Avvalimento e sicurezza sul lavoro: la lezione di Machiavelli per gli appalti moderni

Le nozioni di virtù, ordine, concorrenza tra le componenti sociali e buon governo offrono chiavi interpretative estremamente efficaci, applicabili all'attuale sistema di partecipazione degli operatori alle gare pubbliche

di Francesca Levato - 01/12/2025

L’istituto dell’avvalimento è pensato per facilitare la partecipazione alle gare, consentendo agli operatori economici che non possiedono determinati requisiti di usufruire delle capacità di altri soggetti.

La normativa vigente è contenuta nell’art. 104 del D.lgs. 36/2023, che richiede la specificazione chiara e precisa delle risorse e dei requisiti destinati all’avvalimento. La norma regola il contratto di avvalimento, richiedendo la forma scritta ad substantiam, la precisa indicazione delle risorse fornite, l’obbligo di effettiva messa a disposizione di dotazioni tecniche, risorse umane e strumenti, nonché l’opzione di avvalimento premiale.

Avvalimento e favor partecipationis: i principi di Machiavelli applicati ai contratti pubblici

Il favor partecipationis è uno dei principi cardine che guidano l’intero sistema delle gare pubbliche, soprattutto nel diritto europeo e nazionale. Si tratta di un principio secondo cui le norme e gli atti di gara devono essere interpretati, strutturati e applicati in modo da favorire la più ampia partecipazione possibile degli operatori economici. L’ esigenza è quella di garantire concorrenza effettiva, apertura del mercato e selezione della migliore offerta per la pubblica amministrazione.

Il favor participationis non deve mai violare principi fondamentali quali par condicio, trasparenza e legalità, e deve essere applicato esclusivamente per rimediare a carenze rilevanti nell’offerta o nella domanda di partecipazione, evitando così che diventi un meccanismo di “salvataggio” generico per l’operatore negligente; in altre parole, promuovere la partecipazione significa attenuare la rigidità delle regole. Tuttavia, ciò non implica consentire la partecipazione a chiunque, ma solo a chi dimostra effettivamente le competenze richieste.

Risulta piuttosto agevole comprendere questo favore attraverso la prospettiva machiavelliana, e tale lettura si rivela sorprendentemente congruente.

Pur non occupandosi specificamente di contratti pubblici, le nozioni di VIRTÙ, ORDINE, CONCORRENZA tra le componenti sociali e BUON GOVERNO proposte da Machiavelli offrono chiavi interpretative estremamente efficaci.

Questi principi evidenziano come la potenza dello Stato scaturisca dalla trasparenza e dal confronto, non dall’isolamento. Come il Segretario fiorentino afferma nei suoi “Discorsi”, la competizione tra interessi divergenti produce decisioni più efficaci, così negli appalti la massima partecipazione assicura concorrenza, efficienza e buon governo.

L’amministrazione virtuosa non teme la pluralità, ma la utilizza per ottenere risultati migliori, evitando rigidità e barriere inutili: è la stessa logica machiavellica della virtù che sa governare la fortuna attraverso regole aperte e proporzionate.

Il potere della PA deriva dalla trasparenza e dalla competizione regolamentata, e perciò l’avvalimento si configura come lo strumento che incarna questa filosofia, consentendo agli operatori di incrementare le proprie competenze sfruttando le qualità altrui, al fine di competere realmente; estende effettivamente il numero dei partecipanti, dando modo agli operatori meno strutturati di accedere alla competizione.

In questo modo, l’avvalimento concretizza ciò che Machiavelli attribuiva ai governi saggi: non limitare, ma indirizzare le forze disponibili per raggiungere il miglior risultato possibile per lo Stato.

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