Quarto condono edilizio, il vero problema è un altro (e non lo stiamo affrontando)
I vecchi condoni non sono chiusi, gli uffici tecnici sono al collasso e il Testo Unico Edilizia attende una riforma scritta da chi le norme le applica ogni giorno. Il resto è rumore.
Con una quantità non ben identificata di istanze ancora pendenti relative ai primi tre condoni edilizi (1985, 1994 e 2003), tralasciando per un attimo il giudizio di merito – sul quale è fisiologico che ci siano posizioni favorevoli e contrarie – ha davvero senso tornare a parlare di un nuovo condono edilizio? La pubblica amministrazione, già in difficoltà nel chiudere le pratiche arretrate, riuscirà davvero a gestire un ulteriore flusso massiccio di domande? E, soprattutto, qualcuno può seriamente pensare che tutto questo possa aiutare il sistema edilizio italiano?
Nuovo condono edilizio in legge di Bilancio?
Alla vigilia di un disegno di legge che dovrebbe delegare il Governo a riformare il quadro normativo edilizio, si torna a parlare di un nuovo condono edilizio, il quarto dopo le esperienze del 1985, 1994 e 2003. Esperienze che, giurisprudenza alla mano, non possono dirsi affatto concluse in considerazione della quantità di pendenze che spesso incartano privati e pubbliche amministrazioni.
In questo contesto (forse sconosciuto a molti), è arrivata la proposta di emendamento al disegno di legge di Bilancio per il 2026 che ipotizza un “quarto condono edilizio” e riapre, a distanza di oltre vent’anni, l’ultima sanatoria straordinaria modellata del 2003. L’idea è semplice: riproporre, alle stesse condizioni, una nuova finestra per regolarizzare abusi edilizi in presenza di determinati requisiti urbanistici e in assenza di specifici vincoli.
La giustificazione politica è altrettanto nota: sanare situazioni rimaste sospese, soprattutto in quelle realtà territoriali in cui l’applicazione del terzo condono è stata di fatto bloccata o fortemente limitata, producendo migliaia di pratiche ancora pendenti e un contenzioso che non accenna a esaurirsi.
Il punto è che, a vent’anni di distanza, non abbiamo ancora chiuso il capitolo dei tre condoni precedenti e, nonostante questo, si pensa di riaprirne un quarto. Il tutto in un sistema amministrativo che fatica a rispettare i termini di conclusione dei procedimenti fissati dalla stessa legge sul procedimento amministrativo (Legge n. 241/1990), che chiede alla PA efficienza, economicità ed efficacia nell’azione amministrativa.
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