Abusi edilizi e opere precarie: il Consiglio di Stato chiarisce quando scatta la “nuova costruzione”

La sentenza n. 5831/2025 definisce i criteri per valutare manufatti leggeri, depositi e opere apparentemente precarie, concentrandosi sulla trasformazione stabile del suolo e sulla lettura unitaria degli interventi

di Redazione tecnica - 28/11/2025

Nelle controversie sugli abusi edilizi, la qualificazione delle opere rappresenta di frequente terreno di scontro. È qui che, molto spesso, si decide l’esito dell’intero procedimento repressivo: capire se una struttura può essere considerata “precaria”, se è funzionale a un uso temporaneo o se, al contrario, integra una trasformazione edilizia stabile che richiede un titolo abilitativo.

La sentenza del Consiglio di Stato del 7 luglio 2025, n. 5831, riposiziona con chiarezza il baricentro del ragionamento: non conta la forma apparente del manufatto, ma la sua effettiva idoneità a trasformare il suolo in modo stabile e durevole.

Opere "precarie": perché possono configurare nuove costruzioni

Il caso riguarda l’impugnazione di un’ordinanza di demolizione di una pluralità di opere, comprendenti manufatti in muratura, strutture leggere, container, tettoie e capanni di dimensioni consistenti utilizzati come depositi di merce.

Gli eredi del proprietario contestavano la legittimità dell’atto, sostenendo che molte opere fossero precarie, amovibili o comunque non qualificabili come “nuove costruzioni”.

Il TAR aveva respinto il ricorso, valutando l’insieme degli abusi riscontrati, ritenuti complessivamente idonei a determinare una trasformazione urbanistico-edilizia dei luoghi che avrebbe necessitato il previo rilascio di idoneo titolo edilizio.

L’atto adottato non avrebbe potuto avere contenuto diverso, atteso che, ai sensi dell’art. 3, lett. e.7), del d.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia) anche i depositi di merce che comportano una trasformazione permanente del suolo inedificato costituiscono interventi di nuova costruzione.

Una tesi confermata dal Consiglio di Stato, sulla base delle coordinate normative che Palazzo Spada ha richiamato nella sentenza.

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