Sconto in fattura e cessione del credito: il Senato chiede chiarezza sugli errori formali

Il Senato sollecita il Governo a definire per legge quando un errore materiale non invalida la comunicazione dell’opzione.

di Gianluca Oreto - 12/12/2025

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La stagione delle opzioni alternative alla detrazione fiscale non si è chiusa con la loro abrogazione. Al contrario, quella lunga fase emergenziale ha lasciato in eredità un sistema complesso, fatto di rapporti giuridici stratificati, comunicazioni telematiche, controlli successivi e verifiche che continuano ancora oggi a produrre effetti, difficoltà operative e – nei casi peggiori – vero e proprio contenzioso.

Opzioni alternative: una storia nata male e finita peggio

Prima di entrare nel merito della questione degli errori formali, vale la pena ribadire un punto spesso trascurato nel dibattito pubblico: quando si parla dei problemi generati dal Superbonus occorre distinguere la detrazione (art. 119, D.L. 34/2020) dalla sua fruizione attraverso le opzioni alternative (art. 121, D.L. 34/2020). Due strumenti pensati in fretta, in un momento straordinario come quello della pandemia, e introdotti in un contesto in cui mancavano sia un quadro di controllo adeguato sia infrastrutture digitali realmente efficienti.

Non si tratta di essere “favorevoli” o “contrari”. Chi scrive ha sempre cercato di osservare strumenti e norme per quello che sono. Del Superbonus ho più volte evidenziato due criticità strutturali: l’assenza di una programmazione temporale coerente e la netta separazione tra la componente energetica e quella sismica, che ha condotto a riqualificare dal punto di vista energetico edifici che avrebbero richiesto prioritariamente interventi strutturali.

Delle opzioni alternative, invece, i problemi principali sono stati almeno due:

  • l’assenza, nella fase iniziale, di controlli preventivi adeguati;
  • la totale mancanza di piattaforme digitali in grado di monitorare correttamente crediti generati e crediti ceduti.

Una combinazione che ha spalancato la strada a problematiche di varia natura, fenomeni fraudolenti e a un contenzioso che solo ora si sta riuscendo a ricostruire con un minimo di razionalità.

Senza certezza sul credito originario – e quindi sui lavori effettivamente realizzati – la cessione non potrà mai funzionare. E la storia successiva lo ha dimostrato in modo evidente. Dal gennaio 2022, con le prime modifiche del Governo Draghi, il sistema è stato oggetto di interventi continui, spesso frammentari, mentre la politica rincorreva proroghe che non affrontavano il vero problema: la crescente fragilità della macchina delle opzioni.

Il risultato è noto: blocco degli acquisti, operazioni usurarie, frodi, imprese fallite e contribuenti rimasti nel limbo.

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