strutturale. L'obbligo di verificare la vulnerabilità sismica delle scuole nelle aree a rischio risale all'O.P.C.M. n. 3274/2003, eppure a più di vent'anni di distanza oltre la metà degli edifici non è stata ancora verificata. Nelle Isole la quota arriva al 76,8%, ma il dato smentisce anche la geografia abituale dei ritardi, perché al Nord gli edifici senza verifica sono il 64,9%, più che al Sud (42,8%) e al Centro (33,7%). Solo il 17,3% delle amministrazioni ha completato le verifiche su tutte le proprie scuole, e nelle Isole nessuna.

Il quadro diventa ancora più preoccupante se si guarda agli edifici esposti alla maggiore pericolosità. In zona sismica 1 si trovano 401 scuole e solo 30 risultano progettate o adeguate alla normativa antisismica, appena il 7,5%, mentre in zona 2 sono 458 su 2.096, e nelle Isole, su 450 edifici in zona 2, non ce n'è neppure uno adeguato. Tra le città in zona 1, soltanto Benevento, Cosenza e Vibo Valentia hanno realizzato interventi di adeguamento nelle scuole negli ultimi cinque anni, e nel complesso gli interventi di adeguamento hanno interessato il 4% degli edifici monitorati.

I Comuni che dichiarano di aver completato la verifica di vulnerabilità su tutti gli edifici sono Ancona, Avellino, Benevento, Bologna, Bolzano, Brescia, Cesena, Fermo, Firenze, Forlì, Gorizia, Pescara, Piacenza e Ravenna. Tre di loro, Forlì, Piacenza e Ravenna, compaiono però anche tra le città che negli ultimi cinque anni non hanno effettuato alcuna indagine diagnostica sui solai, insieme a Catania, Lecce, Padova, Palermo, Prato, Ragusa, Reggio Calabria e Treviso. Da ingegnere so bene che verifica di vulnerabilità e indagine sui solai sono accertamenti distinti, ma l'incrocio dei due elenchi dice molto su quanto la conoscenza dello stato reale delle strutture resti parziale anche dove i numeri sembrano rassicuranti. A livello nazionale le indagini sui solai hanno riguardato il 26,1% degli edifici e gli interventi di messa in sicurezza l'11,1%, e solo Benevento, Pavia e Vercelli hanno indagato tutti i solai delle proprie scuole.

C'è poi la questione delle proroghe, che nel settore sono diventate quasi una consuetudine amministrativa. Per gli interventi finanziati con il D.M. 11 dicembre 2024, n. 254, gli enti avrebbero dovuto arrivare all'aggiudicazione definitiva entro il 13 luglio 2025, termine che una prima proroga con il D.M. 3 luglio 2025, n. 130 ha spostato al 13 luglio 2026 e che il nuovo D.M. 7 luglio 2026, n. 135 ha ulteriormente allungato fino al 13 ottobre 2026. In gioco ci sono 61 milioni di euro ripartiti tra le Regioni per l'adeguamento sismico delle scuole, e dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta, nel gennaio 2025, sono passati ventuno mesi per arrivare non alla fine dei lavori ma all'aggiudicazione, cioè al momento in cui il cantiere dovrebbe appena cominciare.

Manutenzione: Bolzano spende 150 volte il Sud, che in cinque anni ha speso meno di un quarto di quanto stanziato

La manutenzione è il terreno in cui la frattura territoriale si misura in euro, e i numeri sono difficili da digerire. Gli edifici che necessitano di interventi urgenti sono il 31,7% a livello nazionale, il 45,2% al Sud e il 54,2% nelle Isole, e a Belluno, Latina, Nuoro e Vicenza lo sono tutti. La spesa per manutenzione straordinaria è di 54.709 euro per edificio al Nord e di 4.527 euro al Sud, mentre Bolzano, in testa alla classifica, raggiunge 699.732 euro per edificio, circa 150 volte la media del Sud, seguita da Vercelli, Asti, Torino e Cremona, tutte intorno o sopra i 100 mila euro.

Fermarsi alla disparità di risorse, però, sarebbe una lettura comoda e incompleta. Il dato che trovo più scomodo riguarda la capacità di spendere quanto si è stanziato, perché nella media annua dell'ultimo quinquennio i Comuni del Sud hanno messo a bilancio 24.586 euro per edificio e ne hanno spesi 5.658, meno di un quarto, mentre il Centro si ferma al 38% e il Nord arriva al 66%. Significa che il problema non è soltanto quanto denaro arriva, ma quanto se ne riesce a trasformare in progetti, gare e cantieri, e a mio avviso è su questa filiera, che passa dagli uffici tecnici, dai RUP e dalla progettazione, che bisognerebbe concentrare l'attenzione. La tendenza, del resto, non lascia spazio all'ottimismo, perché nei Comuni presenti in entrambe le rilevazioni la quota di edifici con manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni è scesa dal 60,7% del 2021 al 54,7% del 2025, mentre quella degli edifici con urgenze è salita dal 29,2% al 32,1%, proprio negli anni del PNRR.

