Parla apertamente di interventi penalizzanti per le imprese Confindustria, chiedendo una correzione immediata già in sede di conversione in riferimento alle misure previste dal c.d. "decreto fiscale 2026" (D.L. n. 38/2026) per Transizione 5.0.
Al centro delle critiche non c’è solo il taglio del credito d’imposta per investimenti già avviati e l’assenza di coperture per le cosiddette imprese “esodate”, ma anche la scelta di ridurre il perimetro degli investimenti agevolabili escludendo proprio una parte rilevante degli interventi in energie rinnovabili.
Una decisione che incide direttamente su programmi già impostati e che colpisce in particolare gli investimenti in fotovoltaico ad alta efficienza, su cui molte imprese avevano orientato le proprie strategie industriali facendo affidamento sulle regole vigenti.
Transizione 5.0, meno risorse e imprese escluse dal piano
Sul primo fronte, quello delle risorse mancanti, il presidente Emanuele Orsini richiama all’impegno assunto nei mesi scorsi quando era stato assicurato che le imprese con progetti coerenti avrebbero potuto accedere alle agevolazioni fino alla chiusura del piano, fissata al 31 dicembre 2025. Oggi, invece, quelle stesse imprese rischiano di restare fuori, senza coperture dedicate, in un quadro che di fatto riduce le risorse disponibili rispetto a quanto già programmato.
“Apprendiamo con forte preoccupazione la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato”, ha sottolineato Orsini. “Chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti”.
Il presidente di Confindustria fa appello alla credibilità degli impegni pubblici, sottolineando come sia indispensabile confermare quanto condiviso lo scorso 27 novembre e chiudendo con un richiamo diretto al rapporto tra istituzioni e imprese: “La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno”.
Taglio al credito 5.0 e frenata sul fotovoltaico
Il decreto introduce anche una modifica che ha un impatto immediato sugli investimenti già programmati: il credito d’imposta 5.0 per le prenotazioni effettuate tra il 7 e il 27 novembre 2025 subisce una riduzione significativa, pari al 65%, con una contrazione netta dell’incentivo atteso dalle imprese.
Ma il punto non si ferma qui. Vengono infatti esclusi dal perimetro agevolabile anche gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, inclusi gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza iscritti nei registri ENEA. Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante perché colpisce interventi già avviati e orientati proprio agli obiettivi di efficientamento energetico, su cui molte imprese avevano impostato le proprie scelte industriali.
A evidenziare la portata della misura è il vicepresidente per le Politiche industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, sottolineando come il decreto fiscale pubblicato in Gazzetta Ufficiale introduca disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025.
È questo il passaggio che apre anche un profilo più delicato sotto il piano giuridico. “Una simile decisione - che ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento - penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025”, osserva ancora Nocivelli, ribadendo come la misura incida non solo sugli equilibri finanziari delle aziende ma anche sulla stabilità complessiva del quadro normativo.
Nodo fiducia: regole che cambiano e investimenti a rischio
Da qui la richiesta di un intervento rapido già nel passaggio parlamentare del provvedimento, “ripristinando gli impegni presi col tessuto produttivo al più presto, e comunque non oltre la conversione del decreto”, conclude Nocivelli, aggiungendo un passaggio che chiarisce la priorità per le imprese: prima di destinare nuove risorse ad altri strumenti, occorre chiudere il capitolo aperto con gli esodati del piano 5.0.
Sul fondo resta un messaggio che va oltre il singolo decreto: più che nuove misure, il sistema produttivo chiede continuità e coerenza nelle regole. Anche perché il ridimensionamento delle risorse e il taglio degli investimenti legati alle rinnovabili rischiano di rallentare proprio quei percorsi di transizione che il piano 5.0 avrebbe dovuto sostenere. E senza un quadro stabile, il rapporto fiduciario tra imprese e istituzioni diventa inevitabilmente più fragile.