Aule roventi e condizionatori assegnati a sportello

Il capitolo energetico racconta un patrimonio vecchio e poco conosciuto. Solo il 36,3% delle scuole possiede un attestato di prestazione energetica e, tra quelle certificate, il 67,5% è in classe E, F o G, con la sola classe G al 36,6%, che sale al 59,1% al Sud e all'83,3% nelle Isole. Gli interventi di efficientamento degli ultimi cinque anni hanno interessato il 19,4% degli edifici, anche se l'85,4% delle amministrazioni dichiara di averne realizzati, e per la prima volta il rapporto ha misurato anche il raffrescamento, presente in 598 edifici su 3.809 nei 52 Comuni che hanno fornito dati completi, circa il 16%.

La risposta del Ministero è arrivata a ridosso della riapertura, con l'Avviso n. 63557 del 4 settembre 2026 che ha messo a disposizione delle scuole statali 20 milioni di euro, previsti dal D.M. 2 settembre 2026, n. 179, per acquistare e installare dispositivi di raffrescamento, assegnati con procedura a sportello in base all'ordine di arrivo delle domande. Legambiente la definisce una risposta emergenziale, e fatico a darle torto, perché in un patrimonio in cui due edifici certificati su tre sono energivori il comfort estivo non si risolve con un apparecchio appeso alla parete ma lavorando su involucro, schermature e ventilazione.

PNRR, i cantieri ancora aperti proprio dove servivano di più

Le cinque misure PNRR per l'edilizia scolastica hanno finanziato 9.526 progetti con 11,65 miliardi di fondi del Piano, e i dati Italia Domani di giugno 2026 elaborati da Legambiente mostrano che la misura più simbolica è anche la più indietro. Sulle nuove scuole il 37,9% degli interventi era in collaudo e il 58,7% ancora in esecuzione dei lavori, con il Centro al 76,2% di cantieri aperti, mentre le scuole costruite negli ultimi cinque anni rappresentano oggi l'1,3% del patrimonio monitorato. Sui nidi, su 3.841 progetti, risultava concluso il 18,1%, e al Sud, che ha ricevuto la quota più alta di risorse, gli interventi conclusi erano l'11,3% e quelli ancora in cantiere il 53,4%.

Anche il tanto citato riequilibrio territoriale merita una lettura meno superficiale. Il Mezzogiorno ha ottenuto più progetti, ma di importo inferiore, tanto che una nuova scuola costa in media 8,2 milioni di euro al Nord e 4,8 milioni nelle Isole, con la Lombardia a 10,8 milioni per intervento e la Calabria a 3,3 milioni. Nella misura principale, messa in sicurezza e riqualificazione, Sud e Isole ricevono quasi il 39% dei fondi PNRR, una quota che il rapporto ritiene coerente con la cosiddetta clausola del 40%, prevista dall'art. 2, comma 6-bis, del D.L. n. 77/2021 e riferita al complesso delle risorse territorializzabili.

Mense e tempo pieno, un diritto allo studio che dipende dalla Regione in cui si nasce

Il divario si allarga ulteriormente quando dagli edifici si passa ai servizi. Nelle Isole la mensa è presente nel 26,8% delle scuole, le classi a tempo pieno sono il 10,8% e nessun Comune finanzia il servizio di pre e post scuola, mentre al Nord la mensa arriva all'88,9%, e Legambiente stima che alla fine della primaria uno studente delle Isole abbia ricevuto oltre 2.000 ore di formazione in meno. Sui progetti educativi Reggio Emilia investe 134,06 euro per studente, seguita da Torino e Bergamo, mentre la media del Sud si ferma a 2,02 euro.

Un sistema che rinvia invece di programmare

Sarebbe ingeneroso dire che negli ultimi anni non si è mosso nulla. Nei Comuni presenti in entrambe le rilevazioni il collaudo statico è passato dal 46,3% al 55,5% e l'agibilità dal 51,5% al 59,0%, con crescite superiori ai 14 punti nelle Isole, e questo è un risultato che va riconosciuto. Nello stesso periodo, però, l'adeguamento sismico è salito appena dal 3,0% al 4,1%, le urgenze manutentive sono aumentate e le scadenze sono state affrontate a colpi di proroghe. Il punto, alla fine, è tutto qui, perché finiti i fondi straordinari il sistema non dispone ancora di risorse ordinarie stabili per la manutenzione né di un'Anagrafe dell'edilizia scolastica pubblica e consultabile, strumento previsto dalla Legge n. 23/1996 che Legambiente chiede di trasformare in una piattaforma di trasparenza. Senza queste condizioni la chiusura del PNRR rischia di consegnarci un patrimonio scolastico migliorato in alcuni punti ma ancora fragile nel suo insieme, e di lasciarci a discutere di quanti studenti debbano stare in una classe senza sapere se quella classe è sicura.

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